Vetro, Assovetro: gas oltre 80 euro/MWh mette a rischio gli impianti. «L’equilibrio industriale non regge»
- 18 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
Il nuovo aumento del prezzo del gas mette sotto pressione l’industria italiana del vetro. Con le quotazioni tornate intorno e sopra quota 80 euro per MWh, Assovetro chiede al Governo interventi immediati per ridurre il costo dell’energia sostenuto dalle imprese gasivore e scongiurare fermate degli impianti, perdita di occupazione e trasferimenti della capacità produttiva all’estero.
Per il settore il tema energetico è particolarmente critico: il gas naturale rappresenta il principale input energetico e in molte produzioni copre oltre l’80% del fabbisogno.
I forni lavorano inoltre a ciclo continuo e non possono essere semplicemente spenti nei periodi di mercato sfavorevole. Una fermata può provocare danni agli impianti e richiedere tempi molto lunghi per il pieno riavvio della produzione.
Energia fino al 18,9% dei costi di produzione
L’impatto dell’energia sui conti delle aziende del vetro era già emerso con forza durante la precedente crisi energetica.
Nel 2024 l’energia ha rappresentato il 18,9% dei costi di produzione, dopo il 22,1% del 2023 e quasi il 29% del 2022. Nel momento più difficile della crisi, per alcune aziende l’incidenza aveva raggiunto picchi del 56%.
I dati sono coerenti con l’ultimo Rapporto di Sostenibilità di Assovetro, che aveva già individuato il costo dell’energia come uno dei principali fattori di pressione sulla competitività del settore.
Secondo l’associazione, la fase attuale presenta tuttavia un elemento di maggiore criticità: molte aziende dispongono oggi di coperture energetiche più limitate rispetto al 2022 e al 2023 e risultano quindi maggiormente esposte alle oscillazioni del mercato.
Torno: «Con questi prezzi l’equilibrio industriale non regge»
«Con questi prezzi l’equilibrio industriale non regge», dichiaraVitaliano Torno (in foto), presidente di Assovetro. «La crisi attuale è, per molti aspetti, più grave di quella del 2022 e del 2023. Allora molte aziende disponevano ancora, almeno in parte, di contratti stipulati durante una fase di prezzi relativamente bassi; oggi quel cuscinetto si è fortemente ridotto. A questo si aggiunge un divario competitivo sempre più difficile da colmare: in Europa il gas può costare fino a otto volte più che negli Stati Uniti, mentre diversi concorrenti asiatici e nordafricani beneficiano di energia agevolata, minori vincoli ambientali e condizioni fiscali molto più favorevoli».
Un’industria da 9 miliardi e oltre 5,5 milioni di tonnellate
Il rischio riguarda un comparto che mantiene un peso rilevante nella manifattura italiana.
Nel 2025 la produzione nazionale di vetro ha superato 5,5 milioni di tonnellate, con un fatturato complessivo di circa 9 miliardi di euro.
Assovetro rappresenta oggi 70 aziende e circa 16.000 addetti diretti, ai quali si aggiunge un ampio indotto composto da imprese della manutenzione, dell’impiantistica, del trasporto, della logistica, delle materie prime e del trattamento del rottame.
Una riduzione della capacità produttiva nazionale avrebbe quindi conseguenze che andrebbero oltre le singole vetrerie.
Dal food alla farmaceutica, le filiere esposte
Il vetro rappresenta infatti un componente essenziale per numerose filiere industriali.
Tra queste figurano alimentare e bevande, farmaceutica, cosmetica, automotive, edilizia, isolanti, elettrodomestici e applicazioni tecniche ed elettriche.
Una riduzione della produzione italiana potrebbe tradursi in maggiore ricorso alle importazioni, aumento dei costi per le imprese utilizzatrici e maggiore vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.
«Difendere la produzione del vetro significa proteggere un patrimonio industriale costruito in decenni, migliaia di posti di lavoro e la capacità di approvvigionamento di settori fondamentali per il Paese», prosegue Torno. «In queste settimane le imprese stanno decidendo investimenti che determineranno il futuro industriale dei prossimi cinque anni. La visibilità sugli eventuali sostegni che il Sistema Paese intende assicurare alle attività produttive è decisiva, ma oggi manca: anche la percezione di un impegno credibile e stabile pesa sulle scelte di localizzazione. Senza una prospettiva chiara sui costi energetici, la chiusura di un forno può trasformarsi nella perdita definitiva di capacità produttiva, competenze e occupazione nei territori».
A rischio anche la filiera del riciclo
La crisi avrebbe conseguenze anche sull’economia circolare.
Nel 2025 il tasso di riciclo degli imballaggi in vetro ha raggiunto l’82,1%, in crescita rispetto all’anno precedente.
Le vetrerie rappresentano lo sbocco industriale naturale del vetro raccolto e trattato. Una riduzione del numero di impianti in grado di riutilizzare il rottame rischierebbe quindi di indebolire anche la sostenibilità economica del sistema nazionale di raccolta e riciclo.
Il problema resterebbe anche in presenza di maggiori importazioni di prodotto finito: il vetro consumato in Italia deve comunque essere raccolto e avviato al riciclo nel Paese.
Assovetro chiede un disaccoppiamento del prezzo del gas
Le proposte avanzate dall’associazione si concentrano principalmente su due direttrici.
La prima riguarda un intervento sul meccanismo di formazione del prezzo del gas, in modo da evitare che una quota marginale acquistata a prezzi particolarmente elevati determini il riferimento per tutto il mercato.
«Serve un disaccoppiamento anche nel mercato del gas», afferma Marco Ravasi, vicepresidente di Assovetro con delega all’Energia. «Una quota limitata di gas scambiata intorno agli 80 euro per MWh finisce per fissare il prezzo di riferimento per l’intero mercato. Non è sostenibile che la componente marginale, più costosa, trasferisca il proprio prezzo a tutte le forniture, indipendentemente dai loro effettivi costi di approvvigionamento. Occorre correggere questo meccanismo e fare in modo che il prezzo pagato dall’industria rifletta meglio la struttura e la diversificazione degli approvvigionamenti italiani».
«Accanto a un rimedio contingente serve una soluzione strutturale», conclude Ravasi. «I consumatori industriali devono poter partecipare ai contratti di importazione e accedere ad accordi di fornitura di lungo termine basati sui costi effettivi di approvvigionamento, a prezzi industriali e non integralmente esposti alle oscillazioni del mercato spot. Le decisioni di investimento vengono prese ora: senza un orizzonte affidabile sui costi energetici, nuova capacità produttiva e occupazione rischiano di spostarsi fuori dall’Italia e dall’Europa».
Contratti di lungo termine per le industrie gasivore
La seconda richiesta riguarda invece una soluzione più strutturale.
Assovetro propone di permettere alle imprese ad alto consumo energetico di partecipare ai contratti di importazione e accedere a forniture di lungo periodo, riducendo l’esposizione alle oscillazioni del mercato spot.
La questione energetica torna così al centro delle prospettive del comparto proprio mentre, dopo un 2025 chiuso con oltre 5,5 milioni di tonnellate prodotte e circa 9 miliardi di fatturato, le imprese sono chiamate a decidere dove collocare i prossimi investimenti.
Per Assovetro, senza una maggiore prevedibilità sui costi del gas, il rischio è che una crisi congiunturale dell’energia finisca per trasformarsi in una riduzione strutturale della capacità produttiva italiana.