Spinta italiana per andare oltre il pil
- 5 Marzo 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un comitato di esperti di alto livello incaricato nel maggio 2025 dal segretario generale António Guterres per sviluppare nuovi sistemi di valutazione capaci di andare «oltre il Pil» sta definendo in questi giorni il report finale, destinato a essere presentato ad aprile dopo la revisione editoriale.
Sarà poi lo stesso Guterres a tradurre le indicazioni degli specialisti in una proposta formale da sottoporre all’Assemblea generale della Onu, con l’obiettivo di adottare un nuovo quadro di misurazione del benessere sociale. In attesa dei dettagli della proposta, il progetto di costruire un indicatore statistico alternativo al Pil sta prendendo forma grazie al contributo di numerosi ricercatori italiani.
Il gruppo di esperti di alto livello
Nel gruppo indipendente di 14 figure selezionate da Guterres spicca la presenza di Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis, già Chief Statistician dell’Ocse e in seguito presidente dell’Istat. La sua esperienza internazionale e nazionale è considerata uno degli elementi chiave per orientare il lavoro verso indicatori che connettano crescita economica e qualità della vita.
L’impegno italiano non si limita a una singola figura: diversi studiosi e istituzioni del Paese hanno fornito contributi metodologici e analitici che hanno alimentato il dibattito internazionale e che ora confluiscono nel documento delle Nazioni Unite.
Enrico Giovannini ha commentato:
“L’Italia in questo ha fatto scuola. Nel rapporto intermedio abbiamo definito le dimensioni del benessere che dovranno essere coperte dalla nuova dashboard di indicatori: emerge chiaramente il concetto di benessere ‘equo e sostenibile’, in linea con i domini già inclusi nel Bes dell’Istat.”
Perché superare il Pil
Le basi teoriche e politiche della proposta trovano eco negli impegni assunti con l’Agenda 2030 e nel documento noto come Patto sul futuro, in cui si evidenzia la necessità di aggiornare gli strumenti di misura per rendere conto in modo più completo del progresso sociale e ambientale.
Patto sul futuro sottolinea:
“un anacronismo dannoso”
Per decenni il prodotto interno lordo è stato l’indicatore prevalente del progresso a livello internazionale, ma il Pil misura principalmente l’attività economica e non coglie aspetti cruciali come l’equità sociale, la salute degli ecosistemi e il benessere complessivo della popolazione. Questo limite ha spinto un lungo percorso di ricerca e sperimentazione per affiancare o integrare il Pil con strumenti più sfaccettati.
Un passaggio significativo in questa direzione fu la costituzione nel 2008 della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi, incaricata di proporre nuovi indicatori e metodi statistici. Tra i 22 membri di quella commissione, che includeva anche premi Nobel, era presente Enrico Giovannini, che nell’estate del 2009 assunse la presidenza dell’Istat.
All’interno dell’Istat, nel 2013 prese forma il sistema Bes — il primo quadro nazionale per misurare il Benessere equo e sostenibile. Il sistema comprende un insieme ampio di indicatori: ogni anno il ministero dell’Economia valuta l’impatto delle politiche pubbliche utilizzando 12 dei 152 indicatori del Bes, inserendo i risultati nel Documento di programmazione economico-finanziaria.
Queste esperienze nazionali hanno influenzato il dibattito internazionale, fornendo modelli operativi e scelte metodologiche che ora vengono considerate nel lavoro del gruppo Onu.
Implicazioni politiche e prossimi passi
L’introduzione di una nuova dashboard di indicatori da parte della Onu potrebbe avere effetti significativi sulle politiche pubbliche: una misurazione più sfumata del benessere può orientare le decisioni fiscali, la valutazione delle priorità nazionali e la rendicontazione verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Il processo decisionale in sede di Assemblea generale richiederà negoziazioni politiche tra Stati membri, che valuteranno l’impatto sulle loro strategie statistiche e sui meccanismi di governance economica. L’adozione di nuovi indicatori potrebbe anche stimolare aggiornamenti nei sistemi statistici nazionali e nella cooperazione internazionale per il confronto dei dati.
La proposta finale che emergerà dal report e dall’iniziativa politica del segretario generale sarà dunque cruciale: da un lato definirà specifiche tecniche e domini di misurazione, dall’altro dovrà indicare modalità di implementazione e armonizzazione con le statistiche esistenti, compreso il collegamento con gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Nei prossimi mesi è atteso il documento definitivo, seguito dalla traduzione delle linee guida in programmi di lavoro concreti a livello internazionale e nazionale. L’esperienza italiana del Bes e il contributo di ricercatori e istituzioni potranno rappresentare un punto di riferimento operativo per la messa a terra di questo nuovo paradigma di misurazione del progresso umano e ambientale.