Gli investitori in criptovalute nel Regno Unito potrebbero dover pagare tasse anche senza lettera di avviso dell’HMRC

Negli ultimi mesi i contribuenti con esposizione alle criptovalute nel Regno Unito hanno visto aumentare il rischio di richieste di chiarimenti dall’autorità fiscale: anche chi non ha ancora ricevuto una comunicazione formale potrebbe trovarsi a dover regolarizzare posizioni non dichiarate a seguito di controlli più intensi.

Quest’anno HM Revenue & Customs ha inviato decine di migliaia di lettere di sollecito — note come “nudge letters” — invitando gli investitori a riesaminare le proprie dichiarazioni e a dichiarare eventuali plusvalenze da attività digitali prima di eventuali accertamenti formali.

Le autorità fiscali stanno ampliando l’uso di dati provenienti da exchange, istituti finanziari e accordi di scambio internazionale di informazioni, perciò l’assenza di una comunicazione non garantisce che una posizione sia corretta o ignorata.

Andrew Duca said:

“Non dichiarare le transazioni in criptovalute a HMRC è illecito, indipendentemente dal fatto che abbiate già ricevuto un avviso. L’aumento delle lettere inviate quest’anno deve essere un campanello d’allarme.”

Cosa sono le lettere di sollecito e quale finalità hanno

Le cosiddette “nudge letters” sono comunicazioni preventive che invitano i contribuenti a verificare le proprie dichiarazioni fiscali e a regolarizzare eventuali omissioni volontariamente. L’obiettivo dell’amministrazione è incoraggiare la compliance senza avviare immediatamente procedure punitive, riducendo al contempo i costi e il tempo necessari per accertamenti formali.

Come HMRC individua le discrepanze

HMRC confronta dati bancari, informazioni fornite dagli exchange e quanto riportato nelle dichiarazioni dei contribuenti. Differenze come depositi non dichiarati, trasferimenti tra conti o movimenti on‑chain che non trovano corrispondenza nelle autocertificazioni possono generare richieste di chiarimento o avviare verifiche più approfondite.

L’incremento degli scambi automatici di informazioni internazionali e la progressiva richiesta di trasparenza agli exchange rendono più semplice per l’autorità fiscale ottenere flussi di dati esterni, incluse transazioni realizzate su piattaforme straniere che servono clienti britannici.

Quali attività in criptovalute sono soggette a tassazione

La tassazione si applica non soltanto quando le criptovalute vengono convertite in sterline, ma anche quando si verificano determinate operazioni: permute tra token, ricezione di ricompense da staking, distribuzioni da airdrop o redditi derivanti da yield farming. Sono esenti gli acquisti effettuati con valuta fiat e i trasferimenti tra portafogli personali propriamente documentati.

Per determinare la plusvalenza HMRC utilizza un metodo di calcolo a più livelli, noto come “spooling”: si considerano prima le operazioni effettuate nello stesso giorno, poi quelle nell’arco di 30 giorni e infine si applica il costo medio alle operazioni più datate. Per i trader frequenti questo approccio può risultare complesso e richiedere strumenti specifici per tracciare e riconciliare le operazioni.

Requisiti di segnalazione per exchange e portafogli

Le piattaforme che operano nel Regno Unito e quelle estere che forniscono servizi a utenti britannici sono obbligate a fornire dati sulle transazioni alle autorità fiscali. Con l’entrata in vigore del quadro di segnalazione internazionale per asset digitali promosso dall’OCSE (il cosiddetto CARF) prevista per il 2026, l’accesso a informazioni aggregate dai mercati globali sarà ancora più sistematico.

Non sono esenti le attività svolte su DEX o conservate in cold wallet: anche queste operazioni, se tracciabili e riconducibili al contribuente, devono essere dichiarate. L’obbligo riguarda trasferimenti tra portafogli, scambi decentralizzati e qualsiasi movimento che generi plusvalenze o reddito imponibile.

Cosa fare se si riceve una comunicazione

Chi riceve una lettera di HMRC dovrebbe agire con tempestività: la consulenza di commercialisti o specialisti fiscali esperti in asset digitali è raccomandata per compilare report accurati delle transazioni, correggere omissioni e negoziare eventuali rateizzazioni o riduzioni di sanzioni in caso di underpayment accertato.

Andrew Duca said:

“Utilizzare software fiscali specifici per criptovalute aiuta a produrre rendiconti completi in maniera efficiente. Infine, è importante essere pronti a saldare eventuali imposte dovute: la mancata risposta può comportare sanzioni o approfondimenti.”

È consigliabile conservare documentazione dettagliata su acquisti, vendite, swap e trasferimenti, incluse ricevute, estratti conto e file di transazione on‑chain, per poter supportare le ricostruzioni contabili richieste dall’autorità fiscale.

Impatto regolamentare e sviluppi all’estero

L’adozione di standard internazionali come il CARF avrà ripercussioni significative: da un lato aumenterà l’efficacia dei controlli transfrontalieri, dall’altro potrà spingere gli operatori e gli investitori verso pratiche di maggiore conformità. Le istituzioni fiscali nazionali guadagneranno strumenti più efficaci per individuare flussi non dichiarati e coordinare azioni con controparti estere.

Anche negli Stati Uniti sono in corso dibattiti su possibili aggiornamenti normativi: tra le proposte discusse vi è l’introduzione di una soglia di esenzione per piccole transazioni e una chiarificazione del trattamento fiscale delle ricompense da staking, temi che possono influenzare futuri orientamenti internazionali sulla fiscalità delle criptovalute.

Lawrence Zlatkin said:

“È auspicabile valutare una soglia de minimis per le transazioni in criptovalute, in modo da concentrarsi sulle operazioni di entità economica significativa.”

Considerazioni finali per investitori e professionisti

In questo contesto di crescente scambio informativo e più stretta supervisione, la strategia prudente è la trasparenza: regolarizzare volontariamente eventuali omissioni, dotarsi di strumenti di tracciamento specialistici e rivolgersi a consulenti fiscali competenti riduce il rischio di sanzioni e contenziosi. Le autorità fiscali tendono a privilegiare la compliance volontaria, ma la possibilità di accertamenti automatizzati rende la gestione preventiva della posizione tributaria una priorità per chi opera con asset digitali.