Galapagos chiude l’unità di terapia cellulare e genica

Galapagos NV ha deciso di chiudere la sua divisione dedicata alle terapie geniche e cellulari (CGT) dopo che il tentativo di cedere l’unità non ha ricevuto offerte ritenute adeguate; la società dichiara che concentrerà le risorse verso nuovi progetti trasformativi.

La riorganizzazione comporterà circa 365 esuberi distribuiti tra gli stabilimenti nei Paesi Bassi, in Svizzera, negli Stati Uniti e in Cina, con l’obiettivo di completare la fase di smantellamento operativa entro la fine del 2026.

L’azienda prevede di sostenere costi operativi compresi tra €100–€125 milioni e costi di ristrutturazione pari a €150–€200 milioni fino al termine del periodo di dismissione. Durante questa fase, Galapagos resterà comunque aperta a proposte per la cessione parziale o totale dell’unità CGT.

Contesto del settore

La decisione di Galapagos si inserisce in un contesto più ampio di ridimensionamento degli investimenti nel comparto delle CGT, che dopo un periodo di forti impegni finanziari sta registrando una contrazione. Molte aziende stanno riconsiderando il rapporto rischio/beneficio in un settore caratterizzato da costi produttivi elevati, difficoltà nella scalabilità e incertezze sulle prospettive commerciali.

Negli ultimi mesi il capitale si è spostato verso programmi a rischio relativamente più basso e a fasi di sviluppo più avanzate, mentre lo sviluppo iniziale e la produzione di terapie cellulari e geniche richiedono strutture altamente specializzate e investimenti ricorrenti significativi.

Esempi recenti di ridimensionamento

Diversi importanti attori del settore hanno recentemente ridotto o riallocato i loro programmi di ricerca. Novo Nordisk ha chiuso la sua divisione di ricerca sulle terapie cellulari, con la perdita di circa 250 posti di lavoro e lo stop a progetti per il morbo di Parkinson, l’insufficienza cardiaca cronica e il diabete di tipo 1.

Takeda ha invece abbandonato la ricerca in ambito cellulare per riallocare investimenti su piccole molecole, prodotti biologici e ADC (coniugati anticorpo-farmaco), evidenziando un cambio strategico verso piattaforme ritenute più consolidabili e con tempi di ritorno più prevedibili.

Analogamente, la filiale Kite Pharma di Gilead Sciences ha interrotto una collaborazione per terapie “off-the-shelf”, terminando una partnership di ricerca che aveva un valore potenziale significativo con la controparte industriale.

Sfide produttive e regolatorie

Le difficoltà operative sono molteplici: la produzione di prodotti CGT richiede processi complessi, controlli di qualità rigorosi, materie prime altamente specifiche e catene di fornitura sensibili. Tutto ciò si traduce in costi unitari elevati che rendono difficile costruire modelli commerciali sostenibili su larga scala.

In aggiunta, l’incertezza regolatoria e la necessità di evidenze cliniche solide per l’autorizzazione e il rimborso aumentano la cautela degli investitori e impongono percorsi di sviluppo più lunghi e costosi. Per queste ragioni, molte aziende privilegiano strategie che riducano l’esposizione tecnica e finanziaria.

Prospettive di mercato e risposte del settore

Nonostante i problemi operativi, le terapie geniche e cellulari restano tra i settori a più rapida crescita della ricerca farmaceutica. Secondo un rapporto di GlobalData (settembre 2025), il mercato globale delle CGT potrebbe valere circa $79 miliardi entro il 2030, cifra che sottolinea il potenziale terapeutico e commerciale a medio termine.

Per facilitare il passaggio dalla sperimentazione alla commercializzazione, gli analisti raccomandano una maggiore collaborazione tra autorità regolatorie e industria, nonché un ricorso intensificato a CDMO (organizzazioni di sviluppo e produzione a contratto) per garantire accesso a materiali di alta qualità e competenze produttive senza dover sostenere l’intero onere degli investimenti infrastrutturali interni.

Alcuni accordi recenti segnalano che rimane fiducia sul valore strategico delle tecnologie: ad esempio, la partnership che ha previsto un investimento fino a $555 milioni per la piattaforma di editing genico basata su intelligenza artificiale e l’acquisizione, per $2,1 miliardi, di un’impresa per rafforzare una pipeline di CAR-T sono segnali che parte del mercato continua a puntare su acquisizioni mirate e su tecnologie complementari.

Conclusioni

La chiusura della divisione CGT di Galapagos riflette la fase di riallineamento del settore verso modelli di sviluppo più sostenibili e meno esposti al rischio produttivo iniziale. Pur con le difficoltà attuali, il potenziale terapeutico delle terapie geniche e cellulari mantiene l’interesse degli investitori e dell’industria; è verosimile che il futuro vedrà una combinazione di consolidamento, specializzazione produttiva e collaborazioni pubblico-private per superare gli ostacoli esistenti.