Tassa sui minipacchi: rinvio a luglio, ora a rischio stop
- 19 Febbraio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Per il contributo di due euro sulle spedizioni di piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-Ue, introdotto dall’ultima manovra, prende sempre più corpo l’ipotesi di uno slittamento temporaneo che dovrebbe precedere la sua abolizione a favore del dazio comunitario di tre euro, in vigore dal prossimo 1° luglio. Tuttavia, il percorso per giungere a una soluzione definitiva resta ancora parzialmente indefinito.
Contesto parlamentare
La proposta di rinviare l’entrata in vigore del contributo italiano ha riacceso il dibattito attorno al provvedimento noto come Milleproroghe. Un emendamento del Partito Democratico su questo tema non ha finora trovato accoglimento a causa della difficoltà nel reperire le risorse necessarie all’interno del decreto.
Matilde Siracusano ha spiegato:
“non è stato possibile reperire le occorrenti risorse finanziarie nel quadro del decreto legge.”
Pochi giorni dopo, in sede di Senato, il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha invece affermato che il differimento al 1° luglio del contributo sulle spedizioni fino a 150 euro non richiederebbe coperture aggiuntive.
Federico Freni ha precisato:
“Lo slittamento al primo luglio non richiederebbe ulteriori coperture.”
La relazione tecnica allegata alla manovra sembra confermare questa linea, indicando per quest’anno un gettito ridotto rispetto alle previsioni contenute nel bilancio pluriennale, anche per tener conto dei tempi necessari alla predisposizione dei sistemi informativi.
Prossimi passaggi normativi
L’intervento sul contributo nazionale non dovrebbe essere inserito direttamente nel Milleproroghe. È plausibile che il Governo accolga un ordine del giorno — anche a firma di gruppi di maggioranza — che impegni a posticipare l’entrata in vigore, mentre la modifica definitiva è attesa nel decreto fiscale che sarà varato nelle prossime settimane.
Nel medesimo decreto potrebbero essere introdotti anche correttivi relativi all’iperammortamento, in particolare per cancellare la clausola sugli acquisti di beni “Made in Ue”, che ha suscitato discussioni tra gli operatori economici.
Compatibilità con le norme comunitarie
Il rinvio al primo luglio rappresenterebbe una soluzione temporanea: nello stesso giorno entra infatti in vigore il dazio comunitario di tre euro, stabilito con la modifica al regolamento sulle franchigie doganali (1186/2009) approvata a febbraio. Il Governo ha sottolineato la necessità di armonizzare le regole nazionali con quelle europee.
Giancarlo Giorgetti ha dichiarato:
“C’è una decisione europea, e vedremo di rendere coerente anche le regole italiane.”
La questione presenta due profili distinti: uno giuridico, relativo alla compatibilità del contributo italiano con il nuovo dazio comunitario, e uno operativo, poiché risulta difficile ipotizzare la convivenza di una tassa nazionale di due euro con il dazio europeo di tre euro applicati sullo stesso minipacco.
Questioni di copertura e impatto fiscale
Sul piano delle entrate, l’interrogazione sollevata dal senatore Mario Turco ha posto il tema della sostituzione delle risorse previste in legge di bilancio qualora il contributo nazionale venisse ritirato per evitare una procedura d’infrazione comunitaria. La domanda riguarda risorse pari a circa 612,5 milioni nel triennio 2026-2028.
Mario Turco ha chiesto:
“In caso di ritiro del contributo per evitare l’avvio di una procedura d’infrazione Ue, come si provvederà a sostituire le entrate preventivate nella legge di bilancio?”
La logica del nuovo dazio europeo prevede che il 75% del gettito vada al bilancio comunitario, mentre il restante 25% venga trattenuto dagli Stati membri a titolo di rimborso per le spese di riscossione. In termini pratici, su un dazio di tre euro per ciascun minipacco, lo Stato membro conserverebbe circa 0,75 euro, una cifra ben al di sotto dei 2 euro previsti dal contributo nazionale attuale.
Ne consegue un mancato introito stimabile in circa 383 milioni nel triennio rispetto alle previsioni originali: uno scostamento che deve essere compensato con misure alternative di finanza pubblica o con modifiche normative che ne definiscano l’impatto.
Implicazioni politiche e operative
Oltre alla ricerca di coperture, il tema solleva questioni di carattere operativo per l’amministrazione doganale e per gli operatori logistici: occorre adeguare sistemi informativi, definire procedure di riscossione e stabilire regole chiare per evitare duplicazioni o controversie con la Commissione europea.
Il confronto fra Governo, Parlamento e apparati tecnici proseguirà nelle prossime settimane, con l’obiettivo di giungere a una soluzione che sia conforme alle normative comunitarie, sostenibile dal punto di vista finanziario e realizzabile sul piano operativo.