Eventi cripto che hanno ridefinito il settore nel 2025

Il 2025 è stato un anno in cui il settore delle criptovalute ha consolidato la sua transizione verso l’integrazione con la finanza tradizionale, segnando al contempo l’emergere di rischi operativi e normativi più strutturati. Una serie di eventi — hack, interventi legislativi, evoluzioni di mercato e progressi infrastrutturali — ha ridefinito chi partecipa al mercato, come si propaga il rischio e cosa significhi per la diffusione «mainstream» degli asset digitali.

Febbraio: il furto a Bybit riporta l’attenzione sul rischio operativo

Il 24 febbraio la comunità crypto ha affrontato un nuovo, rilevante episodio di sicurezza quando circa 1,4 miliardi di dollari sono stati sottratti dall’exchange Bybit, collocando l’attacco tra i più ingenti legati a piattaforme centralizzate.

Le autorità del Stati Uniti hanno attribuito pubblicamente l’azione ad attori riconducibili alla Corea del Nord, avvertendo che i fondi sarebbero verosimilmente stati «ripuliti» attraverso una rete di indirizzi e intermediari. L’episodio ha ricordato come, anche quando una blockchain continua a funzionare, decisioni su custodia, controparte e flussi di firma possano trasformarsi in rischi operativi gravi nell’arco di poche ore.

Aprile: i dazi riducono l’appetito per il rischio e la crypto si comporta come un asset macro

All’inizio di aprile, il sentiment globalmente più avverso al rischio, alimentato da tensioni sulle tariffe commerciali, ha segnato una debolezza diffusa: le azioni legate al mondo crypto sono calate e Bitcoin ha toccato nuovi minimi annuali.

Per grandi investitori istituzionali la performance del settore è apparsa sempre più correlata a dinamiche macro: in fasi di stress da titoli di prima pagina, il mercato crypto si è comportato come un trade ad alta beta, reagendo rapidamente a decisioni di politica commerciale, variazioni di liquidità e sentiment di mercato, talvolta più che a eventi on‑chain specifici.

Luglio: il GENIUS Act introduce un quadro federale per i stablecoin

Il 18 luglio il presidente Donald Trump ha firmato il GENIUS Act, una legge che istituisce un quadro federale per i «payment stablecoin» ancorati al dollaro, definendo requisiti minimi per emissione, riserve e supervisione.

Per gli emittenti questo significa regole più chiare su riserve, trasparenza e controllo, con un aumento delle responsabilità di compliance; per gli utenti, la norma ha rafforzato la fiducia nell’idea che token ancorati al dollaro siano soggetti a supervisione e possano essere trattati come strumenti di pagamento affidabili su scala nazionale e transfrontaliera.

Estate-autunno: gli stablecoin si spostano al centro dell’infrastruttura finanziaria

Ad agosto la societá Circle, emittente di USDC, ha annunciato il collocamento della propria offerta pubblica, un segnale della crescente rilevanza degli stablecoin non solo come strumenti di trading, ma come elementi di infrastruttura di pagamento regolamentata.

Parallelamente, attori non tradizionalmente legati al mondo crypto hanno iniziato a proporre soluzioni proprie: la fintech svedese Klarna ha lanciato KlarnaUSD su Tempo, puntando a velocizzare e ridurre i costi dei pagamenti cross‑border. Questi sviluppi hanno consolidato la percezione che gli stablecoin possano diventare componenti centrali nei bilanci, nelle piattaforme fintech e nelle discussioni di policy.

Settembre: la SEC apre una via più rapida per le quotazioni ETP spot

A settembre i regolatori statunitensi hanno introdotto standard generici di quotazione per azioni di trust basate su commodity, inclusi i prodotti negoziati in borsa (ETP) sostenuti da criptovalute, permettendo l’elenco sotto criteri standardizzati invece che tramite autorizzazioni ad hoc per ogni offerta.

Il cambiamento ha segnato un’evoluzione strutturale: l’esposizione crypto si è avvicinata al modo in cui le commodity tradizionali vengono confezionate e distribuite, con implicazioni durature su liquidità, accesso e integrazione degli asset digitali nei portafogli istituzionali.

Ottobre: massima euforia, afflussi record e poi una cascata di liquidazioni

All’inizio di ottobre Bitcoin ha raggiunto massimi storici, superando brevemente i 125.000 dollari, sostenuto dall’accelerazione delle posizioni istituzionali e dagli afflussi negli ETP quotati negli Stati Uniti. I fondi crypto globali hanno registrato il maggior flusso settimanale mai visto.

Tuttavia la fase di euforia è stata seguita da un rapido de‑risking: un forte calo dei prezzi ha scatenato oltre 19 miliardi di dollari in liquidazioni su posizioni leva, dando vita a una delle più grandi ondate di liquidazioni nella storia del mercato crypto. L’episodio ha messo in evidenza la riflessività del sistema: leva, liquidazioni automatiche e flussi legati agli ETP amplificano sia i movimenti rialzisti che quelli ribassisti.

In parallelo, voci critiche come quella di Peter Schiff hanno continuato a influenzare il dibattito pubblico, ribadendo scetticismo sulla natura intrinseca del valore di Bitcoin.

Dicembre: l’integrazione accelera e la regolamentazione avanza

Verso fine anno l’integrazione fra crypto e finanza tradizionale si è approfondita, accompagnata da una supervisione più stringente. Diverse realtà native del settore — tra cui Circle e Ripple — hanno ottenuto approvazioni preliminari o condizionate per istituire banche fiduciari nazionali o per convertire licenze statali, segnalando una tendenza verso infrastrutture bancarie crypto regolate a livello federale.

Nel Regno Unito è partita una consultazione su regole comprensive per i mercati crypto, mentre a Hong Kong gli exchange con licenza hanno continuato a dimostrare domanda istituzionale: l’IPO di HashKey su HKEX, sovraccollocata per 206 milioni di dollari, ha sottolineato l’ambizione della regione di porsi come hub regolamentato per le attività digitali.

Sul fronte delle azioni legali, la vicenda di Terraform Labs e del collasso di TerraUSD e LUNA ha raggiunto un punto di svolta: il fondatore Do Kwon è stato condannato a 15 anni di reclusione dopo aver patteggiato accuse legate a frodi, chiudendo uno dei capitoli più rilevanti dell’ultimo ciclo.

Cosa devono ricordare investitori ed appassionati sul 2025

Il 2025 non ha avuto un singolo «grande evento» dominante, ma una sequenza di avvenimenti che hanno ridefinito rischi, partecipanti e infrastrutture. Quattro dinamiche chiave emergono come punti di riferimento per il futuro:

Rischio operativo inevitabile. L’esposizione crypto oggi include pienamente custodia, controlli di accesso, design infrastrutturale e rapporti con le controparti: la sicurezza degli asset dipende tanto dai protocolli quanto dal modo in cui piattaforme, wallet e istituzioni reagiscono sotto stress.

Integrazione nel ciclo macro. I movimenti di prezzo rispondono sempre più a condizioni di liquidità globale, aspettative di politica economica e variazioni di sentiment: la criptovaluta si comporta spesso come una componente ad alta beta dei mercati di capitale.

Stablecoin come infrastruttura finanziaria. I token ancorati al dollaro sono passati da strumenti accessori a elementi regolamentati delle reti di pagamento e dei meccanismi di settlement: struttura dell’emittente, riserve e trasparenza sono diventati fattori centrali per l’adozione.

Accesso e disciplina del rischio divergono. L’ampliamento della distribuzione e la maggiore partecipazione sono andati di pari passo con leve finanziarie e posizionamenti riflessivi che possono accelerare movimenti di mercato: la maturità strutturale non elimina la volatilità, ma ne può amplificare la rapidità.

Queste tendenze definiscono il cambiamento del settore nel 2025 e offrono un quadro utile per valutare come i mercati crypto potrebbero comportarsi nel 2026 e negli anni successivi: più integrati, più regolati e al contempo esposti a dinamiche sistemiche che richiedono attenzione operativa e strategica.