Il volume di ricerca di Google per crypto si mantiene appena sopra il minimo dell’ultimo anno

Google per il termine crypto si mantiene vicino al minimo dell’ultimo anno, con segnali di debolezza nel sentiment degli investitori man mano che il 2025 volge al termine.

La scala di Google Trends va da 0 a 100, dove 100 rappresenta il massimo storico di interesse. Il valore mondiale per la parola crypto ha registrato 26 lunedì, solo due punti sopra il minimo dell’anno pari a 24.

Anche le ricerche negli Stati Uniti hanno seguito lo stesso andamento: il volume è sceso fino a un minimo annuale, toccando 26 in un recente rilevamento, a conferma di un calo dell’interesse al dettaglio nel mercato.

Contesto e possibili cause del calo delle ricerche

La mancanza di interesse al dettaglio viene inoltre amplificata dalle recenti vicende legate ai memecoin, in particolare quelli associati a figure pubbliche, che hanno perso gran parte del valore rispetto ai massimi registrati.

Mario Nawfal ha commentato:

“Attualmente non c’è praticamente alcun interesse retail per le crypto. Dobbiamo forse riavviare le campagne sui ‘dino coins’ per far tornare il pubblico? Dopo la vicenda dei memecoin legati alla famiglia Trump, sembra che molti investitori al dettaglio abbiano perso fiducia nello spazio. Nessuno dei miei amici ‘normie’ mi chiede più nulla sulle crypto.”

Il peso del crollo di ottobre

Il sentimento riflesso dalle ricerche resta complicato anche a causa del flash crash di ottobre, considerato tra i peggiori crolli giornalieri nella storia delle criptovalute. Quell’evento ha provocato liquidazioni con leva per quasi 20 miliardi di dollari e ha visto alcune altcoin perdere fino al 99% in un solo giorno.

La stessa oscillazione ha interessato il prezzo del Bitcoin, che è passato da un massimo storico ipotetico superiore a 125.000 dollari fino a un minimo intorno a 80.000 dollari in novembre, rimanendo poi in un’area di consolidamento tra 80.000 e 90.000 dollari nelle settimane successive.

Indice di paura e avidità: stato attuale

L’indicatore Crypto Fear and Greed Index, che misura il sentiment di mercato combinando vari segnali come volatilità, momentum e attività sui social, ha toccato un minimo annuale pari a 10 in novembre, livello che indica “paura estrema” tra gli investitori.

Da allora l’indice ha oscillato tra “paura” e “paura estrema” e, al momento della stesura di questo pezzo, si attesta intorno a 28, segnalando un lieve miglioramento ma una prevalente cautela.

Implicazioni per il mercato e che cosa osservare

Volumi di ricerca bassi e indici di sentiment in area di paura generalmente riflettono una bassa partecipazione retail: ciò può limitare i picchi di volatilità al rialzo e prolungare fasi laterali o ribassiste fino a quando non intervengono nuove notizie, cambi di politica economica o eventi on‑chain significativi.

Gli operatori e gli osservatori del mercato dovrebbero monitorare diverse variabili chiave: l’evoluzione delle normative, i flussi istituzionali, i livelli di liquidità, le metriche on‑chain e i segnali di ripresa dell’interesse al dettaglio (come l’aumento delle ricerche o del volume di scambi), per valutare un eventuale ritorno di fiducia.

In sintesi, il dato di ricerca attuale è un indicatore utile per misurare il coinvolgimento del pubblico: finché permane un sentimento di sfiducia e l’attività retail resta contenuta, la tendenza del mercato potrebbe rimanere cauta e soggetta a rapidi ribaltamenti in caso di nuovi shock informativi o politici.