Legge fiscale Usa sulle criptovalute esclude il differimento per mining e staking
- 15 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La Commissione Ways and Means della Camera degli Stati Uniti esaminerà mercoledì un pacchetto fiscale di 114 pagine dedicato alle criptovalute che però non include una disposizione chiave che avrebbe permesso a chi mina o pratica staking di rinviare la tassazione delle ricompense fino alla vendita dei token.
Il testo del Digital Asset Tax Certainty Act (H.R. 10357) è stato pubblicato insieme alla convocazione per la discussione. Nel pacchetto non è stata inserita la norma sul momento della tassazione prevista nella proposta del deputato Mike Carey, nota come Tax Clarity for Mining and Staking Act, presentata a giugno.
La disposizione esclusa avrebbe consentito ai contribuenti di scegliere tra due regimi: riconoscere le nuove monete create come reddito al momento del ricevimento oppure trattarle come beni autoprodotti e tassarli soltanto al realizzo, ossia alla vendita.
Senza quella facoltà, le ricompense da mining e staking restano imponibili al momento della ricezione o quando i token vengono posti sotto il controllo del beneficiario, il che può avvenire prima della conversione in valuta fiat e generare problemi di liquidità per gli operatori.
La proposta arriva mentre il Senato valuta il CLARITY Act, disegno di legge che dovrebbe chiarire come ripartire la supervisione del mercato cripto tra la Commissione per i Titoli (SEC) e la Commissione per i Futures (CFTC).
Cosa contiene il pacchetto fiscale
Malgrado l’assenza della clausola sul timing delle ricompense, il pacchetto conserva diverse norme relative a mining e staking. In particolare, qualifica i proventi derivanti dall’attività dei validator come reddito ordinario, definisce le regole di territorialità per la determinazione della fonte del reddito e permette a determinati trust d’investimento qualificati di effettuare staking senza perdere lo status di trust.
Il testo stabilisce inoltre che i contribuenti non dovranno riconoscere plusvalenze o minusvalenze quando le criptovalute vengono usate per pagare commissioni di rete o transazionali fino a $10. Propone un trattamento fiscale speciale per i stablecoin denominati in dollari statunitensi e consente che prestiti in asset digitali qualificati non siano trattati come vendite tassabili.
Tra le altre misure figurano semplificazioni contabili per le criptovalute ampiamente scambiate, l’estensione delle regole sul wash-sale e sulle constructive-sale anche al settore digitale e l’istituzione di un programma volontario di disclosure per i contribuenti che intendono sanare violazioni fiscali pregresse relative agli asset digitali.
Già a giugno la commissione aveva distribuito sette bozze di norme fiscali sulle valute digitali in vista di un’audizione specifica. Le proposte avevano affrontato tematiche quali stablecoin, mining, staking e misure per alleggerire l’onere di reportistica fiscale collegato alle transazioni in criptovalute.
Associazioni e operatori del settore hanno sollecitato il Congresso a mantenere disposizioni che mitigano l’impatto di una tassazione immediata delle ricompense, sostenendo che imporre tasse prima della possibilità di liquidare i token crea tensioni di liquidità soprattutto per soggetti con costi operativi elevati.
Implicazioni pratiche e contesto normativo
La scelta della Commissione Ways and Means della Camera di non includere la deferral option mantiene lo status quo fiscale per molti operatori e potrebbe accelerare la richiesta di chiarimenti normativi sia a livello legislativo che regolamentare. La contestuale discussione al Senato sul ruolo della SEC e della CFTC contribuisce a rendere il quadro ancora più complesso, perché la definizione di strumenti finanziari versus commodity influisce direttamente su obblighi di segnalazione e requisiti di conformità.
Per investitori istituzionali e gestori di fondi in Europa e in Italia, le modifiche proposte negli Stati Uniti vanno monitorate con attenzione: una tassazione anticipata delle ricompense potrebbe modificare la redditività di alcune strategie di validazione e generare pressioni sui prezzi di mercato in assenza di disposizioni analoghe in altre giurisdizioni.
Infine, la proposta che estende le regole di wash-sale al mondo cripto e introduce meccanismi di disclosure volontaria segnala una volontà di integrare il settore digitale nelle regole fiscali tradizionali, con possibili effetti sulla liquidità, sulle strutture di prodotto e sui processi di conformità degli exchange e dei fornitori di servizi.
In sintesi
- Il mancato riconoscimento del rinvio d’imposta per mining e staking mantiene il rischio di tensioni di liquidità per gli operatori che ricevono ricompense in token non facilmente convertibili.
- La qualificazione dei proventi da validator come reddito ordinario e l’estensione delle regole sul wash-sale aumenteranno la complessità fiscale per portafogli istituzionali e operatori italiani che operano sui mercati globali.
- Un trattamento fiscale favorevole per stablecoin e la possibilità di prestiti non configurati come vendite potrebbero incentivare strumenti di pagamento digitale e soluzioni di credito in ambito cripto, ma richiederanno adeguamenti normativi anche in Europa.
- Per gli investitori italiani è fondamentale valutare l’impatto fiscale proattivamente nelle scelte di allocazione e nella gestione della liquidità, oltre a monitorare possibili sviluppi legislativi simili a livello UE.