Crescita e conti oggi in Cdm i numeri alla base della manovra 2026

Si fa luce sul quadro macroeconomico che definirà le linee guida della prossima legge di Bilancio. Il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che sarà presentato al Consiglio dei ministri, dovrebbe evidenziare un lieve margine derivante dal positivo andamento delle finanze pubbliche, contribuendo così ad anticipare la riduzione del deficit verso la soglia cruciale del 3%. Secondo le nuove normative, ogni ulteriore risorsa dovrà essere reperita tramite tagli di spesa o introduzione di nuove imposte. Al Ministero dell’Economia, si affinano le stime che formeranno il quadro del documento, che sostituisce il precedente Nadef. Questo documento includerà, in linea con quanto stabilito dalla risoluzione unitaria di maggioranza e opposizione, un aggiornamento delle previsioni a legislazione vigente del Documento di Economia e Finanza (Dpf), le proiezioni programmatiche triennali, l’aggregato della spesa netta e, per la prima volta, una prima suddivisione delle misure previste nella legge di Bilancio.

Il margine nascosto nell’indebitamento

Dal parametro della spesa primaria netta – che Bruxelles ha indicato come nuovo riferimento ufficiale – potrebbe emergere un margine di risorse utilizzabili per la manovra finanziaria. Circolano voci non ufficiali che parlano di circa 8 miliardi, ma si raccomanda prudenza poiché non vi sono conferme definitive. Per quanto riguarda la crescita economica, le stime tendenziali fissano l’aumento al +0,5% per il 2024, con la possibilità di una lieve revisione al rialzo, mentre per il 2025 si prevede un +0,7%.

La vera novità, tuttavia, arriverà dai dati sull’indebitamento pubblico. Nell’ultimo Dpf di aprile, il deficit era stimato al 3,3% nel 2024 e al 2,8% nel 2025. Come spiegato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e confermato dai documenti ufficiali del Mef, ora l’obiettivo è riportare il deficit al 3% nel 2025, con l’effetto collaterale di un’uscita anticipata dalla procedura di infrazione europea di un anno rispetto ai piani iniziali. Sarà inoltre importante monitorare l’andamento del debito pubblico, che nel Dpf era indicato al 136,6% del PIL per il 2024, con un incremento previsto al 137,6% nel 2026 e una lieve discesa successiva al 137,4% nel 2027.

L’uscita dalla procedura di infrazione e le sue implicazioni

Secondo le analisi di Morgan Stanley, il debito pubblico italiano non solo non si stabilizzerà, ma è atteso in crescita che potrebbe portarlo vicino al 139,7% del PIL nel 2026. Tuttavia, il possibile superamento della procedura di infrazione da parte dell’Italia potrebbe offrire margini di manovra importanti, tra cui la possibilità di invocare la clausola di salvaguardia per investimenti strategici nel settore della Difesa.

Giancarlo Giorgetti ha ribadito un approccio pragmatico sul tema:

“Vogliamo rispettare gli impegni di bilancio presi a livello internazionale e mantenere fede a ciò che è stato stabilito per rafforzare le capacità di difesa nazionale”

Il ministro ha inoltre aperto al ricorso a prestiti nell’ambito del programma Safe, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo del comparto industriale della Difesa.

Le incognite della prossima manovra economica

Una volta superata la fase di definizione del Dpfp, resta poco più di un paio di settimane per mettere a punto la manovra finanziaria. Tra le priorità rientra il rinnovo della riduzione dell’Irpef, con particolare attenzione alle fasce di reddito più rappresentative del ceto medio. È previsto che la seconda aliquota scenda dal 35% al 33%, ma attualmente sembra prevalere la linea che lascia invariato lo scaglione fino a 50.000 euro, senza estenderlo a 60.000 euro.

Tra gli interventi più attesi vi è anche quello rivolto alle famiglie, con l’introduzione di nuove misure sulle detrazioni fiscali, perseguendo il percorso avviato con il cosiddetto quoziente familiare introdotto lo scorso anno.

Sarà oggetto di revisione anche il piano di rottamazione delle cartelle esattoriali: l’ipotesi di partenza è di un taglio rispetto alla durata e al numero di rate inizialmente previsti, con una possibile riduzione della scadenza da 10 a 8 anni e delle rate da 120 a 96, limitatamente alle partite di importo inferiore.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha dichiarato:

“Il lavoro è in corso; stiamo valutando tutte le opzioni che la maggioranza ha proposto”

Dal punto di vista finanziario, si attende inoltre il risultato delle valutazioni sul concordato preventivo riservato alle partite IVA, recentemente concluso. Le prime stime indicano una partecipazione pari al 10% della platea interessata, con possibilità che questa percentuale sia leggermente superiore. Maurizio Leo ha sottolineato l’importanza di questa operazione, insieme alla precedente, per aver liberato dall’area grigia una quota significativa di contribuenti.

Infine, tra le voci di entrata si considera anche un possibile contributo del settore bancario, stimato tra i 2,5 e 3 miliardi di euro. Resta però aperta la trattativa con le istituzioni finanziarie per definire modalità e importi precisi.



Author: Tony
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