Istat, deficit/Pil 2025 confermato al 3,1%: Pil rivisto al +0,6%, pressione fiscale al 42,9%

Il deficit italiano resta appena sopra la soglia europea del 3%. Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è stato pari al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma invariato rispetto alla precedente stima. L’aggiornamento dell’Istat allontana così la possibilità di un’uscita anticipata già nel 2026 dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.

Migliora invece la fotografia della crescita: il Pil in volume del 2025 è stato rivisto al +0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima precedente. Anche il dato del 2024 è stato corretto al rialzo, con una crescita ora indicata all’1,1%.

Deficit fermo al 3,1%

Il dato sul deficit conferma sostanzialmente quanto già emerso nelle precedenti comunicazioni dell’Istat.

Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è sceso rispetto al 3,4% del Pil registrato nel 2024, ma non abbastanza da portarsi sotto il valore di riferimento del 3% previsto dalle regole europee.

L’Italia resta quindi soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo, aperta nel 2024. La procedura rimane formalmente in corso fino a quando le condizioni di finanza pubblica non consentiranno alla Commissione europea e al Consiglio di valutarne la chiusura.

Giorgetti: uscita rinviata al 2027

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

La conferma del 3,1% impedisce quindi di anticipare il percorso immaginato dal governo, che puntava a beneficiare già nel 2026 di un dato consuntivo inferiore alla soglia europea.

Pil 2025 rivisto al +0,6%

Sul fronte della crescita, l’aggiornamento dei conti nazionali porta invece una revisione positiva.

Il Pil 2025 in volume aumenta dello 0,6%, rispetto al +0,5% indicato nelle stime precedenti. Per il 2024 la crescita viene portata all’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali.

Il livello del Pil 2025 a prezzi correnti è stato inoltre rivisto verso l’alto, riflettendo l’aggiornamento delle informazioni utilizzate dall’Istat nella ricostruzione dei conti nazionali.

Pressione fiscale al 42,9%

Nel 2025 aumenta anche la pressione fiscale, che si attesta al 42,9% del Pil, con un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Il dato misura il rapporto tra l’insieme di imposte e contributi sociali e il prodotto interno lordo e accompagna quindi il miglioramento del deficit con un aumento dell’incidenza complessiva del prelievo sull’economia.

La soglia europea resta al 3%

La procedura europea è legata al rispetto dei parametri previsti dal quadro di governance fiscale dell’Unione.

Per la chiusura della procedura è necessario che il disavanzo venga riportato in maniera duratura entro il valore di riferimento del 3% del Pil, oltre alla valutazione complessiva della traiettoria dei conti pubblici.

Con il consuntivo 2025 fermo al 3,1%, l’Italia non dispone quindi del requisito necessario per puntare alla chiusura anticipata già quest’anno.

Patuelli: “Le banche hanno già dato”

Sui possibili effetti del dato di finanza pubblica e sull’ipotesi di un nuovo contributo richiesto agli istituti di credito è intervenuto anche Antonio Patuelli, presidente dell’ABI.

“Noi siamo per mantenere i patti e siamo indisponibili a non mantenere i patti. I dati europei non dipendono dalle banche, le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia”, ha affermato Patuelli.

La posizione arriva mentre il governo prepara le prossime scelte di finanza pubblica e resta aperto il confronto sulle risorse da destinare alla manovra.

La partita si sposta sul 2027

La fotografia aggiornata dell’Istat restituisce quindi un quadro misto: crescita leggermente migliore delle stime precedenti, deficit in calo rispetto al 2024 ma ancora sopra la soglia del 3% e pressione fiscale in aumento.

Per il governo, il mancato superamento della soglia europea rinvia ora al 2027 l’obiettivo indicato da Giorgetti per l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.

Nel frattempo l’Italia resta sottoposta al percorso correttivo europeo, con l’evoluzione del deficit nei prossimi esercizi destinata a rappresentare uno dei principali vincoli nella definizione della politica di bilancio.