Agevolazioni, 46 miliardi gettati via
- 17 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo uno studio condotto da PwC sul costo del lavoro in Italia emerge che nelle casse delle imprese si accumulano agevolazioni fiscali non sfruttate per un valore stimato fino a 46 miliardi di euro all’anno se si proietta il dato sull’intero mercato del lavoro nazionale.
Lo studio, intitolato “Costo degli stipendi in Italia: liberare competitività per la crescita”, ha analizzato un campione di circa 400mila imprese e 13 milioni di dipendenti, con un costo del lavoro complessivo pari a 457 miliardi di euro; dal campione deriva una stima di circa 33 miliardi di crediti recuperabili, che scalata all’intero universo dei lavoratori italiani porta alla cifra indicata.
Francesco de Mutiis ha dichiarato:
“Proiettando i riscontri del campione sull’intero sistema produttivo nazionale, emerge un potenziale significativo di recupero di agevolazioni fiscali che potrebbe tradursi in risorse immediate per imprese e lavoratori.”
Le inefficienze riguardano metà delle imprese
In un contesto caratterizzato da normative complesse e procedure amministrative frammentate, molte imprese non riescono a intercettare o applicare correttamente gli incentivi disponibili, con errori che spaziano da omissioni burocratiche a difficoltà operative nell’implementazione tecnica delle misure.
Per affrontare questa inefficienza sono nate soluzioni tecnologiche di analisi del libro paga: tra queste, la piattaforma Jet Recupero AI sviluppata da Jet HR, pensata per identificare crediti non recuperati e ottimizzare i processi legati alle buste paga.
Marco Ogliengo ha dichiarato:
“Analizzando i cedolini dei nostri clienti abbiamo scoperto opportunità sistematicamente sottoutilizzate: agevolazioni difficili da individuare, misure che richiedono applicazioni tecniche precise o semplici dimenticanze. Il fenomeno riguarda oltre la metà delle aziende del nostro campione.”
Secondo l’analisi di Jet HR, l’uso della piattaforma su alcune realtà aziendali ha prodotto risparmi significativi: per esempio Lexroom ha ottenuto 210mila euro di risparmi contributivi e 40mila di efficientamento gestionale; Serenis 101mila e 49mila; Octopus Energy 193mila e 36mila; Richmond 41mila e 5mila. La media segnalata è di oltre 1.500 euro risparmiati per dipendente nei casi analizzati.
Il nodo del cuneo fiscale troppo elevato
Un elemento strutturale che appesantisce il costo del lavoro in Italia è il cuneo fiscale, che raggiunge in media il 45,8% a fronte di una media OCSE del 35,1%. Questo significa che quasi la metà del costo sostenuto dal datore non si traduce in reddito netto per il lavoratore.
Secondo la proiezione di PwC, su un costo del lavoro pari a 100, circa 46 euro vengono assorbiti da imposte e contributi, lasciando poco più della metà come reddito netto. Il peso del cuneo è quindi una leva centrale per recuperare competitività.
Maria Anghileri ha sottolineato:
“Il principale vincolo per molte imprese oggi resta l’alto costo dell’energia, ma sul fronte salariale occorre intervenire per rendere l’occupazione più attrattiva e ridurre il mismatch tra domanda e offerta. Per questo proponiamo sgravi IRPEF per gli under 35 con retribuzioni fino a 50mila euro per i primi cinque anni, misura che potrebbe incrementare il potere di acquisto dei giovani.”
Le leve per ottimizzare il costo del lavoro
Nel 2025 il costo orario medio del lavoro in Italia è stimato intorno ai 32 euro, inferiore alla media europea (34,9 euro) e a quella dell’area euro (38,2 euro). Tuttavia la composizione del costo mostra una quota significativa di costi non salariali: circa 9 euro su 32, pari al 28,1% del totale, superiore sia alla media UE (24,8%) che a quella dell’area euro (25,6%).
Lo studio di PwC individua 33 leve di ottimizzazione, raggruppate in tre categorie: agevolazioni con tetto di spesa prefissato, strumenti calcolati in percentuale in funzione delle condizioni dei destinatari e misure di carattere gestionale. Tra gli esempi vi sono esoneri contributivi per giovani, donne e lavoratori nelle ZES, strumenti di welfare aziendale, buoni pasto elettronici, recupero IVA sulle note spese e specifiche certificazioni professionali, spesso cumulabili fra loro.
La fotografia sui risparmi potenziali mostra come anche una riduzione percentuale apparentemente contenuta sul costo del lavoro possa tradursi in impatti economici rilevanti su larga scala: PwC stima un potenziale di risparmio medio di circa 31,2 miliardi, pari a circa il 7% del costo del lavoro complessivo.
Secondo la ripartizione del valore stimato, il 57% del risparmio potenziale deriva da leve con tetto di spesa prefissato, il 33% da leve gestionali e il 10% da misure espresse in percentuale. Ne segue che l’ottimizzazione non può limitarsi a una singola misura ma richiede la capacità di combinare incentivi contributivi, strumenti organizzativi e criteri di cumulabilità.
Un risparmio potenziale sul costo del lavoro superiore al 7%
La distribuzione del potenziale di risparmio per classe dimensionale indica che il beneficio aumenta in valore assoluto con la dimensione aziendale, pur rimanendo significativo in termini percentuali anche nelle realtà più piccole: circa il 7,37% nelle microimprese, il 5,38% nelle piccole, il 4,47% nelle medie e il 4,51% nelle grandi imprese.
I fattori che ostacolano il pieno sfruttamento delle leve includono ritardi nei decreti attuativi, difficoltà operative nell’applicazione delle norme, la frammentazione dei contratti collettivi e variabili territoriali. Su grandi moli di dipendenti la verifica manuale diventa insostenibile, rendendo evidente il ruolo che tecnologie avanzate e intelligenza artificiale possono avere nel migliorare l’efficienza e nel massimizzare il recupero di crediti.
L’adozione combinata di soluzioni digitali, competenze specialistiche e semplificazione normativa può ridurre tempi e costi di compliance, trasformando risorse potenzialmente perse in liquidità destinabile agli investimenti, alla crescita salariale o alla competitività sui mercati esteri.
In sintesi
- L’implementazione su larga scala di soluzioni digitali per il recupero di agevolazioni rappresenta un’opportunità concreta per migliorare la liquidità aziendale e sostenere investimenti produttivi, con effetti positivi sulla domanda interna.
- Per gli investitori, il mercato dei servizi HR-tech e delle consulenze specialistiche in ambito fiscale e contributivo potrebbe crescere rapidamente, offrendo ritorni legati a scalabilità e ripetibilità del modello su portafogli ampi di imprese.
- Una riduzione mirata del cuneo fiscale e una migliore fruizione degli incentivi potrebbe incrementare il reddito disponibile delle famiglie, stimolando consumi e favorendo la partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto tra i giovani.
- Dal punto di vista macroeconomico, l’uso coordinato di tecnologia, semplificazione normativa e politiche attive del lavoro può aumentare la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali, rendendo più efficiente l’allocazione delle risorse umane e finanziarie.