Da Anac un allarme sulla corruzione: insidiosa e sfuggente, lambisce le istituzioni più alte
- 22 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il mercato degli appalti pubblici ha raggiunto un nuovo massimo storico: nel 2025 il valore complessivo degli appalti di importo pari o superiore a 40.000 euro è stato stimato attorno ai 309,7 miliardi di euro, con circa 20,8 miliardi finanziati tramite le risorse del PNRR.
Il dato rappresenta un’espansione significativa rispetto al passato recente, con un incremento importante rispetto al 2021 e un’accelerazione rispetto al 2024. All’interno di questo quadro, però, si osservano dinamiche eterogenee a seconda dei settori e delle modalità di affidamento.
Il mercato degli appalti 2025
Secondo la relazione presentata dall’Autorità alla Camera, in un evento a cui era presente il Capo dello Stato Sergio Mattarella, la crescita complessiva è stata sostenuta soprattutto dai settori delle forniture e dei servizi, mentre il comparto dei lavori mostra ancora segnali di contrazione rispetto agli anni immediatamente precedenti.
Nel dettaglio, i lavori si sono attestati sui 54,3 miliardi di euro, registrando una flessione rispetto al periodo 2024, mentre i servizi sono arrivati a circa 110 miliardi (+15,9% anno su anno) e le forniture a 145,4 miliardi (+25,2%). Tra le forniture spiccano la spesa farmaceutica, con un aumento significativo, e le apparecchiature mediche che continuano a crescere.
Per i servizi, sebbene il valore complessivo sia aumentato, alcune voci importanti come l’assistenza sociale hanno mostrato riduzioni rispetto all’anno precedente, segnalando trasformazioni nell’allocazione delle risorse.
Affidamenti e procedure senza gara
Un elemento che salta all’occhio è l’elevata incidenza degli affidamenti diretti e delle procedure senza gara: per servizi e forniture le acquisizioni in forma di affidamento sono arrivate a costituire quasi il 95% del totale, includendo anche i piccoli appalti.
In particolare si è osservato un raggruppamento di contratti appena sotto le soglie previste dalla normativa, nella fascia attorno a 135-140 mila euro: gli acquisti in quella fascia sono passati da poche migliaia nel 2021 a oltre 13.000 nel 2025, indicando una forte concentrazione delle procedure senza gara in aree prossime alla soglia.
Per settore, la quota di procedure senza gara è risultata elevata: circa l’86% per i lavori, l’83% per i servizi e il 61,3% per le forniture. Anche il contributo del PNRR rimane rilevante, con oltre 20 miliardi di gare collegate a progetti cofinanziati dal piano.
Busìa ha sottolineato il rischio connesso a questa dinamica:
“Dietro la dilatazione degli affidamenti diretti si annidano sprechi, frazionamenti artificiosi e opportunismi che possono favorire anche infiltrazioni criminali.”
L’Autorità richiama l’attenzione sul rischio di compressione della concorrenza e sulla maggiore esposizione delle amministrazioni a pressioni indebite, invitando a una revisione delle prassi che privilegi invece la competizione e la qualità dei servizi appaltati.
La corruzione e i rischi per la pubblica amministrazione
La relazione mette in evidenza la persistenza e l’evoluzione dei fenomeni corruttivi, definendoli una sfida che si è fatta più sofisticata e capillare nel tempo. L’Autorità segnala come alcune modifiche normative e lacune regolamentari abbiano creato spazi di vulnerabilità.
Particolare attenzione viene riservata agli effetti prodotti dall’abrogazione di alcune fattispecie penali e dal ridimensionamento di altre misure sanzionatorie: secondo l’Autorità, tali scelte avrebbero dovuto essere accompagnate da un rafforzamento delle garanzie amministrative, che invece è risultato insufficiente.
Busìa ha richiamato l’attenzione anche sul fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” e sul rischio legato a conflitti di interesse e pantouflage:
“Il passaggio diretto di incarichi politici e dirigenziali nelle partecipate e nelle posizioni apicali della pubblica amministrazione può incentivare pratiche non orientate all’interesse pubblico.”
L’Autorità denuncia inoltre l’assenza di una disciplina organica sul lobbying e le nuove modalità di condotta corruttiva, che comprendono consulenze fittizie, sponsorizzazioni opache, concorsi manipolati e distrazioni di fondi comunitari.
Qualità della spesa, ritardi e digitalizzazione
Nonostante l’incremento dei volumi, l’Autorità segnala ritardi nell’attuazione di molti interventi, sospensioni illegittime e progettazioni carenti che hanno limitato l’efficacia degli investimenti. In diversi casi la fretta nella spesa ha penalizzato la qualità, l’inclusione e l’applicazione delle clausole sociali.
Sul fronte positivo si registra però un avanzamento netto della digitalizzazione delle gare: nel 2025 il 99% delle procedure di gara è stato gestito su piattaforme online, abbandonando quasi completamente la carta. Questo cambiamento aumenta tracciabilità e trasparenza, pur richiedendo ulteriori investimenti in competenze e sistemi per sfruttare pienamente i vantaggi.
L’Autorità conclude indicando la necessità di bilanciare la rapidità della spesa con rigore procedurale, progettazioni solide e strumenti di controllo più efficaci, per valorizzare gli investimenti pubblici a beneficio dell’interesse collettivo.
In sintesi
- La crescita record del mercato degli appalti apre opportunità per settori strategici, ma richiede regole più stringenti per evitare sprechi e garantire concorrenza effettiva.
- La forte diffusione degli affidamenti diretti aumenta l’incertezza per gli operatori competitivi: per gli investitori significa valutare maggiormente il rischio regolatorio e reputazionale nei bandi pubblici.
- La digitalizzazione diffusa migliora la tracciabilità delle procedure, ma impone investimenti in capacità amministrative e cybersecurity per tradursi in reale efficienza.
- Per l’economia italiana è cruciale convertire l’aumento delle risorse in lavori pubblici e servizi di qualità: ciò richiede progettazione efficace, controllo degli interessi privati e misure anticorruzione più incisive.