Lvmh e Kering lontane dai massimi: frenata per i colossi del lusso
- 17 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
I fasti di Borsa del 2023 appaiono ormai lontani per LVMH. Allora il titolo del gruppo era il più valorizzato in Europa: il 24 aprile di quell’anno la capitalizzazione aveva superato per la prima volta i 500 miliardi di dollari, con azioni che valevano circa 900 euro ciascuna, a fronte dei circa 406 attuali. In questa settimana il gruppo riconducibile alla famiglia Arnault è scivolato fuori dalla top10 europea, cedendo il passo a L’Oréal, mentre la capitalizzazione si aggira oggi sui 200 miliardi di euro. Situazione analoga per il tradizionale concorrente Kering, che dal picco di luglio 2021 a 798 euro per azione è ridisceso attorno ai 240 euro; anche Hèrmes, dopo un massimo toccato in febbraio 2025 vicino a 2.750 euro, è tornata su livelli più contenuti, con corsi che ieri segnavano circa 1.382 euro.
I venti contrari
Gli analisti indicano più fattori concorrenti alla base del calo delle quotazioni nel comparto del lusso. Innanzitutto si osserva una normalizzazione della domanda dopo il boom post-pandemia, accompagnata da una ripresa più debole degli acquisti da parte della clientela di Cina al di fuori dei confini nazionali, in parte legata a misure più restrittive sui viaggi internazionali adottate dal governo.
Mediobanca ha osservato:
“Una riduzione prolungata del turismo cinese transfrontaliero potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo per la domanda di beni di lusso, soprattutto per i marchi con elevata esposizione alle vendite legate al turismo in Europa, in Corea del Sud e in Giappone.”
Un’altra componente rilevante è la strategia di prezzo adottata dai principali marchi, che ha trasferito sui consumatori finali gli aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia. Bernstein ha spiegato:
“Gli ampi rincari dopo la pandemia aggravano una situazione già complessa. Una crescita economica a ‘K’ e la crescente polarizzazione dei consumatori hanno ridotto la base di acquirenti dei beni di lusso.”
Nel confronto tra marchi, Chanel è citata come esempio di riposizionamento dei prezzi, con alcuni modelli introdotti a listini inferiori rispetto ai classici; analoghe mosse sono state registrate in parte anche da Gucci. Al contrario, il marchio di punta di LVMH, Louis Vuitton, finora è rimasto più restio a ridurre la soglia d’ingresso dei suoi prodotti.
Primo semestre 2026 di stabilizzazione
Guardando ai risultati più recenti, il settore del lusso ha iniziato a mostrare segnali di recupero. Nel primo semestre 2026 i ricavi complessivi del comparto sono cresciuti dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo il calo del 12,4% registrato nel primo semestre 2025.
La ripresa riguarda sia i personal luxury goods, aumentati dello 0,9%, sia altri segmenti correlati — tra cui mobilio e articoli per la casa, hotel di lusso, jet privati, ristorazione, auto di alta gamma e yacht — che hanno segnato una crescita dello 0,4%.
Nel report Global Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey 2026 Deloitte interpreta i dati come possibili segnali di stabilizzazione dopo il 2025, chiuso con vendite inferiori del 2,4% e un Ebitda in calo del 9,5%.
Elio Milantoni ha sottolineato:
“Il settore fashion & luxury resta molto attrattivo per gli investitori: il 75% dei fondi di private equity prevede di allocare capitale nel comparto nel 2026. La creazione di valore passerà soprattutto dall’incremento dei ricavi, da strategie di buy-and-build e consolidamento M&A, e dall’espansione internazionale.”
Secondo gli analisti, il segmento cosmetic & fragrances appare particolarmente interessante per gli investitori, mentre cresce l’attenzione verso la ristorazione di lusso e le esperienze legate al brand.
I dati dell’M&A del settore lusso
Il consolidamento rimane un driver centrale del mercato. Nel 2025 il settore Fashion & Luxury ha registrato 345 operazioni di M&A, in aumento del 3,6% rispetto alle 333 del 2024. I personal luxury goods hanno totalizzato 145 deal, crescendo dell’8,2% e rappresentando il 42% del totale.
Il valore medio delle transazioni è stato di 297 milioni di dollari; per il segmento dei personal luxury goods il valore medio si è attestato a 339 milioni, con una flessione del 16,5% rispetto all’anno precedente. Gli strategic investor hanno costituito il 59% dei bidder, mentre i financial investor il 41%.
Nel dettaglio, private equity e venture capital pesano per il 19% delle operazioni, i family office e gli investitori privati per il 12%, e i servizi finanziari per il 9%. La maggior parte dei target acquisiti è costituita da aziende di medie dimensioni, con ricavi tra 50 e 250 milioni di dollari, che hanno rappresentato il 42% delle operazioni.
Nel primo semestre 2026 i deal contabilizzati sono stati 152, con un calo del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, segnale di una piccola frenata ma non di una battuta d’arresto strutturale dell’interesse degli investitori.
In sintesi
- Il ridimensionamento delle valutazioni dei grandi gruppi del lusso riflette una combinazione di normalizzazione della domanda post-Covid e cambiamenti nella dinamica dei prezzi: per gli investitori ciò significa maggior selettività nei target e opportunità di acquisto a valutazioni più realistiche.
- La dipendenza dalle vendite legate al turismo, in particolare dalla clientela cinese, rende il settore vulnerabile a shock geopolitici e regolatori; diversificare canali distributivi e geografie rimane una priorità strategica per i gruppi che vogliono ridurre il rischio paese.
- La ripresa contenuta dei ricavi e il ritorno di interesse da parte del private equity indicano che il mercato M&A potrebbe accelerare su operazioni di consolidamento e buy-and-build, con possibili opportunità per investitori italiani specializzati in nicchie di eccellenza.
- Per gli operatori finanziari e i risparmiatori italiani, una selezione focalizzata su marchi con forte controllo dei margini, catene di fornitura resilienti e strategie omnicanale rappresenterà il criterio chiave per valutare la sostenibilità degli investimenti nel medio termine.