Parte l’iter per una svolta: revisione del regolamento sulle emissioni di anidride carbonica
- 3 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Inizia l’iter al Parlamento europeo della proposta di riforma del Regolamento sulle emissioni di CO2 nel settore automobilistico fino al 2035, il primo dossier che impegnerà Consiglio e Parlamento nel tentativo di rimodellare la visione originaria della Commissione europea guidata da Von der Leyen, con l’obiettivo di arrivare a una sintesi negoziale nel Trilogo nei primi mesi del 2027.
Stefan Pan, vicepresidente di Confindustria per l’Unione europea, ha sottolineato:
“La bozza di relazione supera molte criticità della proposta della Commissione, dando risposta alle preoccupazioni del settore con soluzioni concrete: ora è importante che venga approvata senza indebolirne il contenuto.”
Il testo è stato formalmente presentato alla Commissione ENVI del Parlamento europeo; relatore è l’europarlamentare Massimiliano Salini. È prevista una settimana per la presentazione degli emendamenti e, dopo dieci giorni, l’avvio della discussione che dovrà ricomporre posizioni spesso tecniche ma che riflettono precise scelte industriali. La Commissione ENVI voterà il testo finale che poi approderà in Aula al Parlamento europeo e servirà da base negoziale per i colloqui con il Consiglio dell’UE.
Novità tecniche e soluzioni proposte
Tra gli elementi più rilevanti della bozza emerge l’introduzione, con l’entrata in vigore del Regolamento, di una nuova categoria di veicoli a zero emissioni alimentati esclusivamente con carburanti sostenibili, denominata VEEF (veicoli a emissioni effettive nulle). Viene inoltre riconosciuta la necessità di percorsi distinti per la decarbonizzazione delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri, concedendo a quest’ultimo segmento maggiori tempi e margini operativi.
La bozza consente, fin da subito e non esclusivamente a partire dal 2035, l’utilizzo di carburanti rinnovabili sostenibili e di acciaio verde per ottenere crediti sulle emissioni. Il sistema dei crediti è concepito per essere rafforzato e potenzialmente esteso anche oltre il 2035, offrendo strumenti di flessibilità per le imprese che investono in catene di fornitura più sostenibili.
Stefan Pan ha affermato:
“Si tratta di un primo passo, ma testimonia la progressiva presa di coscienza da parte dei legislatori di Bruxelles. Fissati gli obiettivi di decarbonizzazione, è giusto lasciare agli operatori e ai consumatori la possibilità di scegliere le soluzioni migliori per ciascun contesto, superando l’approccio ideologico e universalistico che ha caratterizzato le strategie europee fino a oggi.”
Contesto politico e possibili alleanze
Il dossier si inserisce in una partita politica complessa che confronta sensibilità diverse tra i gruppi del Parlamento e tra gli Stati membri. Non è escluso un voto con una “maggioranza variabile”, in cui forze di centro-destra possano sostenere il testo senza il pieno appoggio dei Socialisti. Questa dinamica riflette divisioni più ampie su approcci di politica industriale e tutela della competitività.
Parallelamente, sul fronte del Consiglio si profila un confronto serrato su norme complementari, come l’Industrial Accelerator Act, che potrebbe definire regole per incentivi e crediti collegati alla componente nazionale o europea dei fornitori. Su questo tema la posizione della Francia appare favorevole a misure che privilegiano una quota consistente di componentistica prodotta in Europa (fino al 70%) per accedere a crediti o aiuti, mentre la Germania mostra forte scetticismo verso requisiti produttivi vincolanti.
Queste divergenze avranno impatti concreti sulle strategie di investimento delle case automobilistiche e dei fornitori: dall’indirizzo degli investimenti verso la localizzazione della produzione in Europa, alla ridefinizione delle catene di approvvigionamento, fino alle possibili condizioni per accedere a sostegni pubblici e incentivi.
Implicazioni per mercato, imprese e consumatori
La proposta, nella misura in cui introduce strumenti di flessibilità tecnologica, cerca di conciliare obiettivi ambientali con le esigenze di competitività industriale. Per le imprese italiane del settore auto e per la filiera dei componenti, il quadro normativo europeo definirà priorità di investimento: elettrificazione, produzione di carburanti alternativi, economia circolare nei materiali e decarbonizzazione della produzione di acciaio.
Dal lato dei consumatori, la disponibilità di percorsi tecnologici differenti può tradursi in una maggiore offerta di soluzioni adattabili ai diversi contesti d’uso, ma anche in una fase di transizione caratterizzata da incertezza sui costi e sulla rete di rifornimento o ricarica. Le scelte regolatorie nei prossimi mesi influenzeranno inoltre tempi e modalità di accesso agli incentivi statali e comunitari.
Prossime tappe procedurali
Dopo l’esame in Commissione ENVI e il voto in Aula, cominceranno i negoziati tra Parlamento e Consiglio nel Trilogo, dove si cercherà una soluzione comune. Il processo sarà influenzato sia dai testi finali prodotti dal Parlamento sia dalle posizioni nazionali espresse nel Consiglio, rendendo la fase negoziale determinante per il contenuto normativo definitivo che entrerà in vigore.
In sintesi
- La flessibilità introdotta dalla bozza favorisce strategie tecnologiche diversificate: gli investitori italiani dovrebbero valutare opportunità sia nell’elettrificazione sia nei carburanti rinnovabili e nella filiera dell’acciaio a basse emissioni.
- Un possibile rafforzamento dei crediti oltre il 2035 crea spazio per progetti di lungo periodo nella supply chain europea; le aziende che anticipano questi investimenti potrebbero ottenere vantaggi competitivi nell’accesso a incentivi futuri.
- Le tensioni tra Stati membri su contenuti industriali (quota di componenti europei, requisiti di localizzazione) rendono probabile una normativa che influenzerà i flussi di investimento e le politiche industriali nazionali: per l’Italia è cruciale monitorare le negoziazioni per tutelare produzioni e occupazione nel settore automotive.