Nasce Kidda in Sicilia: la birra con malto di orzo coltivato nell’isola

Il documento descrive una rete produttiva dispersa in diverse province della Sicilia: tra le realtà segnalate compaiono, oltre al birrificio Bruno Ribadi, le aziende Birra Epica, Rock Brewery, Birrificio dell’Etna, Compagnia del Fermento, Terre a Sud Est, Paul Bricius, Birra Pasi, Birra dei Vespri, Birra Chinaschi, Hippana, Kinisia, Officina Brassicola Siciliana, Alveria e Baroni Birra.

Su questa domanda cerca di innestarsi un’offerta agricola locale. Secondo i dati del Istat, in Sicilia si raccolgono circa 130 mila quintali di orzo coltivati su poco meno di 5 mila ettari, una disponibilità che può rappresentare una base per la produzione locale di malto. La filiera del luppolo, invece, è quasi assente: il Crea segnala la presenza di appena due aziende operanti su 0,11 ettari complessivi nell’intera Isola.

Giuseppe “Peppe” Biundo ha dichiarato:

“La nostra ambizione, che adesso comincia a diventare concreta, è costruire una vera e propria filiera siciliana della birra, dalla coltivazione delle materie prime fino alla produzione. È un progetto che sta prendendo forma e che, ne siamo convinti, può avere importanti margini di sviluppo.”

Giuseppe “Peppe” Biundo è titolare e cofondatore del birrificio Bruno Ribadi, nato nel 2016, e ricopre un ruolo nel consiglio di amministrazione del Consorzio Birra Italiana, un organismo che promuove la filiera e la qualità del prodotto nazionale.

Il movimento siciliano si colloca all’interno di una dinamica nazionale: in Italia il numero complessivo dei birrifici è passato da 1.182 nel 2023 a 1.167 nel 2025, mentre i birrifici agricoli sono aumentati da 273 a 306 nello stesso periodo. Il dato segnala una diversificazione della produzione verso modelli più integrati, pur con una lieve contrazione del totale degli operatori.

Sul fronte dei consumi, un’elaborazione della Coldiretti su dati del Istat indica che quasi la metà della popolazione siciliana, il 47%, consuma birra: il 4% lo fa quotidianamente, il 28% con minore frequenza e un 15% esclusivamente in determinati periodi stagionali.

Lo sviluppo di una filiera locale richiede però investimenti mirati e coordinamento: la scarsità di coltivazioni di luppolo impone strategie per la moltiplicazione delle superfici dedicate, l’introduzione di varietà adatte al clima mediterraneo e il trasferimento di conoscenze agronomiche. Allo stesso tempo, l’integrazione tra agricoltura e industria di trasformazione può aumentare il valore aggiunto nel territorio, migliorare la tracciabilità delle produzioni e creare nuove opportunità occupazionali nelle aree rurali.

Per avere un impatto sostenibile sul mercato, gli attori locali dovranno combinare investimenti in agricoltura specializzata, tecnologie di produzione e canali commerciali che valorizzino il prodotto siciliano, anche attraverso certificazioni di qualità e la promozione verso mercati turistici e internazionali.

In sintesi

  • Una filiera maltiera e del luppolo rafforzata nella Sicilia può ridurre la dipendenza dalle importazioni e migliorare i margini delle imprese locali, rendendo gli investimenti agricoli più remunerativi.
  • Gli investitori interessati al settore dovrebbero valutare progetti di integrazione verticale (dalla coltivazione alla trasformazione) e partnership pubblico‑private per condividere rischi e competenze tecniche.
  • Lo sviluppo delle coltivazioni specializzate, in particolare del luppolo, rappresenta una leva strategica per incrementare la competitività dei birrifici artigianali siciliani sui mercati di nicchia e turistici.
  • Politiche regionali orientate al sostegno alla ricerca agronomica, alla formazione e alle infrastrutture logistiche possono accelerare la scalabilità del modello e favorire l’occupazione nelle aree interne.


Author: Tony
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