Orsini: sospendere l’ets se la guerra continua, servono eurobond

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha lanciato a Bruxelles un appello perché l’Unione europea sospenda temporaneamente il mercato delle quote di emissione ETS e adotti misure finanziarie condivise per fronteggiare l’aumento dei costi energetici e i rischi di perdita di competitività.

Emanuele Orsini ha detto:

“Chiediamo una sospensione del mercato ETS, il nostro è un grido d’allarme. La richiesta è determinata dal contesto, perché purtroppo non ci aspettiamo che il conflitto finisca presto, che il gas o la benzina possano costare di meno. È un momento storico ed è per questo che la sospensione è l’unica via.”

L’intervento è avvenuto al termine di una serie di incontri istituzionali, tra cui un colloquio con il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto. Secondo Orsini la sospensione dovrebbe rimanere in vigore fino a quando non sarà possibile una soluzione pacifica del conflitto internazionale che sta influenzando i mercati energetici.

Emanuele Orsini ha spiegato:

“La sospensione dell’ETS dovrà valere fino a quando il conflitto non finirà, fino a quando non sarà trovata una soluzione: lo stop serve per calmare il prezzo dell’energia.”

Contesto e impatto sui prezzi energetici

Il presidente di Confindustria ha richiamato l’attenzione sui livelli dei prezzi: prima dell’inizio del conflitto l’energia aveva un costo medio intorno a 106 euro per megawattora, mentre oggi il valore indicato è salito a 160 euro per megawattora, una crescita approssimativa del 60%.

Emanuele Orsini ha ricordato:

“Prima del conflitto il prezzo dell’energia era 106 euro a megawattora, oggi siamo a 160 euro a megawattora. Questo è un aumento del 60%.”

La proposta di sospensione dell’ETS mira a rimuovere una componente di prezzo collegata alle quote di emissione che incide sul costo finale dell’energia per le imprese. Tale misura, se adottata, sarebbe temporanea e strettamente legata all’evoluzione del quadro geopolitico.

Richiesta di debito comune e conseguenze sociali

Orsini ha sottolineato la necessità di strumenti finanziari europei condivisi per sostenere i Paesi membri, avvertendo che affidarsi esclusivamente agli aiuti di Stato nazionali rischia di ampliare le differenze competitive tra gli Stati e di favorire fenomeni di delocalizzazione e perdita di posti di lavoro.

Emanuele Orsini ha osservato:

“Se la guerra dovesse continuare, avremo bisogno di nuovo debito comune per sostenere i Paesi Ue; non lo possiamo fare solo con gli aiuti di Stato, perché vorrebbe dire aumentare ancora il divario tra l’Italia e altri Paesi.”

Con il termine debito comune si intende l’emissione condivisa di strumenti finanziari da parte dell’Unione, che permette di raccogliere risorse a condizioni uniformi e di distribuirle dove servono maggiormente. Questa modalità è ritenuta da alcuni attori economici utile per evitare che gli squilibri fiscali e di competitività si traducano in chiusure di stabilimenti e licenziamenti.

Emanuele Orsini ha aggiunto:

“Oggi stiamo facendo un appello di responsabilità, perché dietro ogni impresa che delocalizza e chiude ci sono migliaia e centinaia di posti di lavoro.”

Competitività industriale e pressione internazionale

Il presidente di Confindustria ha avvertito che l’Europa si trova all’ultimo treno per recuperare competitività rispetto a grandi attori globali: secondo Orsini, se non si attuano politiche più incisive l’industria europea rischia una progressiva perdita di quote produttive.

Emanuele Orsini ha dichiarato:

“È l’ultima chiamata sulla competitività, l’Europa cambi passo.”

Ha inoltre richiamato la concentrazione degli sforzi strategici tra Cina e Stati Uniti, mentre l’Europa è percepita come arbitro che impone regole senza compensare adeguatamente le imprese europee. Orsini ha citato dati relativi alla crescita delle esportazioni cinesi verso il mercato europeo e al conseguente impatto occupazionale, indicando una perdita rilevante di posti di lavoro diretti e indiretti.

Emanuele Orsini ha avvertito:

“Abbiamo due potenze, Cina e Stati Uniti, che stanno giocando una partita, e abbiamo l’Europa che sta facendo solo da arbitro con il fischietto in mano, ponendo regole e penalizzando le imprese e le industrie europee. O l’Europa si sveglia oppure non ci sarà tanto tempo.”

Secondo le cifre citate dalla rappresentanza industriale, in un anno la Cina avrebbe incrementato del 32% le esportazioni verso l’Europa, un trend che contribuisce alla contrazione dell’occupazione manifatturiera nel Vecchio Continente. L’allarme porta alla richiesta di politiche industriali e fiscali capaci di sostenere la produzione, gli investimenti e l’occupazione.

Proposte e prospettive

La proposta di Confindustria si articola su due linee principali: una sospensione temporanea dell’ETS per contenere il prezzo dell’energia e un rafforzamento del coordinamento finanziario europeo tramite l’emissione comune di debito o altri strumenti condivisi. Entrambe le misure richiederebbero l’accordo degli Stati membri e un’analisi degli effetti sul mercato interno e sugli obiettivi climatici a lungo termine.

Sul piano istituzionale, la discussione dovrà coinvolgere la Commissione Ue, i governi nazionali e i rappresentanti delle imprese, bilanciando la necessità di stabilità economica con gli impegni europei in materia di transizione energetica e riduzione delle emissioni.

In conclusione, la richiesta avanzata da Confindustria riflette la preoccupazione per i costi energetici elevati e per il rischio di perdita di capacità produttiva in Europa; la sua realizzazione implicherebbe scelte politiche e tecniche complesse, con implicazioni fiscali, sociali e ambientali che richiedono un confronto approfondito a livello europeo.



Author: Tony
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