La Bce mantiene invariato il costo del denaro: tassi sui depositi fermi al 2%
- 19 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse invariati: il tasso sui depositi resta al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e il tasso sui prestiti marginali al 2,40%, in linea con le attese degli analisti.
Il comunicato pubblicato al termine della riunione evidenzia però un quadro macroeconomico più incerto rispetto a quello delineato a gennaio, con rischi che si muovono in direzioni opposte per crescita e prezzi.
Banca centrale europea ha detto:
“La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia.”
Nonostante i rischi citati, il testo del comunicato sottolinea che, allo stato attuale, non sussistono elementi che richiedano modifiche immediate alla politica monetaria.
Consiglio direttivo ha osservato:
“Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri.”
Il comunicato rimarca inoltre l’approccio guidato dai dati: la banca centrale monitorerà le informazioni in arrivo per valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di prezzo e sui rischi associati, adeguando la politica monetaria se necessario.
Consiglio direttivo ha aggiunto:
“Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati.”
Proiezioni macroeconomiche aggiornate
La Banca centrale europea ha pubblicato anche le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff, elaborate sulla base delle informazioni disponibili fino all’11 marzo. Rispetto alle previsioni di dicembre, le stime sono state riviste in alcune voci chiave.
Secondo lo scenario di base, l’inflazione complessiva è prevista in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con un aumento della stima per il 2026 rispetto alle proiezioni precedenti. L’inflazione core si attesterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Per quanto riguarda la crescita, il prodotto interno lordo dell’area dell’euro è stimato in aumento medio dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso concentrata soprattutto sul 2026.
Il comunicato sottolinea i fattori che dovrebbero sostenere la domanda: il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato e la spesa pubblica per difesa e infrastrutture, che continuerebbero a fare da supporto alla crescita.
Scenari alternativi e rischio energetico
Lo staff della banca ha inoltre analizzato scenari alternativi per valutare come l’escalation del conflitto in Medio Oriente potrebbe influire sulle prospettive di crescita e inflazione, utilizzando ipotesi illustrative per misurare l’entità dei possibili effetti.
Staff della BCE ha spiegato:
“Un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base.”
Le implicazioni a medio termine dipendono in larga misura dagli effetti indiretti e di secondo ordine di uno shock energetico persistente: questo significa che la trasmissione ai prezzi dei servizi, alle retribuzioni e alle aspettative di inflazione può amplificare l’impatto iniziale sui prezzi dell’energia.
Dal punto di vista della politica monetaria, lo scenario delineato rafforza la necessità di un monitoraggio ravvicinato dei dati economici ed energetici: se le pressioni inflazionistiche si dimostrassero durature e si riflettessero nelle aspettative, il Consiglio direttivo potrebbe dover rivedere la sua strategia operativa.
In sintesi, la decisione di mantenere i tassi riflette un bilanciamento tra segnali di stabilizzazione dei prezzi e il crescente livello di incertezza geopolitica; l’orientamento rimane guidato dai dati in arrivo e dall’evoluzione dei mercati energetici.