Il futuro del Clarity Act è nelle mani del Senato degli Stati Uniti: deve portare a termine molto lavoro non legato alle criptovalute

Il progresso della principale priorità normativa del settore crypto, il Digital Asset Market Clarity Act, si trova davanti a un problema di calendario: i conti non tornano per il Senato, che ha a disposizione poche settimane di lavori prima della pausa estiva e delle pressioni legate alle elezioni di midterm.

Il testo è stato formalmente inserito nel calendario del Senato e i lobbisti del comparto puntano ancora a un colpo di scena dell’ultimo minuto. Tuttavia, per arrivare al voto il progetto di legge dovrebbe percorrere diverse fasi procedurali che possono partire soltanto una volta finalizzato il pacchetto sulla struttura del mercato — un obiettivo che richiede la composizione di questioni politiche significative tra i partiti e la Casa Bianca.

Calendario e ostacoli procedurali

Nel breve calendario rimasto al Senato servirebbe tempo non solo per concordare i testi provenienti dalle commissioni competenti, ma anche per combinarli in un unico provvedimento attuabile. L’idea di stabilire un quadro normativo dedicato per le attività digitali gode di un ampio sostegno bipartisan, ma la concorrenza per il tempo di discussione è intensa e alcune pratiche in corso complicano ulteriormente il percorso.

Questioni prioritarie al Senato

Tra i dossier che richiedono una soluzione immediata figura l’estensione del FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act), che ha generato tensioni anche per l’inclusione di una clausola di divieto sulle CBDC (valute digitali delle banche centrali). Secondo rapporti, l’ultima versione contempla un divieto temporaneo valido tre anni, mentre negoziati fra Camera dei Rappresentanti e Senato sono ancora in corso.

Un altro passaggio critico è stato il dibattito sul finanziamento delle attività di contrasto all’immigrazione, finito fuori strada per le controversie interne nella maggioranza repubblicana riguardo a un fondo proposto dal Dipartimento di Giustizia per 1,8 miliardi di dollari destinato ad alleati. La controversia ha portato a un blocco giudiziario e, secondo quanto riferito, l’Acting Attorney General Todd Blanche ha preso posizione per mettere definitivamente da parte l’idea, riaprendo così la strada al provvedimento sull’immigrazione.

Questi due dossier sono classificati come “must-pass” e pertanto assorbono priorità e risorse istituzionali, riducendo la finestra utile per altri provvedimenti come il Clarity Act.

Concorrenza legislativa e tattiche politiche

Il Clarity Act si trova inoltre in competizione con altre iniziative legislative rilevanti. Il presidente Donald Trump ha chiesto che su alcuni provvedimenti — come il rinnovo del FISA o una riforma delle regole abitative — venga aggiunta una misura che imponga l’identificazione degli elettori e la prova di cittadinanza al seggio, minacciando di bloccare altri avanzamenti se la richiesta non fosse soddisfatta.

La proposta sulla politica abitativa, volta a incentivare la costruzione di nuove case pur limitando alcuni investimenti istituzionali, è un serio concorrente per il tempo alla discussione in aula: il calendario del Senato è ormai uno spazio a somma zero, dove ogni ora dedicata a una questione toglie opportunità a un’altra.

Altri temi sul tavolo includono una risoluzione sui poteri di guerra relativa alle operazioni in Iran, il rinnovo del farm bill in commissione Agricoltura — la stessa commissione che sta lavorando a una versione del Clarity Act — e l’iter per l’National Defense Authorization Act per l’anno successivo.

Tempistiche, promesse e clausole etiche

Ufficiali della Casa Bianca auspicavano una chiusura del dibattito entro la festa dell’Indipendenza, ma diversi legislatori vedono più probabile la fine di luglio o i primi giorni di agosto, ossia l’ultima settimana utile prima della lunga pausa congressuale.

Donald Trump ha scritto:

“Sotto la mia leadership codificheremo una struttura per il mercato degli asset digitali a prova di futuro che non potrà essere annullata dai nemici delle criptovalute. La nuova frontiera della finanza si sta costruendo in America, e ‘TRUMP’ non deluderà mai il mondo crypto!”

Tra gli elementi destinati a condizionare i voti c’è una possibile disposizione etica che proibisca ai funzionari pubblici di detenere partecipazioni personali nel settore crypto. Tale misura è considerata da molti senatori democratici un punto imprescindibile; però fonti del settore riferiscono che si sta valutando un periodo transitorio che potrebbe evitare la necessità di alienare asset personali di soggetti di alto profilo.

Iter nelle commissioni e nodi tecnici

Il Clarity Act ha superato la commissione banche del Senato con un voto bipartisan risicato che ha suscitato entusiasmo nel settore. Sul fronte agricolo, invece, una versione approvata su base di partito è oggetto di contenzioso per ottenere il sostegno dei democratici della commissione, con questioni aperte come la richiesta che la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) riceva nomine dalla Casa Bianca per colmare quattro posti vacanti tra commissari di entrambi gli schieramenti.

Gruppi bancari continueranno a opporsi su aspetti come le norme sui rendimenti delle stablecoin, che vengono percepite come una possibile erosione della base depositaria. Parallelamente gli interessi legati alla finanza decentralizzata chiedono maggiori tutele legali per sviluppatori e protocolli che non intendono essere ritenuti responsabili per usi illeciti delle loro tecnologie.

Finché queste controversie non saranno risolte e i testi delle diverse commissioni non verranno fusi in un unico progetto comprensivo, la questione del tempo in aula rimane centrale: il Senato dovrebbe stanziare una settimana intera di dibattito per completare l’iter, una delle poche opzioni praticabili nelle otto settimane residue.

Se non si raggiungerà un’intesa prima della pausa estiva, esiste ancora una finestra ridotta a settembre e la possibilità più remota di risolvere la questione nella cosiddetta sessione “lame duck” post-elettorale, dove leggi importanti occasionalmente trovano accordi disperati.

Cynthia Lummis, presidente della sottocommissione sugli asset digitali nella commissione banche del Senato, ha scritto:

“Siamo più vicini a una struttura operativa per il mercato degli asset digitali di quanto non lo siamo mai stati. Ora non è il momento di tirarsi indietro.”

Il destino del Digital Asset Market Clarity Act rimane quindi legato a equilibri politici complessi, scelte di priorità istituzionali e compromessi su temi etici e regolatori che possono ridefinire l’assetto del mercato crypto statunitense.

In sintesi

  • Una normativa organica negli Stati Uniti aumenterebbe l’attrattiva del mercato crypto per investitori istituzionali, ma l’incertezza procedurale a breve termine mantiene alto il premio per il rischio sui prezzi degli asset digitali.
  • Se approvata con limiti alle stablecoin e misure etiche stringenti, la legge potrebbe spostare capitali dai depositi bancari verso prodotti regolamentati, imponendo aggiustamenti strategici per il sistema bancario europeo e italiano.
  • Per gli investitori italiani, l’esito legislativo negli USA condizionerà la valutazione di imprese crypto quotate e fund management che puntano sul mercato americano: la tempistica e il contenuto finale della legge influenzeranno decisioni di allocazione e coperture valutarie.
  • Un compromesso che diluisca gli obblighi di trasparenza o di divieto per funzionari pubblici ridurrebbe la probabilità di conflitti d’interesse ma potrebbe sollevare dubbi sulla governance, con effetti indiretti sulla fiducia degli investitori a lungo termine.


Author: Tony
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