Il socio di Nouriel Roubini prevede un tracollo del bitcoin del 70% prima di un rimbalzo verso 500.000 dollari
- 5 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Reza Bundy, amministratore delegato di Atlas Capital e partner d’affari del critico di lungo corso del bitcoin Nouriel Roubini, prevede una caduta del bitcoin fino al 70% nei prossimi sei mesi, seguita in prospettiva da una ripresa che potrebbe portare il prezzo fino a 500.000 dollari negli anni a venire.
Reza Bundy ha dichiarato:
“Riteniamo che ci sarà un enorme calo del bitcoin nei prossimi sei mesi. Potrebbe arrivare fino al 70%. Il nostro intervallo di riferimento è intorno a 26.000–30.000 dollari. Se il mercato azionario subirà una correzione anche pari alla metà di quella del 2008, il bitcoin amplificherà tale perdita.”
Attualmente il bitcoin era scambiato intorno ai 63.000 dollari, con una perdita di quasi il 28% da inizio anno, mentre i mercati azionari hanno registrato forti rialzi alimentati dall’interesse per l’intelligenza artificiale e da spinte speculative: il S&P 500 è salito di circa il 10% e il Nasdaq ha guadagnato circa il 19%, sovraperformando il bitcoin nello stesso periodo.
La previsione ribassista di Bundy si basa su analisi macroeconomiche elaborate insieme al suo economista capo e cofondatore, Nouriel Roubini, figura nota per aver previsto la crisi dei mutui subprime del 2008 e per il suo scetticismo nei confronti delle criptovalute.
Nouriel Roubini ha affermato:
“Il bitcoin è una pseudo-classe di attivi, un bene puramente speculativo privo di valore fondamentale o di utilità reale paragonabile a coperture economiche vere come l’oro.”
Bundy condivide in parte questa visione nel breve periodo: sostiene che il bitcoin non si sia dimostrato un’efficace copertura contro l’inflazione e che, oggi, si comporti come un asset altamente volatile collegato ai titoli tecnologici. Pareri simili sono emersi anche da investitori rilevanti che hanno ridotto le loro esposizioni al bitcoin dopo aver osservato comportamenti incoerenti durante stress geopolitici e debolezza del dollaro.
Tuttavia, Bundy non è un contrarian permanente: resta convinto della tesi del bitcoin come riserva di valore e mantiene una visione rialzista di lungo periodo. La sua stima a lungo termine colloca il prezzo tra 150.000 e 500.000 dollari, posizione che lo differenzia dal suo socio Roubini. Questa fiducia trae origine dalla promessa originaria del bitcoin come alternativa alle turbolenze monetarie e politiche globali, concetto attribuito all’ideatore Satoshi Nakamoto.
Quattro scenari economici per il futuro del bitcoin
Per motivare la sua previsione di lungo periodo, Bundy delinea quattro possibili percorsi macroeconomici e il loro impatto sul prezzo del bitcoin, ciascuno con una probabilità stimata e un intervallo di prezzo associato.
1) Espansione controllata (40%): crescita moderata e inflazione stabile favorirebbero mercati in progressione e porterebbero il bitcoin in una fascia compresa tra 150.000 e 250.000 dollari.
2) Dominanza fiscale (25%): se i governi finanzieranno il debito con stampa monetaria massiccia, l’inflazione salirebbe e gli asset scarsi ne trarrebbero vantaggio, posizionando il bitcoin tra 250.000 e 500.000 dollari.
3) Conflitto globale (20%): shock di sicurezza su vasta scala (aree come il mar Cinese meridionale o il Medio Oriente) potrebbero generare panico iniziale e ribassi, ma alla lunga consoliderebbero il ruolo del bitcoin come bene neutrale e rifugio.
4) Recessione deflazionistica (15%): un forte congelamento del credito indebolirebbe il bitcoin fino all’intervento delle banche centrali, che iniettando liquidità potrebbero invertire la tendenza.
Strategia di investimento e posizione attuale
Nel breve periodo Bundy continua a mettere in guardia su una possibile crisi finanziaria globale e descrive il mercato azionario come una bolla comparabile al 1929. Questa analisi ha portato Atlas Capital a strutturare una strategia denominata techno-dollar, che non ancorerebbe i token digitali a una singola moneta statale soggetta a svalutazione, ma impiegherebbe modelli di allocazione guidati dall’intelligenza artificiale per spostare l’esposizione tra asset come oro, generi alimentari, immobili e tecnologie per la difesa.
La strategia viene attualmente implementata tramite un veicolo tradizionale quotato in borsa con ticker USAF sul Nasdaq, che gestisce un patrimonio netto contenuto e ha registrato un rendimento positivo dall’avvio. Bundy prevede inoltre di tokenizzare il veicolo su blockchain pubbliche nel prossimo futuro per aumentare la flessibilità e l’accesso.
Perché allora non includere subito il bitcoin nel portafoglio? Bundy ha spiegato:
“Crediamo che ci sarà una correzione significativa del mercato azionario e non vogliamo subire la fase ribassista del bitcoin. Dopo la correzione prenderemo una decisione finale sull’inclusione.”
Implicazioni pratiche per investitori e mercati
Il ragionamento di Bundy riflette una duplice attenzione: gestire il rischio tattico nel breve termine evitando esposizioni che possano amplificare le perdite, e mantenere una esposizione strategica al bitcoin come protezione contro scenari di diluizione monetaria a lungo termine. Per gli investitori italiani, questo approccio evidenzia l’importanza di separare decisioni di asset allocation tattiche dalle view strategiche su classi di attivi che potrebbero beneficiare di trend macro strutturali.
In sintesi
- Una possibile discesa fino al 70% del bitcoin nel breve periodo aumenterebbe la volatilità nei portafogli che non adottano coperture dinamiche, suggerendo prudenza nella gestione del rischio per gli investitori retail italiani.
- Se prevalgono scenari di stampa monetaria e aumento del debito pubblico, l’esposizione strategica a beni scarsi come il bitcoin potrebbe proteggere il potere d’acquisto degli investitori nel lungo termine.
- La proposta techno-dollar mostra come l’integrazione di modelli basati sull’intelligenza artificiale e una diversificazione cross-asset possano ridurre la dipendenza da singole valute o attività, un elemento da considerare nelle scelte di asset allocation in un contesto europeo.