Salari fermi: perché le retribuzioni restano bloccate

La retribuzione media annua presenta forti disomogeneità territoriali: si va da un minimo di 17.898 euro nelle Isole a 28.852 euro nel Nord Ovest, con un picco di 74.254 euro all’estero, valore che supera di oltre tre volte la media nazionale di 24.485 euro.

Negli ultimi dieci anni la struttura dell’occupazione è cambiata: la quota di lavoratori con almeno 55 anni è salita dal 12% del 2014 al 20% del 2024, mentre la fetta dei più giovani è aumentata leggermente dal 19% al 21%. Questi mutamenti riflettono tendenze demografiche e percorsi lavorativi diversificati.

La differenza nella retribuzione media annua tra classi d’età è marcata: i giovani hanno un imponibile previdenziale annuo che è meno della metà di quello dei senior. Ciò deriva dalla maggiore incidenza di contratti a tempo parziale o temporanei tra i più giovani e dalla progressione di carriera che aumenta la retribuzione con l’esperienza.

Il settore pubblico: numero di occupati e dinamica salariale

Nel settore pubblico il numero di dipendenti è passato da circa 3,56 milioni nel 2014 a 3,74 milioni nel 2024. L’incremento più rilevante si è registrato nel 2020, in gran parte legato alle assunzioni nel comparto scolastico e sanitario per affrontare l’emergenza pandemica, oltre che alla ripresa dei concorsi pubblici.

La retribuzione annuale media nel pubblico è cresciuta da 31.646 euro nel 2014 a 35.350 euro nel 2024, un aumento complessivo dell’11,7% nell’arco del decennio, corrispondente a circa l’1% annuo. Si tratta di una dinamica più contenuta rispetto al settore privato.

In valore assoluto i dipendenti pubblici percepiscono mediamente circa 10–11 mila euro in più rispetto ai dipendenti privati, differenza che riflette anche un numero di giornate lavorative annue mediamente superiore e meccanismi di carriera e contrattazione tipici della pubblica amministrazione.

Comparti: Scuola, Università e Sanità

Tra il 2014 e il 2024 i comparti della Scuola, della Università e della Sanità hanno mostrato un aumento degli addetti, mentre altri settori del pubblico hanno registrato cali occupazionali nel decennio.

Per quanto riguarda le retribuzioni, il comparto della Scuola presenta le medie più basse: circa 25.311 euro annui, sotto la soglia dei 30 mila euro, condizionate anche dalla discontinuità dei rapporti di lavoro (in media poco più di 260 giornate lavorative annue).

All’estremo opposto si collocano la Università e gli enti di ricerca, con retribuzioni medie significativamente più elevate, intorno a 52.931 euro. Questa differenza rispecchia profili professionali, livelli di specializzazione e tipi di contratti distinti.

Divari di genere e rapporto giornate/retribuzione

Nella composizione per genere del personale pubblico si è osservato un aumento della presenza femminile, passata dal 57% nel 2014 al 61% nel 2024. Tuttavia permane un significativo divario retributivo: la retribuzione media annua delle donne è pari, in media, al 77% di quella degli uomini.

Parte di questa differenza è riconducibile al numero medio inferiore di giornate retribuite fra le donne (279 nel 2024) rispetto agli uomini (288 nel 2024), ma non spiega interamente il gap, che dipende anche da fattori quali livello professionale, presenza in ruoli dirigenziali e tipologia contrattuale.

Implicazioni e contesto politico-amministrativo

Le differenze retributive e occupazionali tra aree geografiche, età, genere e comparti hanno ricadute su politiche del lavoro, contrattazione collettiva e sostenibilità previdenziale. Un invecchiamento della forza lavoro impone adeguamenti nella pianificazione dei turn over e negli strumenti di formazione continua.

Per il governo e le amministrazioni pubbliche le sfide comprendono il riequilibrio delle retribuzioni, il contrasto alle discontinuità contrattuali che penalizzano i più giovani e le donne, nonché la valorizzazione dei comparti con competenze critiche come la ricerca e la sanità.

Interventi possibili includono incentivi alla stabilizzazione dei contratti, politiche di conciliazione lavoro-famiglia per ridurre il divario di genere, e una revisione delle dinamiche di progressione salariale all’interno dei diversi comparti pubblici e nell’interazione con il settore privato.



Author: Tony
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