Fisco italiano sotto accusa a Strasburgo: difese inadeguate su accessi e ispezioni

La normativa italiana sugli accessi fiscali è sotto crescente scrutinio a seguito di nuove pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, che hanno nuovamente censurato pratiche ispettive svolte su locali a uso promiscuo e imposto alla Stato la condanna al pagamento di 7.600 euro a titolo di risarcimento per danno morale.

Il caso e la decisione

La vicenda riguarda un accesso eseguito presso la sede legale di una società che coincideva con la residenza del suo rappresentante legale, e che ha costituito il motivo del ricorso giudiziario. Il caso si inserisce nello stesso filone dei precedenti decisi dalla Corte EDU, tra cui la pronuncia nota come Italgomme, e coinvolge professionalità legali locali come Cristiano Stasi e Ornella Bonassisa di Foggia, con l’assistenza dell’avvocato Federica Caroprese nell’ultimo contenzioso.

Le motivazioni della Corte

Corte europea dei diritti dell’uomo osserva:

“il quadro giuridico interno non fornisce garanzie procedurali sufficienti, in particolare nella misura in cui le misure contestate non sono soggette a un efficace controllo giurisdizionale a posteriori della loro legalità, necessità e proporzionalità”

Nel ragionamento della Corte è ribadito quanto già affermato nelle decisioni precedenti: la disciplina nazionale non assicurerebbe adeguati controlli giurisdizionali successivi volti a verificare la conformità, la necessità e la proporzionalità delle misure di accesso. Per questa ragione, i giudici hanno ritenuto infondata l’eccezione preliminare del Governo sul mancato esaurimento delle vie di ricorso interne.

Corte europea dei diritti dell’uomo ha concluso:

“l’eccezione preliminare del Governo relativa al mancato esaurimento dei rimedi interni deve essere respinta”

L’autorizzazione del pubblico ministero

Nella sentenza del 5 marzo, relativa al caso Edilsud e Ferreri contro Italia, la Corte EDU ha esaminato il ruolo dell’autorizzazione del pubblico ministero quando i locali oggetto di accesso hanno una funzione mista, commerciale e abitativa. Nel caso in esame l’autorizzazione era stata rilasciata dal pubblico ministero a fronte della natura cumulativa dei locali.

I giudici osservano:

“sebbene nel caso di specie essa sia stata autorizzata da un pubblico ministero a causa della funzione cumulativa dei locali come sede commerciale e residenza privata, tale autorizzazione non deve essere motivata ed è quindi considerata un semplice requisito procedurale”

La Corte ha ritenuto che un’autorizzazione priva di obbligo motivazionale non fornisca garanzie sufficienti: sotto questo profilo è stata paragonata all’autorizzazione rilasciata dal capo della Polizia tributaria o dalla Agenzia delle Entrate, tipologie di permessi già giudicate inadeguate nella pronuncia Italgomme. La normativa nazionale prevede l’obbligo di motivazione soltanto quando l’autorizzazione riguarda abitazioni private che non fungono contemporaneamente da locali commerciali.

I giudici precisano:

“tale autorizzazione è paragonabile a quella rilasciata dal capo della Polizia tributaria o dall’agenzia delle Entrate, che la Corte ha già ritenuto inadeguata nella causa Italgomme”

I rimedi ex post e le conseguenze pratiche

La Corte ha inoltre valutato l’efficacia dei rimedi successivi, come i ricorsi innanzi ai tribunali tributari o ai giudici civili, e li ha giudicati insufficienti a costituire una tutela reale contro possibili violazioni dei diritti connessi alla vita privata e familiare.

Corte europea dei diritti dell’uomo afferma:

“I ricorsi ex post dinanzi ai tribunali tributari o civili non possono essere considerati rimedi efficaci per i motivi esposti nella causa Italgomme”

“non costituiscono quindi vie di ricorso da esaurire”

La mancata indicazione, da parte del Governo, di nuove norme o decisioni interne capaci di smentire tali conclusioni ha consolidato la decisione della Corte, che ha confermato quindi la violazione dei diritti garantiti dalla Convenzione e disposto il risarcimento per il danno morale.

Implicazioni e scenari di riforma

Queste pronunce aprono scenari concreti di cambiamento: per adeguare la prassi nazionale agli orientamenti della Corte EDU, il legislatore potrebbe essere chiamato a introdurre forme di autorizzazione più rigorose, con obbligo di motivazione e controlli giudiziari preventivi o comunque rimedi giurisdizionali ex post realmente efficaci.

Tra le possibili conseguenze pratiche vi sono la revisione delle procedure investigative della Polizia tributaria e dell’Agenzia delle Entrate, una maggiore cautela nell’accesso ai locali con destinazione d’uso mista e l’eventuale richiesta di una specifica autorizzazione giudiziale quando sia in gioco la dimora privata. Tali interventi avrebbero l’obiettivo di bilanciare la necessità di contrastare l’evasione fiscale con la tutela dei diritti fondamentali tutelati dalla Convenzione europea.

In assenza di modifiche legislative, le amministrazioni competenti dovranno adeguare le proprie prassi operative per ridurre il rischio di ulteriori condanne internazionali e per assicurare garanzie procedurali più robuste ai cittadini e alle imprese coinvolte in ispezioni fiscali.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.