Liguria, in sei anni 3mila imprese al dettaglio perse e 443 milioni andati in fumo

Nell’arco di sei anni Liguria ha perso quasi 3.000 imprese del commercio al dettaglio, con una perdita di ricchezza stimata intorno ai 443 milioni di euro: è il quadro che emerge da uno studio di Confesercenti basato sui dati 2019-2025.

Secondo l’analisi, a livello nazionale sono scomparse oltre 111.000 imprese di commercio al dettaglio, mentre nella sola Liguria il calo è stato di 2.952 unità, pari a una contrazione dell’11,8% rispetto al totale regionale.

Dati territoriali e confronti nazionali

Il report segnala una riduzione generalizzata delle attività commerciali in tutto il territorio ligure. A livello nazionale le imprese nei capoluoghi hanno registrato un calo del 14,3%, nelle province del 13,4% e il Nordovest ha segnato una flessione del 12,3%.

Analizzando le province liguri, La Spezia risulta la più colpita con una perdita del 16,4% a livello provinciale e del 16,9% nel capoluogo. Seguono Savona (-14,8% in provincia, -12,5% nel capoluogo). Genova e Imperia mostrano una tenuta relativa: Genova registra un -9,9% in provincia e -9,4% nel comune capoluogo, mentre Imperia perde l’11,2% a livello provinciale ma solo il 6,4% nel capoluogo.

Dinamiche occupazionali e strutturali

La contrazione delle imprese si riflette anche sugli addetti, ma con dinamiche interne complesse: la trasformazione verso organizzazioni più grandi o catene ha aumentato il lavoro dipendente in molte aree, senza tuttavia compensare la perdita complessiva di posti di lavoro. In termini di capoluoghi liguri, gli addetti sono diminuiti: La Spezia -12,5%, Imperia -5,4%, Genova -3,9% e Savona -3,7%.

Estendendo l’analisi all’intero ambito provinciale si osserva invece un aumento dei salariati in quasi tutta la regione: spicca Imperia con +13,5% di addetti dipendenti, seguita da Genova (+5,4%) e La Spezia (+3,8%). Solo Savona registra una lieve flessione (-0,8%). A livello nazionale i dipendenti sono cresciuti del 10,2%, mentre il lavoro indipendente nel commercio è crollato ovunque.

Il lavoro autonomo nel commercio segna diminuzioni consistenti nelle province liguri: Genova -14,6%, La Spezia -21,1%, Imperia -15,9% e Savona -19,7%, rispetto a un dato nazionale di -17,7%.

Fattori alla base del declino

Più elementi contribuiscono a questo trend: la diffusione dell’e-commerce, i cambiamenti demografici e nei flussi turistici, la competizione della grande distribuzione e la pressione sui costi fissi come affitti ed energia. Eventi straordinari come la pandemia hanno inoltre accelerato processi di consolidamento e razionalizzazione, penalizzando soprattutto le realtà indipendenti.

Altri fattori rilevanti includono la complessità amministrativa e fiscale, le difficoltà di accesso al credito per le microimprese e la necessità di investimenti per la digitalizzazione e l’innovazione dei punti vendita.

Implicazioni economiche e possibili interventi

La perdita di imprese e il ridimensionamento degli autonomi hanno impatti che vanno oltre il singolo negozio: compromettono la vitalità dei centri urbani, riducono la varietà dell’offerta commerciale e possono abbassare i valori immobiliari delle vie commerciali. Per gli investitori, questo scenario apre spazi per ripensare l’uso degli spazi commerciali verso logistica urbana, servizi esperienziali o soluzioni miste residenziali/commerciali.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, il sostegno alla transizione digitale delle imprese, misure di contenimento dei costi energetici, incentivi fiscali mirati e interventi di semplificazione amministrativa possono contribuire a mitigare la chiusura delle attività e a favorire processi di rigenerazione commerciale.

Infine, la formazione e il supporto all’imprenditorialità locale sono elementi chiave per aiutare i commercianti a riposizionarsi sul mercato, soprattutto in settori a valore aggiunto come l’artigianato, l’enogastronomia e l’offerta turistica qualificata.

In sintesi

  • La contrazione delle imprese al dettaglio in Liguria evidenzia un cambiamento strutturale del mercato locale che può deprimere i valori degli immobili commerciali e ridurre l’attrattività delle vie urbane per consumatori e turisti.
  • Il passaggio da lavoro autonomo a lavoro dipendente indica una concentrazione della domanda verso realtà più grandi: per gli investitori ciò significa opportunità nel ridimensionamento e nella riconversione di spazi retail in logistica urbana o servizi ibridi.
  • Interventi mirati di politica economica — digitalizzazione, incentivi energetici e semplificazioni — potrebbero rallentare il declino delle microimprese e favorire processi di rigenerazione, con ricadute positive sull’occupazione e sui consumi locali.


Author: Tony
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