Pesca siciliana in ginocchio, il comparto chiede alla regione 28 milioni di aiuti

La fotografia attuale della marineria evidenzia un settore in forte contrazione e sotto pressione: la flotta peschereccia della Sicilia è composta oggi da circa 2.450 imbarcazioni per un totale di 39.430 tonnellate di stazza lorda, con circa 5.000 marittimi attivi a bordo, dopo una serie di demolizioni e uscite definitive dal comparto.

La situazione della flotta oggi

La riduzione in termini numerici e di capacità produttiva è significativa se si considera che la stazza lorda è l’indicatore che sintetizza la dimensione complessiva delle imbarcazioni e quindi la potenziale capacità di pesca. Le demolizioni già effettuate hanno inciso sia sulla disponibilità della flotta sia sulla rete occupazionale e produttiva dei porti siciliani.

Il piano di cessazione dell’attività introdotto con il decreto del Masaf del 17 luglio 2024 ha prodotto, secondo la proposta presentata alle parti interessate, l’uscita definitiva di 93 natanti, corrispondenti a circa 4.100 tonnellate di stazza lorda. Per la Sicilia il target complessivo di riduzione previsto dal piano è di 4.854 tonnellate di stazza lorda, il che significa che una quota rilevante della capacità di pesca regionale è già uscita dal sistema produttivo.

Il confronto con i dati precedenti conferma la tendenza: al 31 dicembre 2019 la flotta peschereccia siciliana era composta da 2.543 natanti; le uscite intervenute nei periodi successivi riducono il numero a circa 2.450. A questa erosione numerica si sommano mesi di fermo forzato e costi operativi crescenti, elementi che amplificano la fragilità del comparto e sollevano richieste non solo di contributi risarcitori ma di interventi che garantiscano la capacità di ripresa.

La copertura finanziaria

Nel documento di proposta viene indicata una possibile fonte di finanziamento richiamando le risorse previste dall’articolo 9 del decreto legge 25 del 27 febbraio 2026, pensato per interventi urgenti a seguito di eventi meteorologici eccezionali che hanno interessato, tra le altre aree, la Sicilia, la Calabria e la Sardegna. Tale scelta mira a utilizzare stanziamenti straordinari per coprire danni immediati e sostenere la ripresa operativa del settore.

Alla riunione di confronto hanno partecipato rappresentanti delle organizzazioni di categoria e delle imprese: Agci Agrital, Confcooperative-FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare, Anapi Pesca Sicilia, Unci Agroalimentare, Unicoop Pesca, Federpesca Sicilia, Coldiretti Pesca, Agripesca Sicilia e la Federazione armatori siciliani. Tali realtà hanno sollecitato un intervento immediato e straordinario volto a compensare le perdite, tutelare i redditi dei lavoratori e assicurare prospettive di rilancio per un settore strategico per le economie costiere.

Per una risposta efficace è necessario un coordinamento tra le amministrazioni regionali e nazionali, una valutazione delle risorse disponibili anche a livello europeo e l’individuazione di misure di medio termine: sostegno alla liquidità delle imprese, incentivi alla rigenerazione della flotta in chiave più sostenibile, programmi di formazione per l’occupazione e interventi a favore delle comunità portuali maggiormente colpite. Queste azioni mirano a ridurre l’impatto sociale ed economico della riduzione strutturale della capacità di pesca.

In prospettiva, le scelte di politica pubblica dovranno bilanciare la necessità di gestione delle risorse marine, il rispetto delle normative ambientali e la tutela dell’occupazione. Monitoraggi periodici della flotta, dialogo continuo con le rappresentanze della filiera e programmi di investimento mirati sono elementi ritenuti essenziali dagli stakeholder per accompagnare la transizione del settore.



Author: Tony
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