IEI offre rischio più basso, IGIB garantisce rendimento più alto
- 11 Aprile 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Il confronto tra i fondi obbligazionari iShares 5-10 Year Investment Grade Corporate Bond ETF (IGIB) e iShares 3-7 Year Treasury Bond ETF (IEI) mette in luce scelte diverse in termini di costo, rischio e composizione del portafoglio: il primo privilegia rendimento e esposizione al credito corporate di qualità, il secondo offre una soluzione più prudente basata esclusivamente su titoli di Stato statunitensi.
Panoramica delle caratteristiche chiave
IGIB è strutturato per investire in obbligazioni corporate a rating investment grade con scadenze intermedie, mentre IEI è focalizzato su U.S. Treasuries con scadenze comprese tra tre e sette anni.
Dal punto di vista dei costi, IGIB presenta un expense ratio più contenuto (0,04%), rispetto a IEI che ha un expense ratio pari a 0,15%. Sul rendimento a breve termine i dati al 10 aprile 2026 indicano una performance a 1 anno del 9,12% per IGIB e del 4,41% per IEI.
Per gli investitori orientati al reddito, il dividend yield indicativo è stato rispettivamente di circa 4,7% per IGIB e 3,6% per IEI, mentre l’AUM (asset under management) si attesta intorno a 17,7 miliardi di dollari per IGIB e 18,8 miliardi per IEI.
Composizione dei portafogli
IEI mantiene un portafoglio concentrato di circa ottantatré titoli di Stato statunitensi con scadenze comprese tra il 2029 e il 2033, facendo largamente leva sulla qualità creditizia del governo federale e offrendo un’esposizione diretta al rischio di tasso senza rischio di credito aziendale.
IGIB, al contrario, detiene quasi 3.000 obbligazioni corporate investment grade, distribuendo l’esposizione su molte emissioni e settori. La singola emissione più grande rappresenta all’incirca lo 0,25% del fondo, mentre il maggior emittente per peso (ad esempio JPMorgan Chase) copre circa il 2,3% del portafoglio totale.
Rischio, volatilità e performance storica
Sulla finestra degli ultimi cinque anni, la massima perdita registrata (max drawdown) è stata approssimativamente del 20,62% per IGIB e del 13,88% per IEI, a indicare una maggiore sensibilità al ciclo economico e al rischio di credito per il fondo corporate.
La crescita ipotetica di un investimento di 1.000 dollari nell’arco di cinque anni evidenzia un aumento a circa 1.086 dollari per IGIB e a circa 1.025 dollari per IEI, riflettendo rendimenti totali contenuti ma comunque differenti tra le due strategie.
Nel dettaglio, nei cinque anni precedenti IGIB ha conseguito un rendimento totale aggregato vicino all’8,37%, mentre IEI ha mostrato performance più contenute ma una minore oscillazione del capitale.
Implicazioni per il rischio e la correlazione di mercato
I titoli di Stato come quelli contenuti in IEI tendono a offrire bassa correlazione con il mercato azionario e maggiore protezione sul merito creditizio, ma rimangono sensibili alle variazioni dei tassi di interesse nominali e reali.
Le esposizioni corporate di IGIB introducono invece rischio di credito e di spread: in periodi di stress di mercato i prezzi delle obbligazioni societarie possono correggersi più marcatamente rispetto ai Treasury, mentre in fasi di stabilità o discesa degli spread possono generare rendimenti superiori.
Quando scegliere uno o l’altro fondo
IEI è indicato per investitori che privilegiano la sicurezza creditizia e una minore volatilità, desiderano esposizione ai tassi d’interesse statunitensi a medio termine e preferiscono evitare il rischio di credito corporate.
IGIB può essere preferibile per chi ricerca rendimento e reddito corrente più elevato, accettando un maggior rischio di credito e una potenziale correlazione con i mercati azionari e con l’andamento economico.
Elementi pratici da considerare prima dell’acquisto
Valutare la durata effettiva, il profilo di credito medio del fondo, il dividend yield corrente e l’expense ratio è cruciale per capire l’impatto sul rendimento netto. Inoltre, è opportuno misurare la propria tolleranza al rischio di mercato e al rischio di credito e considerare la funzione che il fondo dovrebbe svolgere all’interno di un portafoglio più ampio (protezione del capitale, generazione di reddito, diversificazione).
Infine, gli investitori dovrebbero integrare l’analisi dei dati quantitativi con una valutazione del contesto macroeconomico, poiché l’andamento dei tassi d’interesse e l’evoluzione degli spread creditizi possono modificare sensibilmente il profilo rischio/rendimento di entrambi i fondi.