Liguria, in sei anni 3mila imprese al dettaglio perse e 443 milioni andati in fumo
- 20 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Nell’arco di sei anni Liguria ha perso quasi 3.000 imprese del commercio al dettaglio, con una perdita di ricchezza stimata intorno ai 443 milioni di euro: è il quadro che emerge da uno studio di Confesercenti basato sui dati 2019-2025.
Secondo l’analisi, a livello nazionale sono scomparse oltre 111.000 imprese di commercio al dettaglio, mentre nella sola Liguria il calo è stato di 2.952 unità, pari a una contrazione dell’11,8% rispetto al totale regionale.
Dati territoriali e confronti nazionali
Il report segnala una riduzione generalizzata delle attività commerciali in tutto il territorio ligure. A livello nazionale le imprese nei capoluoghi hanno registrato un calo del 14,3%, nelle province del 13,4% e il Nordovest ha segnato una flessione del 12,3%.
Analizzando le province liguri, La Spezia risulta la più colpita con una perdita del 16,4% a livello provinciale e del 16,9% nel capoluogo. Seguono Savona (-14,8% in provincia, -12,5% nel capoluogo). Genova e Imperia mostrano una tenuta relativa: Genova registra un -9,9% in provincia e -9,4% nel comune capoluogo, mentre Imperia perde l’11,2% a livello provinciale ma solo il 6,4% nel capoluogo.
Dinamiche occupazionali e strutturali
La contrazione delle imprese si riflette anche sugli addetti, ma con dinamiche interne complesse: la trasformazione verso organizzazioni più grandi o catene ha aumentato il lavoro dipendente in molte aree, senza tuttavia compensare la perdita complessiva di posti di lavoro. In termini di capoluoghi liguri, gli addetti sono diminuiti: La Spezia -12,5%, Imperia -5,4%, Genova -3,9% e Savona -3,7%.
Estendendo l’analisi all’intero ambito provinciale si osserva invece un aumento dei salariati in quasi tutta la regione: spicca Imperia con +13,5% di addetti dipendenti, seguita da Genova (+5,4%) e La Spezia (+3,8%). Solo Savona registra una lieve flessione (-0,8%). A livello nazionale i dipendenti sono cresciuti del 10,2%, mentre il lavoro indipendente nel commercio è crollato ovunque.
Il lavoro autonomo nel commercio segna diminuzioni consistenti nelle province liguri: Genova -14,6%, La Spezia -21,1%, Imperia -15,9% e Savona -19,7%, rispetto a un dato nazionale di -17,7%.
Fattori alla base del declino
Più elementi contribuiscono a questo trend: la diffusione dell’e-commerce, i cambiamenti demografici e nei flussi turistici, la competizione della grande distribuzione e la pressione sui costi fissi come affitti ed energia. Eventi straordinari come la pandemia hanno inoltre accelerato processi di consolidamento e razionalizzazione, penalizzando soprattutto le realtà indipendenti.
Altri fattori rilevanti includono la complessità amministrativa e fiscale, le difficoltà di accesso al credito per le microimprese e la necessità di investimenti per la digitalizzazione e l’innovazione dei punti vendita.
Implicazioni economiche e possibili interventi
La perdita di imprese e il ridimensionamento degli autonomi hanno impatti che vanno oltre il singolo negozio: compromettono la vitalità dei centri urbani, riducono la varietà dell’offerta commerciale e possono abbassare i valori immobiliari delle vie commerciali. Per gli investitori, questo scenario apre spazi per ripensare l’uso degli spazi commerciali verso logistica urbana, servizi esperienziali o soluzioni miste residenziali/commerciali.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, il sostegno alla transizione digitale delle imprese, misure di contenimento dei costi energetici, incentivi fiscali mirati e interventi di semplificazione amministrativa possono contribuire a mitigare la chiusura delle attività e a favorire processi di rigenerazione commerciale.
Infine, la formazione e il supporto all’imprenditorialità locale sono elementi chiave per aiutare i commercianti a riposizionarsi sul mercato, soprattutto in settori a valore aggiunto come l’artigianato, l’enogastronomia e l’offerta turistica qualificata.
In sintesi
- La contrazione delle imprese al dettaglio in Liguria evidenzia un cambiamento strutturale del mercato locale che può deprimere i valori degli immobili commerciali e ridurre l’attrattività delle vie urbane per consumatori e turisti.
- Il passaggio da lavoro autonomo a lavoro dipendente indica una concentrazione della domanda verso realtà più grandi: per gli investitori ciò significa opportunità nel ridimensionamento e nella riconversione di spazi retail in logistica urbana o servizi ibridi.
- Interventi mirati di politica economica — digitalizzazione, incentivi energetici e semplificazioni — potrebbero rallentare il declino delle microimprese e favorire processi di rigenerazione, con ricadute positive sull’occupazione e sui consumi locali.