Industria, CsC: Italia tra i paesi Ue più colpiti dall’impennata dei costi energetici

La manifattura italiana continua a mostrare una forte vocazione verso le micro imprese e le piccole imprese, una caratteristica strutturale che influenza la dinamica del settore e la sua competitività sui mercati internazionali.

Nel 2023 soltanto il 42% del valore aggiunto manifatturiero è stato prodotto dalle grandi imprese (250 o più addetti), a fronte del 74% in Francia e del 75% in Germania. In modo speculare, le micro imprese (fino a 9 addetti) e le piccole imprese (10-49 addetti) contribuiscono con oltre il 30% del valore aggiunto, rispetto a circa il 10% in Germania e al 14% in Francia.

Questa configurazione riflette sia l’elevata numerosità delle unità produttive di dimensioni ridotte sia la dimensione relativamente contenuta delle grandi aziende italiane. Negli ultimi dieci anni, però, il settore ha subito una trasformazione qualitativa: il numero di micro imprese è diminuito di quasi il 12% e si osserva un aumento della dimensione media tra le imprese più grandi.

Dimensione d’impresa e produttività

La relazione tra dimensione aziendale e performance produttiva è significativa: a parità di condizioni, l’efficienza tende ad aumentare con la dimensione d’impresa. Le imprese di media e grande dimensione italiane mostrano livelli di produttività superiori alle corrispondenti imprese in Germania, Francia e Spagna, il che sottolinea l’importanza di politiche che favoriscano la crescita dimensionale e il consolidamento aziendale.

Propensione agli investimenti

Nel periodo 2015-2024 la propensione agli investimenti in capitale fisso nella manifattura italiana si è attestata in media intorno al 25% del valore aggiunto, un livello superiore a quello registrato in Francia (22%) e in Germania (20%), e sostanzialmente allineato a quello della Spagna. Tuttavia, la crescita del capitale fisico disponibile è risultata relativamente debole se confrontata con altri paesi, anche considerando il rapporto con l’input di lavoro.

Gli investimenti in beni materiali costituiscono storicamente la parte più consistente degli investimenti manifatturieri: la propensione media nell’ultimo decennio è stata del 18,1% del valore aggiunto, consolidando un divario già esistente rispetto alla Francia (11% medio) e alla Germania (9,3%).

Al contrario, la propensione agli investimenti in beni immateriali — che comprende in parte gli investimenti in proprietà intellettuale — è cresciuta ma resta inferiore alle principali economie europee: circa il 15% in Italia rispetto al 18% in Germania e al 23% in Francia. La carenza di investimenti in capitale intangibile limita la modernizzazione dei processi produttivi e la capacità di competere sui segmenti ad alto contenuto tecnologico.

La dinamica della produttività e i divari strutturali

Uno dei nodi strutturali più rilevanti per la competitività è la scarsa dinamica della produttività. Negli ultimi trenta anni la produttività del lavoro per ora lavorata è cresciuta cumulativamente di circa il 26%, un tasso nettamente inferiore rispetto alle principali manifatture europee: si tratta di circa un terzo della crescita registrata in Francia e in Germania, e meno della metà rispetto alla Spagna.

Gran parte del divario si è accumulata tra il 1995 e il 2014, periodo in cui la produttività totale dei fattori (TFP) ha contribuito negativamente alla crescita complessiva. La TFP misura l’efficienza con cui capitale e lavoro vengono combinati e riflette processi innovativi, diffusione tecnologica e organizzazione produttiva; il suo recupero è quindi cruciale per migliorare le performance a lungo termine.

Effetti dello shock energetico e crisi recenti

Tra il 2015 e il 2019 la manifattura italiana ha evidenziato segnali di convergenza rispetto ai concorrenti europei, sostenuta dal contributo positivo del capitale intangibile e da una TFP in ripresa. Le crisi successive — prima la pandemia sanitaria e poi lo shock energetico — hanno però complicato l’interpretazione di questi segnali e contribuito a ridurre la dinamica positiva della produttività.

Lo shock energetico ha colpito l’Italia in misura più marcata rispetto ad altri paesi, aumentando significativamente la quota dei costi energetici sul totale dei costi di produzione, una quota che era già relativamente elevata prima della crisi. Nei settori ad alta intensità energetica l’impennata dei prezzi ha ridotto gli incentivi agli investimenti sia per effetto dell’offerta — l’aumento dei costi marginali innalza la soglia di redditività degli investimenti — sia per effetto della domanda — l’inflazione e la contrazione dei consumi comprimono gli investimenti attesi.

Nel biennio 2023-2024, a fronte di una forte caduta della produzione industriale, la manifattura italiana ha sperimentato un fenomeno diffuso di accumulo di manodopera (labour hoarding), che ha contribuito meccanicamente a una diminuzione della produttività per ora lavorata: le imprese hanno mantenuto livelli occupazionali più elevati rispetto al calo della produzione, spesso per tutelare capitale umano e competenze.

Implicazioni politiche e possibili azioni

Per sostenere la competitività della manifattura italiana è necessario un insieme coordinato di interventi: incentivare il consolidamento e la crescita dimensionale delle imprese, favorire gli investimenti in beni immateriali e in proprietà intellettuale, agevolare l’accesso al credito per iniziative di modernizzazione e digitalizzazione, e promuovere percorsi di formazione per le competenze tecnologiche.

Sul fronte energetico, misure di politica industriale e climatica che riducano la vulnerabilità ai rincari — ad esempio attraverso meccanismi di compensazione mirati, efficienza energetica e transizione verso fonti rinnovabili — possono limitare l’impatto sui costi e preservare gli incentivi agli investimenti produttivi.

Infine, un dialogo costante tra governo, imprese e istituzioni europee è essenziale per definire strumenti finanziari e regolamentari che sostengano la modernizzazione del settore, migliorino la produttività totale dei fattori e favoriscano una crescita sostenibile e resiliente della manifattura nazionale.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.