Imprese fronteggiano la crisi: prestiti in crescita, rischiosità stabile

La tenuta dei tassi di default a giugno 2025 rispetto a dicembre 2024 rappresenta un segnale positivo per il sistema delle imprese italiane: la rischiosità creditizia resta stabile attorno al 3%, valore ancora significativamente inferiore alle medie registrate nel periodo pre-pandemia, quando superava il 4%.

I dati emergono dall’ultimo Osservatorio periodico di Crif, che segnala anche un aumento del 13% degli importi erogati dalle banche alle aziende nel primo semestre del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo trend è riconducibile, in larga parte, alle riduzioni dei tassi d’interesse adottate dalla Banca centrale europea, le quali hanno migliorato le condizioni di accesso al credito per numerose imprese.

I dazi americani e il loro effetto paradossale

Oltre al contributo delle politiche monetarie, nei primi mesi dell’anno ha avuto rilievo un fenomeno apparentemente controintuitivo collegato all’introduzione di nuove tariffe doganali da parte dei Stati Uniti. La prospettiva di maggiore protezione ha indotto alcuni importatori e produttori a incrementare le scorte, determinando un’esplosione temporanea della domanda verso i fornitori esteri, compresi quelli italiani, e stimolando investimenti per far fronte a ordini più consistenti.

Questo effetto si riflette anche nella composizione delle richieste di finanziamento: è aumentata la domanda di linee orientate a sostenere il capitale circolante e gli investimenti legati alla produzione e allo stoccaggio.

Luca D’Amico ha spiegato:

“La tipologia di finanziamenti richiesti conferma questa interpretazione: registriamo un incremento del 24,5% sui mutui chirografari e sui prestiti, ovvero erogazioni necessarie a coprire sia la gestione del capitale circolante netto sia gli investimenti.”

Nonostante le difficoltà del contesto internazionale, il panorama imprenditoriale italiano mostra un livello di dinamismo che segnala la volontà di investire nel proprio futuro e di adattarsi alle trasformazioni in corso.

Luca D’Amico ha aggiunto:

“Ovviamente dovremo osservare con attenzione l’evoluzione nei prossimi mesi per valutare l’impatto reale della situazione internazionale; i dazi, in particolare su alcune filiere, potrebbero avere effetti molto pesanti.”

Le stime per la fine del 2025

Crif prevede per la seconda metà dell’anno un moderato incremento della rischiosità creditizia, con il tasso che potrebbe salire verso il 3,3-3,4% e proseguire una lieve crescita nel 2026, fino a sfiorare il 4% entro la fine dell’anno successivo. Queste proiezioni riflettono l’impatto combinato di vari fattori: l’andamento delle politiche monetarie, l’evoluzione del commercio internazionale e le specificità dei singoli settori produttivi.

Luca D’Amico ha osservato:

“Siamo comunque ancora in una zona di sicurezza, ma non bisogna abbassare la guardia: la situazione varia molto da comparto a comparto, perciò è necessario monitorare attentamente rischi e vulnerabilità.”

Dal punto di vista degli intermediari finanziari, uno scenario di crescita moderata della rischiosità implica un’attenta gestione delle policy di credito, possibili adeguamenti delle valutazioni di merito e un presidio più stretto del capitale e della liquidità. Anche le autorità di vigilanza, come la Banca d’Italia e le strutture di supervisione europee, seguiranno con attenzione l’andamento dei parametri di rischio per garantire la stabilità del sistema bancario.

Per le PMI il consiglio operativo rimane focalizzato sul rafforzamento della gestione del capitale circolante, sull’efficienza nella catena degli approvvigionamenti e sulla diversificazione dei mercati di sbocco, azioni che possono ridurre la vulnerabilità agli shock esterni come i cambiamenti tariffari.

Sul fronte delle prospettive, l’attesa è di una prosecuzione della crescita degli impieghi anche nel corso del 2025 e in parte del 2026, sostenuta dall’effetto ritardato delle misure di allentamento monetario e dalla domanda residua per scorte e investimenti; tuttavia, tale dinamica sarà disomogenea e dipenderà dall’evoluzione delle condizioni internazionali e dalle politiche commerciali dei principali partner.



Author: Tony
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