Media: il mercato esplode grazie allo streaming e al web
- 16 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La pressione competitiva sul mercato televisivo italiano si è intensificata: per Rai, Sky e Mediaset la sfida è diventata più serrata, con una quota dei ricavi del campione analizzato da Mediobanca che è scesa dal 68% del 2022 al 63% del 2024 e che è attesa in ulteriore diminuzione nel 2025.
Accanto agli operatori tradizionali avanzano soggetti nati nello streaming e aggregatori digitali come Prime Video, SkyQ, Timvision e Dazn, che stanno ridefinendo le regole di accesso agli utenti e la distribuzione dei contenuti.
Rai rimane il primo operatore nazionale per fatturato, ma il confronto con i principali servizi pubblici europei evidenzia una dimensione relativamente contenuta: circa 2,8 miliardi di ricavi contro i 9,8 miliardi della Germania, i 7,9 miliardi del Regno Unito e i 4,4 miliardi della Francia.
Il tema della sostenibilità finanziaria del servizio pubblico resta centrale: in Italia il canone annuale è pari a 90 euro, il livello più basso fra i principali Paesi europei — circa 25 centesimi al giorno per abbonato, rispetto a una media continentale di 34 centesimi — e la questione non riguarda soltanto il prezzo, ma anche la capacità di finanziare contenuti e innovazione in un contesto in cui il televisore perde progressivamente centralità a favore di smartphone, app e Connected TV.
Dimensione globale e concentrazione dei ricavi
Lo studio dell’Area Studio di Mediobanca estende l’analisi oltre i confini nazionali: nel 2025 il fatturato aggregato dei 25 principali gruppi internazionali privati del settore Media & Entertainment ha raggiunto circa 362,8 miliardi di euro, con una crescita del 2,8% sul 2024 e del 6,8% rispetto al 2022.
L’84% dei ricavi è attribuibile a operatori con sede negli Stati Uniti: undici dei 25 principali player privati sono statunitensi, guidati da Comcast con 99,6 miliardi. In Europa sono dieci i gruppi più grandi, con in testa Canal+ a 8,1 miliardi; i rimanenti player maggiori hanno sede in Paesi come l’Arabia Saudita (Mbc), il Brasile (Globo), il Giappone (Sony, 8,7 miliardi) e l’India (JioStar).
Dynamic dello streaming e contrazioni di altri segmenti
Lo streaming mantiene il ruolo di principale motore di crescita: i ricavi da abbonamenti video on demand rappresentano il 22,2% del fatturato complessivo del settore e segnano l’incremento più sostenuto tra le linee di business analizzate, con un +13,4% rispetto al 2024.
Nel frattempo, si osservano flessioni in alcune aree tradizionali: la pubblicità cala del 4,1%, la pay TV tradizionale perde il 2,5% e la produzione e distribuzione di contenuti registra un -2,1%. Questi trend riflettono sia cambiamenti nelle abitudini di consumo sia pressioni sui modelli di monetizzazione pubblicitaria.
La base utenti delle piattaforme streaming continua a crescere (+6,1% al 31 dicembre 2024), seppure a ritmi più lenti rispetto agli anni precedenti. Netflix mantiene la leadership globale con oltre 300 milioni di abbonati (circa il 27,7% del mercato SVoD), seguita da Amazon Prime Video con oltre 200 milioni e dal gruppo Disney, che con Disney+ e Hulu supera i 196 milioni di sottoscrittori.
Implicazioni per il mercato italiano
Per gli operatori italiani la trasformazione digitale comporta la necessità di rivedere strategie di investimento: serve bilanciare l’impegno sui contenuti locali, che restano fondamentali per la differenziazione, con collaborazioni e accordi di distribuzione con piattaforme internazionali per ampliare la reach e le fonti di ricavo.
Dal punto di vista regolamentare, la crescente presenza di giganti esteri pone questioni di politica industriale e culturale: sostenere la produzione nazionale, garantire pluralismo e definire regole fiscali e di contribuzione al sistema audiovisivo sono elementi che influenzeranno le scelte politiche nei prossimi anni.
Infine, gli investitori dovranno tenere conto della maggiore concentrazione a livello globale e dell’asimmetria di scala tra i colossi internazionali e gli operatori nazionali: questo fattore si riflette sui valori di mercato, sulla capacità di attrarre talenti e sulla leva per operazioni di fusione e acquisizione.
In sintesi
- La crescita dello streaming ridefinisce i flussi di ricavo: per gli investitori italiani è essenziale valutare esposizione e potenziale di monetizzazione delle iniziative digitali rispetto ai modelli tradizionali.
- La sproporzione di scala tra operatori statunitensi ed europei suggerisce che la competitività futura passerà anche da alleanze industriali, accordi di distribuzione e possibili concentrazioni nel mercato europeo.
- Il basso livello del canone in Italia implica vincoli sul finanziamento del servizio pubblico; decisioni politiche e regolamentari su questo fronte avranno riflessi diretti sulla qualità dell’offerta e sulle opportunità di investimento nel comparto.
- Per le imprese italiane, puntare su contenuti locali distintivi e su partnership tecnologiche può trasformarsi in leva per mantenere quote di mercato e attrarre capitale in un contesto sempre più globalizzato.