Il parlamento Ue vota sull’immunità di Ilaria Salis ecco perché Forza Italia potrebbe salvarla
- 21 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il destino di Ilaria Salis sarà sancito dal voto dei 188 eurodeputati del Partito Popolare Europeo, inclusi i 9 membri di Forza Italia, presenti nell’Europarlamento. Considerando le cifre, l’eurodeputata eletta con Avs, che ha trascorso quasi un anno in un carcere ungherese di massima sicurezza e che è stata rilasciata dopo la sua elezione a Strasburgo, eviterà di essere nuovamente processata a Budapest solo se almeno un terzo di questi deputati sosterrà i progressisti votando a favore della sua immunità durante la prossima sessione plenaria. La data più probabile per questo voto decisivo è il 7 ottobre.
A influire a favore di Salis c’è anche la pressione derivante dai continui attacchi da parte del governo ungherese, elementi che potrebbero unire il settore dei popolari che in passato ha sostenuto la cacciata dello stesso Viktor Orban, il quale ha persino definito tacitamente Salis “terrorista”.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha espresso la sua convinzione sul fatto che Ilaria Salis non sia una terrorista:
«Non intendo giudicare le scelte di altri Stati, ma non credo che Salis sia una terrorista. Pur avendo idee molto diverse dalle mie, esiste un procedimento a suo carico, ma non mi risulta che sia coinvolta in attività terroristiche.»
Dall’opposizione, Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia ha posto una posizione più rigida:
«Se Salis ha agito con coraggio, deve rinunciare all’immunità parlamentare. Qualora non lo facesse, il Parlamento dovrebbe votare per revocargliela.»
Il voto in Commissione e la proposta del relatore
Il primo momento decisivo sarà il 23 settembre, quando la Commissione Affari Legali dovrà votare sul testo formulato dal relatore popolare spagnolo Adrián Vázquez Lázara. Sebbene il documento non sia ancora reso pubblico, fonti qualificate indicano che la proposta consisterà nella revoca dell’immunità, basandosi sul principio che tale tutela riguarda soltanto crimini eventualmente commessi durante il mandato parlamentare, e non prima di esso.
All’interno della Commissione, qualora il Ppe si schierasse compatto a favore della relazione, si prevede una maggioranza di 14 membri contrari all’immunità e 11 favorevoli. In caso di parità, la proposta verrebbe respinta. È importante sottolineare che questo voto non sarà vincolante; la decisione definitiva spetta infatti all’Aula dell’Europarlamento, dove sarà sufficiente la maggioranza semplice dei presenti.
La richiesta di revoca e la situazione politica
Parallelamente, la Commissione affronterà lo stesso giorno un’altra questione molto delicata: la concessione o meno dell’immunità al popolare ungherese Péter Magyar, leader dell’opposizione contro il governo di Orban. I sostenitori di Salis auspicano che, chiamato a difendere uno dei suoi membri contro il governo magiaro, il Ppe possa fare altrettanto per l’eurodeputata italiana.
Da ricordare che il governo ungherese ha richiesto la revoca dell’immunità a Ilaria Salis il 10 ottobre dello scorso anno, appena un giorno dopo che l’eurodeputata aveva criticato apertamente l’esecutivo magiaro durante un dibattito sulla presidenza ungherese del Consiglio. Per i suoi sostenitori, questa tempistica è la dimostrazione evidente del carattere politico e persecutorio della richiesta.
Possibili scenari: mandato di cattura internazionale
In caso di revoca dell’immunità, il governo guidato da Viktor Orban potrebbe emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti di Ilaria Salis. La stessa eurodeputata ha dichiarato di essere preoccupata, descrivendo la situazione come estremamente difficile:
«Sto attraversando giorni molto complessi. Ho fiducia nei colleghi chiamati a decidere sull’immunità, ma ammetto che sono preoccupata. Se il Parlamento dovesse revocarmela, il mio processo a Budapest riprenderà: una farsa giudiziaria con una sentenza già scritta, condotta senza garanzie democratiche e in condizioni che rendono impossibile una difesa adeguata. Potrei rischiare fino a 24 anni di carcere, una pena sproporzionata rispetto alle accuse che mi sono mosse. Potrei essere estradata in Ungheria, consegnata a chi mi ha trascinata in tribunale come un prigioniero, chi mi ha tenuto in una prigione per oltre quindici mesi in condizioni disumane.»