Minatori di Bitcoin sotto pressione: profitti in calo nonostante meno concorrenza, avverte JPMorgan

La potenza di calcolo complessiva della rete Bitcoin, nota come hashrate e utilizzata come indicatore della competizione tra i miner, è diminuita per il secondo mese consecutivo a dicembre, secondo un report pubblicato da JPMorgan.

Reginald Smith e Charles Pearce hanno scritto:

“La media mensile della rete hashrate, proxy per la competizione nel settore, è calata di 30 EH/sEH/s

Il termine hashrate indica la potenza di calcolo aggregata impiegata per minare e validare le transazioni su una blockchain basata su proof-of-work. L’unità di misura comunemente utilizzata è l’EH/s (exahash per secondo).

Andamento della redditività dei miner

Nonostante la riduzione della competizione, la redditività dell’attività di mining è diminuita. Gli analisti hanno stimato il ricavo medio giornaliero da premi di blocco per miner in termini di ricavo per unità di potenza.

Il report ha aggiunto:

“I miner hanno guadagnato in media 38.700 dollari per EH/s

In termini di profitto lordo giornaliero per EH/s, il valore è sceso del 9%, attestandosi intorno a 17.100 dollari, secondo quanto riportato nello studio.

Fattori che spiegano il calo

Il rapporto non entra nel dettaglio delle cause, ma diversi fattori possono aver contribuito alla compressione dei margini: il calo del prezzo del Bitcoin a partire da ottobre, l’effetto del recente halving che riduce i premi per i miner e i maggiori costi energetici sostenuti dagli operatori. Queste variabili insieme riducono la convenienza economica dell’attività di mining.

Per i miner, la redditività è funzione sia del prezzo della criptovaluta sia dei costi operativi (energia, manutenzione, infrastrutture). Una volatilità prolungata del prezzo e costi energetici elevati possono spingere alcuni operatori a ridurre l’attività o a cercare efficienze tecnologiche e contratti energetici più vantaggiosi.

Andamento del mercato delle società quotate

Nonostante il deterioramento della redditività operativa, la capitalizzazione combinata delle 14 società quotate negli Stati Uniti attive nel mining e nella gestione di data center monitorate dalla banca è aumentata, segnalando un interesse degli investitori sul settore.

Il report segnala che il valore di mercato aggregato di questi operatori è salito a 48 miliardi di dollari a fine anno, con un incremento del 73% nel corso dell’anno considerato.

Tra i titoli osservati, Hut 8 è stato il migliore nel mese, registrando un rialzo del 2%, mentre CleanSpark ha evidenziato la performance peggiore con una flessione del 33%. Sebbene solo due società abbiano battuto la performance del Bitcoin a dicembre, nove delle quattordici hanno sovraperformato la criptovaluta nel corso dell’anno, con primato di IREN e Cipher Mining tra i migliori risultati annuali.

Implicazioni e prospettive

Il calo dell’hashrate e della redditività evidenzia come il settore del mining sia sensibile sia alle dinamiche di mercato del prezzo della criptovaluta sia ai costi strutturali. Dal punto di vista istituzionale, ciò può tradursi in consolidamenti, riorganizzazioni operative e una maggiore attenzione verso fonti energetiche a basso costo o contratti di fornitura più stabili.

Per gli investitori e gli operatori del settore, la variazione futura della redditività dipenderà principalmente dall’andamento del prezzo del Bitcoin, dalle possibili innovazioni hardware che migliorino l’efficienza e dalle scelte regolatorie e ambientali che influenzano l’accesso e il costo dell’energia.