Il più grande tentativo delle criptovalute in senato fallisce: il Clarity Act non supera un voto procedurale cruciale
- 16 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
I negoziatori di due forze politiche avevano elaborato un compromesso legislativo di oltre 600 pagine, ma alcune parti definitive del provvedimento — in particolare le disposizioni etiche pensate per impedire che alti funzionari governativi mantenessero rapporti commerciali con le società legate alle criptovalute — si sono rivelate punti di rottura insanabili.
Avvicinandosi le elezioni, le pressioni politiche sono cresciute e hanno reso sempre più complicato trovare un accordo bipartisan sulle sezioni più controverse.
Il fallimento al Senato
Il voto sul testo noto come Clarity Act non ha raggiunto la soglia dei 60 voti necessaria per l’approvazione al Senato. Nonostante gli sforzi finali dei negoziatori repubblicani, il provvedimento è rimasto privo del sostegno sufficiente.
Cynthia Lummis ha dichiarato:
“Non permettiamo che oggi sia il giorno in cui abbiamo consegnato il nostro futuro a qualcun altro perché avevamo troppa paura di portare a termine ciò che avevamo iniziato. Votiamo sì. Non limitiamoci a entrare nell’economia del XXI secolo. Non limitiamoci a entrare nell’era digitale. Guidiamola. Definiamola.”
Tuttavia, il suo appello non ha convinto un numero sufficiente di colleghi, lasciando il disegno di legge bloccato e riportando la questione regolamentare nelle mani degli enti amministrativi.
Perché le clausole etiche hanno causato lo stallo
Le disposizioni etiche proposte avrebbero riallineato le norme sui conflitti d’interesse per i funzionari pubblici di alto livello, imponendo limiti più stringenti sulle loro relazioni con imprese operanti nel settore digitale e delle criptovalute. Tali restrizioni toccano interessi politici e personali radicati e richiedono meccanismi di attuazione complessi, motivo per cui sono state tra le più dibattute durante le trattative.
Il confronto ha evidenziato divergenze non solo sul merito delle regole, ma anche sulla portata dell’intervento statale e sui tempi per la loro applicazione, elementi che hanno amplificato le resistenze di entrambi gli schieramenti.
Verso i regolatori di mercato
Con il fallimento del percorso legislativo, l’industria si rivolgerà ai regolatori dei mercati statunitensi che già stanno lavorando per definire regole sul settore. In primo piano ci sono la Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission, che hanno avviato iniziative volte a creare maggiore certezza normativa.
Queste agenzie possono agire attraverso regole amministrative, linee guida e provvedimenti di enforcement che, pur non sostituendo una legge federale organica, possono comunque stabilire standard operativi per prodotti quotati, servizi di custodia e mercati dei derivati legati agli asset digitali.
Per l’industria, l’obiettivo è che le decisioni delle autorità di regolamentazione forniscano sufficiente stabilità da convincere investitori istituzionali e imprese a uscire dalla fase di attesa, aumentando la liquidità e l’offerta di prodotti regolamentati.
Implicazioni politiche ed economiche
Il mancato accordo legislativo sottolinea la difficoltà di trovare un quadro normativo condiviso in un settore in rapida evoluzione e con interessi economici rilevanti. Per i decisori politici, rimane aperta la sfida di bilanciare tutela degli investitori, sviluppo tecnologico e integrità delle istituzioni pubbliche.
Dal punto di vista economico, la situazione potrebbe tradursi in un periodo di regolazione frammentata, con possibili effetti su quotazioni, progetti di investimento e strategie delle società fintech. I mercati internazionali osservano con attenzione: quanto decideranno la Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission avrà ricadute anche sulle controparti e sugli operatori europei.
Prossimi passi attesi
Nei prossimi mesi è probabile che le due agenzie federali accelerino consultazioni pubbliche, proposte di regolamentazione e decisioni mirate su singoli prodotti finanziari, tentando di colmare il vuoto normativo creato dall’impasse parlamentare.
Per gli operatori italiani e per gli investitori europei resta importante monitorare lo sviluppo delle norme statunitensi, poiché le scelte adottate oltreoceano influenzeranno standard di mercato, interoperabilità dei servizi e opportunità di investimento a livello globale.
In sintesi
- La bocciatura del Clarity Act lascia il settore delle criptovalute in una fase di incertezza normativa che potrebbe ritardare l’ingresso di capitali istituzionali; tutto dipenderà dalla rapidità e dalla coerenza delle decisioni delle autorità regolatorie.
- Le mosse della Securities and Exchange Commission e della Commodity Futures Trading Commission avranno un impatto diretto su prodotti e fondi accessibili agli investitori europei, influenzando liquidità e opportunità di allocazione del portafoglio.
- Una regolamentazione frammentata negli Stati Uniti potrebbe spingere le imprese a ridefinire strategie operative e di compliance, con possibili ricadute su partnership internazionali e centri finanziari alternativi.