Dogane Ue sotto pressione: un pacco su 15.000 controllato, l’ecommerce mette in crisi la vigilanza sui prodotti

Nel 2025 il tasso di controlli sulle merci importate nell’Unione europea è drasticamente diminuito rispetto a tre anni prima, nonostante l’aumento esponenziale dei volumi: lo certifica l’ultimo rapporto della Commissione europea sui controlli di conformità dei prodotti in ingresso nel mercato comunitario.

Un calo drastico dei controlli

Nel 2025 le dogane europee hanno effettuato 387.588 interventi, con 205.888 sospensioni e 58.391 rifiuti definitivi. Tuttavia, il rapporto tra interventi e volume di merci è precipitato: il tasso di controllo è sceso a 65 articoli controllati per milione di articoli importati, rispetto a 203 nel 2022. Anche il tasso di sospensione è diminuito a 34 per milione, mentre il tasso di scoperta — ossia la quota di merci effettivamente bloccate alla frontiera — è calato per la prima volta sotto la soglia di 10, fermandosi a 9,7 per milione.

Crescita esplosiva delle importazioni e ruolo dell’e‑commerce

Nel triennio la quantità di articoli immessi in libera pratica nell’Unione europea è passata da 1,5 miliardi nel 2022 a quasi 6 miliardi nel 2025, un incremento vicino al 300%. A spingere questa crescita è stato soprattutto il e-commerce extra‑UE, con spedizioni di basso valore (fino a 150 euro) che ora rappresentano il 91% di tutte le importazioni: nel 2025 si sono registrati 5,9 miliardi di pacchi di questa tipologia.

Queste spedizioni di basso valore sono al centro delle recenti riforme doganali: dal primo luglio è entrato in vigore un dazio di tre euro per le importazioni fino a 150 euro, una misura pensata per riequilibrare il mercato e recuperare gettito, ma che non risolve il problema della limitata capacità di controllo fisico dei flussi.

Controlli su prodotti e Paesi d’origine

La Commissione europea ha effettuato un’operazione di controllo su larga scala nel 2025 in due fasi. Nella prima fase sono stati acquistati online 20.000 fra giocattoli e piccoli apparecchi elettronici da operatori extra‑UE: oltre la metà è risultata non conforme e, tra i prodotti analizzati in laboratorio, l’84% è stato giudicato pericoloso.

Nella seconda fase sono stati esaminati 11.338 articoli comprendenti cosmetici, dispositivi di protezione individuale (DPI) e integratori alimentari. Le percentuali di non conformità sono state elevate: circa il 65% per i cosmetici e il 60% per i DPI. Tra i principali paesi di origine dei prodotti fuori norma figurano Stati Uniti, Cina e Regno Unito.

Conseguenze normative, fiscali e per i consumatori

Il combinato disposto di volumi in aumento e capacità di controllo limitata solleva diverse questioni istituzionali. La responsabilità dell’applicazione delle norme sui prodotti ricade sia sulla Commissione europea per la definizione degli standard sia sugli Stati membri per l’attuazione e i controlli alle frontiere, creando un tema di coordinamento e di risorse tra autorità nazionali.

Dal punto di vista fiscale, la diffusione di importazioni a basso valore pone rischi per il recupero di IVA e dazi: bassi livelli di controllo aumentano l’evasione potenziale e riducono le entrate pubbliche. Per le imprese europee, e in particolare per le PMI italiane, la maggiore concorrenza di prodotti esteri non conformi può tradursi in pressioni sui prezzi, perdita di quote di mercato e danni reputazionali se prodotti non sicuri circolano liberamente.

Per far fronte a questi rischi sono necessarie misure strutturali: potenziamento delle capacità doganali, investimenti in strumenti di controllo digitale e tracciabilità nelle filiere, oltre a una cooperazione rafforzata con le piattaforme di marketplace per migliorare la verifica a monte dei venditori esteri.

Implicazioni pratiche per l’Italia

Per l’Italia, paese con una forte presenza di piccole e medie imprese manifatturiere e un tessuto produttivo esposto alla concorrenza internazionale, la situazione richiede attenzione: una maggiore invasività di prodotti a basso costo potrebbe comprimere margini e scoraggiare investimenti in qualità e innovazione. Allo stesso tempo, il rafforzamento dei controlli e della regolazione può rappresentare un’opportunità per le imprese italiane che puntano sulla conformità e sulla sicurezza come vantaggio competitivo.

Infine, il settore della logistica e delle piattaforme digitali potrebbe vedere crescere la domanda di soluzioni conformi e di certificazione, generando opportunità di investimento in tecnologie di verifica, automazione dei controlli e servizi di garanzia della conformità per l’export e l’import.

In sintesi

  • Il calo dei controlli doganali, nonostante l’aumento massiccio delle importazioni, determina un rischio crescente per la sicurezza dei consumatori e per la parità di concorrenza a livello europeo.
  • Per gli investitori, la situazione accentua il valore di asset legati alla compliance, alla tracciabilità e ai servizi di verifica: aziende che offrono soluzioni di controllo potrebbero vedere opportunità di crescita.
  • Per le imprese italiane, la competizione con prodotti di dubbia conformità rende più urgente l’investimento in marchi, qualità e filiere trasparenti per mantenere margini e fiducia dei consumatori.
  • Sul piano pubblico, l’efficacia delle entrate da IVA e dazi dipenderà dalla capacità di riorientare risorse verso sistemi doganali più digitalizzati e da una maggiore cooperazione tra Stati membri e piattaforme commerciali.


Author: Tony
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