Donne del vino: l’eccellenza che rompe i divari

Flavia Rallo ha sviluppato il progetto Flavia Rebellious Wines durante il periodo del Covid con l’obiettivo di proporre vini più istintivi e legati all’identità del territorio. La produzione si concentra su vini non filtrati e non stabilizzati, realizzati con vitigni autoctoni siciliani e pensati per un pubblico attento all’autenticità e alla narrazione del luogo.

Flavia Rallo said:

“Con Flavia Rebellious Wines ho voluto esprimere qualcosa di più istintivo e identitario.”

Flavia Rallo said:

“L’idea è lavorare sul dialogo tra passato e futuro, tra memoria e innovazione.”

La scelta della bottiglia da un litro con tappo a corona richiama una memoria domestica, quella del vino imbottigliato in casa dal nonno per l’uso quotidiano. Questa soluzione è parte di una strategia più ampia: creare un prodotto che racconti il territorio, sia immediatamente riconoscibile e possa distinguersi su mercati dove il solo prodotto enologico non è sufficiente senza una forte identità e una storia coerente.

Il valore della filiera a Castelvetrano

La storia di Valentina Blunda illustra come una leadership femminile possa trasformare una tradizione agricola in un progetto d’impresa capace di creare valore locale. Dopo gli studi in giurisprudenza è tornata alla terra e ha rilanciato l’attività di famiglia tra Partanna e Castelvetrano, aumentando significativamente la produzione e ripensando la filiera.

Nel 2022 Valentina Blunda ha fondato la cooperativa Sicily Food Belice Valley, avviata con un gruppo limitato di soci ma con l’ambizione di trattenere valore nel territorio. In pochi anni la cooperativa è passata da 12 soci fondatori e 12 bottiglie di olio a una realtà con 45 soci che aggrega circa 330 ettari di oliveto, e con risorse e capacità produttive in crescita.

La svolta strategica è stata l’investimento nella lavorazione diretta delle olive da tavola: non più solo coltivazione, ma anche trasformazione, calibrazione e presidio della commercializzazione. Questo approccio ha permesso di migliorare i margini e di consolidare un fatturato crescente, con cifre che indicano come la trasformazione sul posto possa aumentare il valore aggiunto e le opportunità occupazionali locali.

Dal punto di vista economico e sociale, il modello cooperativo facilita l’accesso a economie di scala, favorisce la tracciabilità del prodotto e consente investimenti condivisi in impianti e confezionamento. L’obiettivo dichiarato è passare sempre più dal prodotto sfuso al confezionato, dove i margini sono più alti e l’identità del territorio può essere comunicata in modo più efficace sui mercati nazionali e internazionali.

Dal vigneto all’ospitalità

Un altro esempio di costruzione d’impresa è l’esperienza di Debora Greco, che nel 2016 ha avviato Baglio Bonsignore insieme a Luigi Bonsignore. I due apportano competenze eterogenee — la conoscenza della viticoltura da parte di Debora e l’esperienza commerciale di Luigi — e hanno impostato una strategia che unisce valorizzazione dei vitigni autoctoni e apertura ai mercati.

Oggi l’azienda si estende per circa 15 ettari, di cui 10 vitati, con una produzione attorno alle 50 mila bottiglie distribuite su otto referenze, tra vini di ingresso, riserve e spumanti. La crescita è stata accompagnata da investimenti in nuovi impianti e in una rete commerciale pensata per posizionare i prodotti sia sul mercato nazionale che all’estero.

Debora Greco said:

“Per noi è fondamentale investire sui vitigni autoctoni, ma allo stesso tempo siamo consapevoli delle richieste del mercato globale.”

Debora Greco said:

“Ho dovuto affrontare diffidenza e pregiudizi, soprattutto nel lavoro in vigna.”

La vicenda di Baglio Bonsignore evidenzia come la filiera vitivinicola possa integrare produzione, trasformazione e ospitalità (enoturismo) per diversificare i ricavi e rafforzare l’immagine del territorio. Investire su etichette riconoscibili, percorsi di visita e ospitalità in cantina consente di ampliare la proposta commerciale e di accrescere la percezione del valore locale.

Più in generale, le esperienze citate segnalano la necessità di politiche pubbliche e di strumenti finanziari che favoriscano l’accesso al credito, la formazione tecnica e il supporto alle filiere corte. Soprattutto nelle aree rurali, sostenere la trasformazione locale e l’ingresso femminile nelle posizioni operative può avere ricadute positive sull’occupazione, sulla tenuta del territorio e sulla competitività delle produzioni tipiche.