L’OCSE avverte: in Italia l’età pensionabile salirà a 70 anni e gli attivi diminuiranno di oltre il 35% in 40 anni
- 27 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo il rapporto Panorama delle Pensioni 2025 pubblicato dall’Ocse, l’età pensionistica media è destinata ad aumentare nei prossimi anni: per le donne e gli uomini che hanno lasciato il lavoro nel 2024 la media era rispettivamente intorno a 63,9 e 64,7 anni, mentre per chi inizia la carriera nel 2024 la previsione sale a circa 65,9 anni per le donne e 66,4 anni per gli uomini.
Basandosi sulle norme in vigore, il rapporto indica che l’età normale della pensione aumenterà in oltre la metà dei Paesi dell’Ocse. I livelli stimati variano: si parte da circa 62 anni in alcuni casi — come nel Colombia (62 per gli uomini e 57 per le donne) — e livelli analoghi in Lussemburgo e Slovenia, fino a raggiungere o superare i 70 anni in paesi come Danimarca, Estonia, Italia, Paesi Bassi e Svezia.
Il rapporto sottolinea inoltre che l’invecchiamento demografico proseguirà a ritmi sostenuti nei prossimi 25 anni: nei Paesi dell’Ocse, per ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni il numero di individui con 65 anni e oltre dovrebbe passare dalla media di 33 nel 2025 a circa 52 nel 2050, mentre nel 2000 il valore era pari a 22.
Questo incremento sarà particolarmente pronunciato in alcune realtà: la crescita più elevata è prevista nella Corea, con un aumento vicino ai 50 punti percentuali, e forti incrementi sono attesi anche in Spagna, Grecia, Italia, Polonia e nella Repubblica slovacca, dove l’incremento dovrebbe superare i 25 punti percentuali.
Impatto sulla forza lavoro
La demografia in cambiamento avrà effetti significativi sulla popolazione in età lavorativa. Il rapporto stima una contrazione rilevante degli occupati tra i 20 e i 64 anni: oltre il 30% in paesi come Spagna, Estonia, Grecia, Giappone e nella Repubblica slovacca, e di oltre il 35% in aree come la Corea, Italia, Lettonia, Lituania e Polonia nel corso dei prossimi quattro decenni.
Un calo così marcato della popolazione attiva solleva questioni sulla capacità dei sistemi pensionistici di mantenere l’equilibrio contributivo e sulla necessità di politiche attive per incrementare la partecipazione al lavoro, favorire l’occupazione giovanile e prolungare carriere lavorative sostenibili.
Spesa previdenziale e sostenibilità finanziaria
Secondo le stime contenute nel rapporto, la spesa pubblica per le pensioni nei Paesi dell’Ocse si attesta in media intorno al 16% del Pil, un livello elevato rispetto ad altri Paesi: tale valore risulta il secondo più alto all’interno dell’area Ocse, posto immediatamente dopo quello della Grecia.
Il documento evidenzia inoltre che almeno un quarto di questa spesa non è coperto dai contributi pensionistici, il che implica un ricorso significativo a finanziamenti pubblici generali o ad altre fonti, con conseguenti pressioni sui bilanci statali e sulla sostenibilità a medio-lungo termine.
Divario di genere nelle pensioni
Nella scheda dedicata all’Italia il rapporto rileva che il divario pensionistico di genere si è ridotto nel tempo, passando dal 34% nel 2007 al 29% nel 2024, ma resta comunque significativamente al di sopra della media dell’Ocse, che si attesta intorno al 23%.
Il differenziale nei trattamenti pensionistici tra donne e uomini riflette ancora differenze nelle carriere lavorative, nei livelli retributivi e nell’assenza o nella frammentazione dei contributi. Per contrastare questa disparità sono necessarie politiche integrate che favoriscano la parità salariale, migliorino la conciliazione lavoro-famiglia e garantiscano percorsi contributivi più regolari.
Riflessioni sulle politiche future
Il quadro delineato dal rapporto invita a considerare una combinazione di misure: adeguamenti graduali dell’età pensionabile basati su indicatori demografici e di salute, riforme dei sistemi contributivi, incentivi per prolungare la partecipazione al mercato del lavoro e investimenti in politiche per la famiglia e l’occupazione femminile.
Strumenti di monitoraggio e dialogo tra governi, istituzioni sociali e parti sociali saranno fondamentali per progettare interventi equilibrati, garantire la sostenibilità finanziaria delle pensioni e preservare equità intergenerazionale e di genere.