Sciopero dei treni dell’11 giugno: orari, cause e conseguenze per 3mila ferrovieri

È previsto uno sciopero nazionale di otto ore del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari per giovedì 11 giugno, con la fascia di agitazione compresa tra le 9:01 e le 17:00, indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti.

Le organizzazioni sindacali hanno accusato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di non aver tenuto conto delle loro istanze relative ai rischi connessi alle future gare per il servizio intercity, in particolare alla decisione di suddividere l’appalto in tre lotti non equivalenti anziché in un unico lotto.

Sciopero e motivazioni

Al centro della protesta c’è la prossima pubblicazione del bando per l’affidamento del servizio Intercity, che interessa circa 3.000 addetti oggi impiegati da Trenitalia e dal Gruppo FS Italiane. I sindacati denunciano l’assenza di clausole sociali vincolanti nelle gare, che garantiscano la continuità occupazionale per questi lavoratori.

Stefano Malorgio ha dichiarato:

“La frammentazione in lotti del servizio Intercity, aumentando il numero di operatori, non favorirà la mobilità delle persone ma depaupererà il Gruppo FS e metterà a rischio i lavoratori in assenza di clausole sociali di salvaguardia.”

Rischi per investimenti e infrastrutture

I sindacati segnalano anche la preoccupazione per l’incertezza sugli investimenti infrastrutturali nel periodo post-PNRR, che finora ha garantito una significativa dotazione di risorse per il settore ferroviario. La mancanza di prospettive chiare sul finanziamento futuro può influenzare piani di investimento e manutenzione della rete.

Secondo le organizzazioni sindacali, il processo di liberalizzazione potrebbe trasferire oneri sui lavoratori e sugli utenti, favorendo pratiche di dumping contrattuale, una riduzione dell’offerta commerciale dovuta al congestionamento della rete e una frammentazione dei servizi con effetti negativi sulla qualità del trasporto.

Concorrenza nell’Alta velocità e regole comuni

Le sigle sindacali richiamano l’attenzione sul segmento dell’Alta velocità, considerato redditizio, dove è previsto l’ingresso di un nuovo operatore estero, i SNCF. Temono che la competizione avvenga senza vincoli di sistema, fondandosi su una riduzione del costo del lavoro a svantaggio di imprese, lavoratori e qualità del servizio.

È stata inoltre criticata l’azione dell’Art — l’autorità di regolazione dei trasporti — per alcune decisioni recenti ritenute insufficienti a garantire condizioni di concorrenza eque su scala nazionale.

Stefano Malorgio ha aggiunto:

“Sarebbe il momento di stabilire norme che indichino il contratto di riferimento per chi investe in Italia. La concorrenza deve svolgersi con regole comuni a tutela di chi già lavora nel settore e di chi vi entrerà in futuro.”

Richieste e prossimi passi

Le organizzazioni sindacali chiedono un confronto formale con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e avvertono di non voler assistere inerte a quanto definiscono lo smembramento del trasporto ferroviario e al depauperamento di un asset strategico nazionale.

Dal versante politico e regolatorio, la questione apre la necessità di bilanciare aperture concorrenziali con meccanismi di tutela occupazionale e garanzie di investimento, per evitare che la liberalizzazione comprometta la rete e i servizi destinati ai cittadini.

Implicazioni per utenti e mercato

Per gli utenti, la frammentazione dell’offerta potrebbe tradursi in minore integrazione tra servizi, peggioramento della puntualità e possibili aumenti di costo a causa della riduzione di efficacia gestionale sulla rete sovraccarica.

Per il mercato, l’ingresso di operatori esteri senza regole uniformi rischia di ridurre gli incentivi agli investimenti nazionali e di alterare la concorrenza basata sulla qualità del servizio piuttosto che sul contenimento dei costi del lavoro.

Richiami istituzionali

Un confronto tra sindacati, ministero e autorità di regolazione appare cruciale per definire clausole sociali vincolanti, linee guida sugli investimenti infrastrutturali e criteri di gara che preservino l’unità del sistema ferroviario e la tutela dei lavoratori.

In assenza di un quadro normativo condiviso, la tensione tra liberalizzazione e tutela del servizio pubblico rischia di intensificarsi, con ripercussioni economiche e sociali sulle comunità servite dalla rete ferroviaria.

In sintesi

  • La scelta di suddividere l’appalto Intercity in lotti può ridurre le economie di scala e scoraggiare investimenti a lungo termine nella rete, con possibili effetti negativi sui prezzi e sulla qualità del servizio per i passeggeri.
  • L’ingresso di operatori esteri nel segmento dell’Alta velocità impone regole comuni sul mercato del lavoro e sui contratti di riferimento per evitare dumping contrattuale e preservare gli investimenti italiani.
  • La fine del ciclo di finanziamenti del PNRR richiede un piano di investimento strutturato e sostenibile per mantenere l’attrattività del settore ferroviario per investitori privati e pubblici.
  • Per il tessuto economico nazionale, la definizione di clausole sociali vincolanti nelle gare è uno strumento chiave per coniugare liberalizzazione e tutela dell’occupazione, riducendo il rischio di erosione del capitale umano ferroviario.


Author: Tony
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