Ben & Jerry’s, il fondatore lascia l’azienda per le polemiche su Gaza con Unilever
- 17 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il progetto di espansione territoriale di Israele in Cisgiordania ha scosso profondamente il settore del gelato. Jerry Greenfield, co-fondatore del celebre marchio americano Ben & Jerry’s, ha deciso di abbandonare l’azienda dopo quasi cinquant’anni di attività, come reso noto dal suo storico collega Ben Cohen tramite la piattaforma social X. Il motivo principale di questa separazione risiede nella perdita di autonomia del brand, fondato nel 1978 nello stato del Vermont, nei confronti della sua casa madre anglo-olandese Unilever, che avrebbe limitato le sue iniziative sociali.
In una lettera indirizzata ai consumatori, Greenfield ha dichiarato di non poter più agire «in buona coscienza» in un’azienda che è stata «messa a tacere» da Unilever, malgrado un accordo di fusione firmato nel 2000 volto a tutelare la missione sociale del marchio. «Quella indipendenza era in gran parte garantita dall’accordo di fusione unico nel suo genere», ha scritto, sottolineando come lui e il suo socio avessero negoziato con cura questa condizione con la multinazionale.
Ben & Jerry’s ha sempre scelto di schierarsi apertamente a favore della pace, della giustizia e dei diritti umani, non come concetti astratti ma applicati ai fatti concreti che si svolgono nel mondo. Il brand si è caratterizzato per un approccio pacifista e alternativo, che ha spesso trovato espressione nelle sue campagne di marketing, come ad esempio il gelato «Imagine Whirled Peace» del 2008, dedicato a John Lennon.
La settimana scorsa, il cofondatore Ben Cohen aveva raccontato che, a causa delle tensioni con Unilever, il marchio aveva tentato una vendita agli investitori con una valutazione di mercato compresa tra 1,5 e 2,5 miliardi di dollari, ma l’offerta era stata rifiutata. Il dissidio tra Unilever e Ben & Jerry’s risale almeno al 2021, anno in cui il produttore del famoso gelato con la mucca sorridente annunciò la sospensione della vendita dei propri prodotti nei territori della Cisgiordania sotto occupazione israeliana.
Da allora, Ben & Jerry’s ha intrapreso una battaglia legale contro la propria società madre, accusandola di tentativi di silenziare le proprie voci dissenzienti. Inoltre, il marchio ha definito il conflitto nella striscia di Gaza come un «genocidio», una presa di posizione insolita e significativa per un grande brand statunitense.
Contesto politico e impatto sull’industria del gelato
Il caso Ben & Jerry’s rappresenta un esempio emblematico di come questioni politiche globali possano influenzare profondamente settori apparentemente distanti come quello alimentare. La scelta di boicottare i territori israeliani in Cisgiordania ha scatenato un dibattito non solo sul ruolo delle aziende nella politica internazionale, ma anche sulla responsabilità sociale delle imprese multinazionali.
Unilever, come multinazionale attiva in numerosi mercati globali, si trova oggi nell’occhio del ciclone tra la necessità di tutelare i propri interessi commerciali e la pressione a mantenere una posizione neutrale nei confronti di conflitti geopolitici complessi. La decisione di limitare l’attivismo sociale di Ben & Jerry’s mette in luce la tensione intrinseca tra imperativi di business e richieste di etica e sostenibilità che vengono dal pubblico e dai consumatori.
Allo stesso tempo, la vicenda sugli asset di Ben & Jerry’s segnala un cambiamento significativo nel modo in cui i brand devono fare i conti con le aspettative sociali, soprattutto nei Paesi occidentali dove il dibattito sui diritti umani ha sempre maggiore risonanza. La rottura tra i fondatori e la casa madre apre una riflessione sulle dinamiche di potere all’interno delle grandi aziende e sulla possibilità per i marchi di mantenere la propria voce indipendente in un mercato sempre più globale e interconnesso.