Decreto 231: la riforma pronta a sfoltire la lista

Rivedere il sistema sanzionatorio restituendogli ordine e coerenza: questo è l’obiettivo principale del progetto di riforma del decreto 231 predisposto da un gruppo di lavoro istituito presso il Ministero della Giustizia e consegnato al ministro Carlo Nordio. La proposta prevede una delega al Governo per rimodulare il catalogo dei reati presupposto e ridisegnare le corrispondenti misure sanzionatorie.

Ambito di intervento

La riforma intende circoscrivere il perimetro dei reati presupposto ai delitti maggiormente connessi alla criminalità d’impresa, semplificando un elenco che nel tempo è diventato eterogeneo e spesso difficilmente gestibile dalle aziende. L’obiettivo dichiarato è riallineare l’impianto normativo alle finalità originarie della normativa, facilitando l’individuazione del rischio penale e la progettazione dei relativi modelli organizzativi.

La riforma tiene conto degli obblighi a livello europeo e internazionale, ma punta a riconnettere la disciplina al suo nucleo di riferimento: la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’impresa. Questo richiede una definizione più nitida delle condotte rilevanti, per offrire alle imprese un quadro di compliance più prevedibile e coerente.

Criticità nella definizione dei reati presupposto

Nel corso degli anni l’elenco dei reati presupposto si è ampliato per stratificazioni legislative spesso motivate da scelte nazionali non sempre strettamente vincolate da obblighi sovranazionali. Tale processo ha prodotto incombenze normative la cui coerenza sistematica è difficile da rintracciare e che talvolta vanno oltre le esigenze di adeguamento richieste da fonti internazionali.

Un caso emblematico riguarda l’inclusione di fattispecie che, benché rilevanti sotto il profilo etico e sociale, non sempre risultano pienamente coerenti con la matrice originaria della responsabilità degli enti. La ricomposizione di questo quadro mira a distinguere con maggiore precisione le condotte che effettivamente attengono alla criminalità d’impresa da quelle che rispondono ad altre esigenze di tutela.

Riforma del sistema sanzionatorio

Il progetto affronta anche la frammentazione delle sanzioni amministrative: attualmente le cornici edittali delle misure pecuniarie non sempre rispecchiano la diversa gravità degli illeciti, con conseguenze di non facile giustificazione sotto il profilo della proporzionalità.

Un esempio significativo è la collocazione normativa della corruzione tra privati, prevista dall’articolo 25‑ter del decreto 231, la cui misura sanzionatoria può risultare più severa rispetto a quella riconosciuta alla corruzione del pubblico ufficiale disciplinata dall’articolo 319 del Codice penale. Situazioni analoghe si riscontrano quando reati con diverso disvalore vengono inseriti nella stessa cornice edittale: è il caso, ad esempio, del disastro ambientale colposo e dell’inquinamento ambientale colposo.

La delega al Governo mira quindi a ridisegnare le soglie sanzionatorie e la strutturazione delle pene amministrative, introducendo criteri di graduazione che riflettano realmente la gravità delle condotte e la dimensione del rischio aziendale.

Impatto sulle imprese e sulle pratiche di compliance

Per le imprese la revisione avrà effetti concreti sulle attività di valutazione del rischio, sulla predisposizione dei modelli organizzativi e sulle procedure di controllo interno. Un catalogo dei reati più coerente e sanzioni calibrate rendono più efficaci le misure di prevenzione e la governance della compliance.

Dal punto di vista operativo, le società dovranno aggiornare le mappe dei rischi, investire nella formazione e rivedere i processi disciplinari e di controllo per assicurare che i modelli siano efficaci e proporzionati alla reale esposizione penale.

Sul piano istituzionale, la delega al Governo porterà all’adozione di decreti legislativi che definiranno i nuovi elenchi e le cornici sanzionatorie: tali provvedimenti saranno poi sottoposti al controllo parlamentare previsto dalla procedura della legge delega. Anche il giudice e le autorità amministrative avranno un ruolo nel delineare l’applicazione pratica delle nuove disposizioni.

Considerazioni conclusive

La proposta di riforma cerca di risolvere un problema di ordine sistemico, ricentrando il decreto 231 sulla sua finalità preventiva e antieconomica della criminalità d’impresa. Se adottata con criteri di chiarezza e proporzionalità, la normativa potrà favorire maggiore certezza del diritto, una più efficace attività di compliance aziendale e un’applicazione delle sanzioni più coerente con il principio di proporzionalità.

Resta essenziale che il processo di revisione contempli un dialogo tecnico fra istituzioni, operatori economici e operatori della giustizia al fine di assicurare soluzioni equilibrate e funzionali agli obiettivi di prevenzione e repressione degli illeciti nell’ambito d’impresa.



Author: Tony
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