Aiuti a Gaza, la flottiglia rifiuta la mediazione e cosa potrebbe succedere adesso
- 26 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Poche ore prima di riferire a Camera e Senato sulla situazione, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato come «in acque territoriali israeliane non possiamo garantire la sicurezza». Tra le persone a bordo della flottiglia ci sono circa cinquanta italiani, tra cui parlamentari ed europarlamentari.
Il Governo italiano ha deciso di inviare una nave militare per tutelare la Global Sea Fleet (GSF): la fregata Fasan, che ha già raggiunto la zona dove navigava la flottiglia, pronta a intervenire in caso di necessità, fornendo soccorso, assistenza e protezione a eventuali persone in pericolo.
«Considerando che la fregata Fasan dovrà poi rientrare alla sua missione principale – ha precisato Crosetto – partirà verso l’area la fregata Alpino, dotata probabilmente di strumenti avanzati per anticipare possibili pericoli».
I rischi oltre le acque internazionali
Questa presenza militare è limitata alle acque internazionali, mentre la criticità si presenterà non appena la flottiglia raggiungerà le acque controllate da Israele. «Per ora siamo a circa 450 miglia dal punto più delicato – ha dichiarato il ministro – ma vogliamo chiarire che al di fuori delle acque internazionali nessuno potrà garantire la sicurezza o soccorsi in caso di emergenza. È fondamentale comprendere la gravità di questa situazione, che non è determinata né da questo Parlamento né dal Governo, né dagli altri 44 governi o parlamenti delle nazioni coinvolte nella flottiglia».
Il motivo, ha spiegato Crosetto, è che «varcati i confini delle acque internazionali e entrando nelle acque soggette al blocco israeliano, che sono considerate territoriali da Israele, perderemo la possibilità di intervenire a tutela dei nostri connazionali».
Le navi italiane non forzeranno il blocco israeliano
In un comunicato ufficiale, il ministro ha ulteriormente precisato: «Come già detto chiaramente sia in Parlamento che pubblicamente, non saranno presenti contemporaneamente due navi italiane nell’area. La fregata Alpino sostituirà la Fasan, che rientrerà alla sua missione originaria. Ribadisco che le unità navali italiane non svolgono alcun ruolo di scorta e non usciranno dalle acque internazionali, anche qualora la flottiglia decidesse di forzare il blocco israeliano».
«Uno degli obiettivi prioritari è evitare proprio che ciò avvenga, scongiurando potenziali conseguenze negative» ha aggiunto il ministro.
Inoltre, il ministero degli Esteri, in coordinamento con la Difesa, ha proposto una soluzione per facilitare l’ingresso degli aiuti umanitari. È stata garantita la presenza di una nave militare nelle vicinanze, pronta a fornire assistenza e soccorso.
«Rimane però indispensabile che la flottiglia eviti qualsiasi tentativo di forzare il blocco – si legge ancora nella nota –. Mettere a rischio vite umane in acque dove non sarebbe possibile intervenire non avrebbe senso e comporterebbe pericoli inutili».
Il parere dell’ammiraglio Fabio Caffio
Fabio Caffio, ammiraglio in congedo e docente universitario in “Introduzione geopolitica e diritto internazionale del mare” presso l’Università di Bari, ha commentato la decisione di inviare la fregata Fasan, che verrà successivamente sostituita dalla Alpino.
«Questa operazione rientra nelle attività di protezione dei nostri cittadini all’estero, uno dei compiti istituzionali delle Forze Armate, in particolare della Marina Militare» ha spiegato.
Ha poi aggiunto che l’intervento in acque internazionali è una misura preventiva conforme al diritto internazionale e alle competenze attribuite alla Marina. «Fornire assistenza in mare a chi si trova in difficoltà è infatti una responsabilità primaria, che non ha scopi militari nelle finalità ma utilizza mezzi militari per garantire efficacia e sicurezza».
Caffio ha inoltre precisato che non vi è alcuna caratteristica offensiva nell’invio della nave italiana, in assenza di intenzioni belliche: «Ovviamente, resta comunque il diritto all’autodifesa qualora si venga attaccati».
Infine, ha evidenziato che sullo sfondo vi sono anche altre tematiche importanti, quali il diritto di manifestare pacificamente in mare e il diritto di Israele di adottare misure di autoprotezione nel contesto di un conflitto, sempre nel rispetto dei principi di necessità e proporzionalità.