Nuove tensioni sui prezzi del legno: imballaggi in aumento fino al 18% in un anno

I prezzi del legno in Europa stanno risalendo e, dopo anni di ampia disponibilità di materia prima, si delinea il rischio di una carenza di legname tagliato. Questa tensione si riflette sui listini, con incrementi stimati fino al 15-18% per i segati di abete tra gennaio 2025 e gennaio 2026, e già ricadute significative sui settori a valle dell’industria del legno, in particolare su imballaggi — prodotto strategico per la logistica — e su pannelli, componenti fondamentali per la produzione di mobili e per l’edilizia.

Contesto e indicatori

L’allarme emerge dall’analisi dell’Indice prezzi elaborato da FederlegnoArredo in collaborazione con la Fondazione Edison, che monitora mensilmente l’andamento dei valori al commercio per tre categorie: segati di abete, legno lamellare e pannelli Osb. Gran parte dei prezzi rilevati dipende dalle importazioni: circa l’80% del legno trasformato dalle imprese italiane proviene dall’estero, soprattutto da Germania, Austria e Slovenia.

Cause della stretta sull’offerta

Negli ultimi mesi le società forestali in Germania e in Austria hanno ridotto in modo significativo i tagli. La contrazione dell’offerta ha fatto salire i prezzi dei cascami (segatura, cippato, tavole), generando una scarsità di materia prima per i produttori di pannelli e di imballaggi. Alla base di questo cambiamento ci sono elementi strutturali e ciclici che hanno alterato l’equilibrio tra domanda e offerta.

Paolo Fantoni ha dichiarato:

“La dinamica è partita circa un anno fa e si è intensificata negli ultimi quattro-cinque mesi. Per molte società boschive non è più conveniente procedere ai tagli: in passato i prezzi si erano fortemente ridotti a causa della grande disponibilità di materia prima determinata da eventi eccezionali, come la tempesta che nel 2018 abbatté milioni di alberi, e dagli interventi straordinari per rimuovere le piante colpite dal bostrico. Ora il quadro si è ribaltato, con ripercussioni su tutta la filiera.”

Effetti sui mercati e sulla filiera produttiva

L’Indice segnala aumenti per i segati di conifere, tendenza confermata anche dai dati di mercato evidenziati da Euwid, che rilevano un’accelerazione dei prezzi a partire dallo scorso ottobre, con incrementi attorno al 15% su alcune voci. Sui livelli di trasformazione più avanzati, gli aumenti più marcati riguardano i pannelli Osb e i pellets, il cui consumo è molto concentrato nel periodo invernale: tale stagionalità consente ai produttori di trasferire più facilmente l’aumento dei costi sul mercato.

Incrementi più contenuti si osservano per i pannelli in legno truciolare e per il MDF, segmenti nei quali l’industria italiana mantiene una forte specializzazione. Tuttavia, l’aumento dei costi delle materie prime mette sotto pressione catene produttive e imprese, in particolare le piccole e medie aziende che operano nei settori dell’imballaggio, dell’arredamento e delle costruzioni.

Prospettive e possibili risposte

La situazione mette in evidenza la dipendenza dalle importazioni e la vulnerabilità della filiera italiana alle fluttuazioni dell’offerta internazionale. Sul piano delle politiche e delle strategie d’impresa, le risposte possibili includono il rafforzamento della gestione forestale sostenibile, il miglioramento della capacità di stoccaggio per attenuare gli effetti della stagionalità, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Per mitigare la volatilità dei prezzi possono inoltre essere utili interventi di monitoraggio coordinati da associazioni di settore e istituzioni, misure a sostegno degli investimenti nella trasformazione locale del legno e incentivi per l’utilizzo di materie prime riciclate o alternative. Queste azioni avrebbero l’obiettivo di garantire maggiore resilienza alla filiera, tutelare l’occupazione e contenere gli impatti sui costi finali per imprese e consumatori.



Author: Tony
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