Dall’ex Ilva a Natuzzi, le crisi aperte che scuotono la Puglia

Ex Ilva è solo la punta dell’iceberg: allo stallo sulla vertenza Natuzzi si aggiungono le difficoltà registrate nei siti petrolchimici e nelle centrali a carbone, come quella di Cerano, oltre alle crisi che investono fornitori dell’automotive come Borsch e Marelli, con riflessi sulle catene del valore locali.

Tutte le vertenze pugliesi

Sono 42 le vertenze ancora aperte, coinvolgendo complessivamente circa 11.640 lavoratori. Dal 2016 il sistema di supporto alle aziende in difficoltà, noto come SEPAC, ha seguito 72 tavoli di crisi, coordinando azioni di monitoraggio e intervento sul territorio. La Regione Puglia è l’unica regione ad aver istituito un organismo ad hoc per gestire questi casi, con attenzione sia agli impatti occupazionali sia alle ricadute su indotto e comunità locali; a presiederlo, fin dall’origine, è Leo Caroli.

Dal carbone all’automotive

Le vertenze regionali fotografano fasi diverse di crisi settoriale: il tema della decarbonizzazione interessa i lavoratori coinvolti nella chiusura o riconversione di impianti a carbone, mentre la chimica è sotto pressione dopo la riduzione delle produzioni in alcuni poli, come la crisi legata allo stabilimento di Versalis a Brindisi, che ha messo a rischio oltre 1.600 posti tra diretti e indotto.

Nel medesimo territorio si sommano anche le incertezze legate a realtà come LyondellBasell, importanti per materiali come il polipropilene. Le difficoltà di gruppi della filiera dell’automotive quali Borsch, Marelli e Graziano illustrano le tensioni prodotte dalla transizione tecnologica e ambientale di un settore strategico. Infine, la vicenda dell’Ex Ilva di Taranto, il più grande complesso siderurgico d’Europa, continua a intrecciarsi con le questioni sociali e ambientali della città.

La task force

La task force regionale, considerata strategica dalla giunta guidata da Antonio De Caro e seguita dall’assessore Eugenio Di Sciascio, ha il compito di favorire strumenti di politica attiva del lavoro per i dipendenti a rischio di esubero e di promuovere programmi di riqualificazione professionale e ricollocazione. Tra gli obiettivi vi sono la gestione coordinata degli ammortizzatori sociali, l’attivazione di percorsi di formazione specialistica e l’attrazione di investimenti per la reindustrializzazione dei siti interessati.

Per essere efficaci, queste azioni richiedono sinergie con le istituzioni nazionali, gli enti previdenziali e le agenzie per l’impiego, nonché utili strumenti finanziari, inclusi fondi europei per la transizione e incentivi alla creazione di nuova imprenditorialità locale. La governance regionale mira a tradurre le emergenze aziendali in politiche di sviluppo sostenibile per i territori coinvolti.

I timori delle lavoratrici Natuzzi

La vertenza Natuzzi solleva preoccupazioni diffuse, in particolare tra le lavoratrici: su circa 1.800 dipendenti, infatti, una quota rilevante è rappresentata da donne impegnate in mansioni molto specializzate come cucitura e taglio. Il timore principale è la difficoltà di ricollocarsi in altre realtà produttive senza percorsi di riqualificazione adeguati.

Il distretto dell’Alta Murgia è economicamente fragile e la presenza di Natuzzi, fondata nel 1959 a Taranto e trasferita a Santeramo in Colle, ha storicamente rappresentato un motore di sviluppo locale. La società, avviata da Pasquale Natuzzi e coinvolgente oggi anche la generazione successiva con Marco, ha creato un indotto significativo: la crisi aziendale rischia quindi di provocare effetti a catena su fornitori e piccole imprese della filiera.

Affrontare questa situazione richiede misure integrate: percorsi di formazione mirati alle competenze dell’industria del mobile e alla diversificazione professionale, politiche di sostegno alla creazione di nuove imprese locali e incentivi per l’insediamento di attività capaci di assorbire competenze artigianali e industriali, oltre a interventi di tipo strutturale per rafforzare la resilienza economica del territorio.

La sfida per la Regione Puglia e per gli altri attori istituzionali è trovare un equilibrio tra il sostegno ai lavoratori e la promozione di una riconversione produttiva che tenga conto della sostenibilità ambientale e della competitività a lungo termine delle filiere locali.