Chi ha votato no al referendum sulla giustizia: ecco la mappa dei partiti
- 25 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La mappa degli elettori che il 22 e il 23 marzo hanno determinato la vittoria del No al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia mostra chiaramente comportamenti differenziati tra schieramenti e partiti.
Una larghissima maggioranza degli elettori del centrosinistra, in particolare del cosiddetto Campo largo, si è recata alle urne per respingere la proposta di modifica, mentre una parte significativa di elettori del centrodestra ha scelto una posizione difforme rispetto alle indicazioni dei propri partiti, contribuendo al risultato complessivo.
Mappa elettorale e comportamento di voto
Secondo le elaborazioni sui flussi elettorali, l’85% degli elettori riconducibili al Campo largo ha votato No; soltanto il 5% ha espresso voto favorevole alla riforma e il 10% si è astenuto. Questo dato riflette una forte coesione verso il rifiuto della proposta all’interno di quell’area politica.
Gli elettori del centrodestra hanno mostrato invece maggiore frammentazione: circa il 78% ha sostenuto la riforma con un voto per il Sì, mentre il restante 22% si è discostato dall’indicazione di partito, suddividendosi in un 11% che ha optato per il No e un altro 11% che si è astenuto. Questa scissione ha avuto un ruolo rilevante nel determinare l’esito finale del referendum.
Defezioni nel centrodestra
All’interno del centrodestra le anomalie rispetto alle indicazioni ufficiali sono state più pronunciate in alcuni partiti rispetto ad altri. Tra gli elettori di Forza Italia si riscontra la maggiore percentuale di distacco: il 16% ha votato No e il 12% si è astenuto, per un totale del 28% che non ha seguito l’indicazione di voto per il Sì.
Gli elettori della Lega hanno registrato un 14% che ha votato contro la riforma e un 4% di astenuti, mentre nella base di Fratelli d’Italia la coesione è risultata maggiore: la quota di favorevoli è stata relativamente bassa (circa il 5%), con un 10% di astensioni e la restante parte orientata al No.
È risultata significativa anche una piccola componente di elettori di Futuro Nazionale legato a Vannacci, con circa l’8% che si è espresso a favore della riforma.
Il ruolo dei partiti centristi
Tra i partiti di area centrista la divisione è stata evidente. Nonostante le indicazioni di Carlo Calenda a favore del Sì, in Azione solo il 48% degli elettori ha sostenuto la riforma, mentre il 32% ha votato No e il 20% si è astenuto.
In Italia Viva, partito che non aveva fornito indicazioni univoche di voto, il No ha ottenuto una rilevante quota pari al 22%: anche questa componente centrista ha contribuito all’esito complessivo del referendum.
Il voto nel centrosinistra e del M5S
Nel centrosinistra il voto è apparso più uniforme. Tra gli elettori del Partito Democratico appena il 2% ha dato il proprio consenso alla riforma, mentre il 10% si è astenuto; nella Alleanza Verdi Sinistra le defezioni si sono fermate intorno al 6%, con il 9% di astenuti.
Il comportamento degli elettori del Movimento 5 Stelle (M5S) è risultato più composito: circa il 10% ha votato Sì e il 9% si è astenuto, mentre la maggior parte si è orientata verso il No. Complessivamente, il campo progressista e i movimenti associati hanno quindi fornito l’apporto principale al risultato negativo della riforma.
Implicazioni politiche e istituzionali
La proposta di riforma, incentrata tra l’altro sulla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante e su modifiche alle procedure disciplinari e alla governance degli organi di autogoverno, mirava a ridefinire funzioni e controlli nel sistema giudiziario. Il rifiuto popolare segnala la difficoltà a trovare un consenso trasversale su temi istituzionali percepiti come sensibili per l’indipendenza della magistratura.
Il voto ha anche una valenza politica: la presenza di defezioni nel centrodestra e la partecipazione critica di elettori centristi evidenziano come le riforme istituzionali richiedano ampi accordi e una comunicazione più efficace sulle conseguenze pratiche delle modifiche proposte. Le forze politiche dovranno ora valutare strategie per ricostruire fiducia e interlocuzioni sui temi della giustizia, tenendo conto del netto segnale degli elettori.
In sintesi, l’esito del referendum riflette un quadro elettorale frammentato e una riluttanza diffusa ad approvare cambiamenti istituzionali considerati rilevanti senza un ampio consenso nazionale e parlamentare.