La carta del benessere per ridare slancio alla crescita

Il benessere psicologico dei lavoratori viene proposto come pilastro di una nuova politica industriale nazionale: questa è la posizione di Pubblica, l’associazione no profit che ha promosso in Senato l’iniziativa popolare “Diritto a Stare Bene”, sostenuta da circa 70.000 firme.

Il testo della proposta è stato elaborato con il contributo di Paride Braibanti dell’Università di Bergamo e di Michela di Trani, direttrice della scuola di specializzazione in psicologia della salute della Sapienza di Roma. L’obiettivo è creare una rete nazionale di servizi psicologici integrati nel Ssn, di carattere universale e permanente, con interventi anche all’interno dei luoghi di lavoro.

Focus sulle dimissioni volontarie

Francesco Maesano ha dichiarato:

“La scelta è tra investire sul successo dei lavoratori o pagare per il loro fallimento. Il benessere psicologico delle persone, specialmente della forza lavoro, non va considerato una voce di spesa ma il primo capitolo di politica industriale, inteso come strumento per rilanciare la crescita, soprattutto considerando le esternalità negative che le assenze da lavoro o le dimissioni comportano in termini di erosione del capitale umano.”

La proposta pone particolare attenzione all’abbandono del mercato del lavoro: secondo analisi citate dai promotori, molte imprese hanno registrato un aumento delle dimissioni volontarie, mentre ricerche su fasce più giovani evidenziano che una quota significativa di under 34 ha lasciato il posto per tutelare la propria salute mentale. Altri sondaggi rilevano che una larga parte della popolazione italiana ha valutato l’idea di interrompere il rapporto di lavoro a causa dello stress.

I costi indiretti

I promotori richiamano anche impatti economici misurabili: dati comparativi indicano che chi soffre di disturbi d’ansia o depressione perde giornate lavorative molto superiori alla media. Nel complesso, la minore produttività imputabile al disagio psicologico non trattato viene stimata in decine di miliardi di euro all’anno per l’Italia.

Maesano ha aggiunto:

“L’Ocse stima che per l’Italia la perdita annua imputabile a queste condizioni sia dell’ordine di decine di miliardi. Ogni euro non investito nel supporto psicologico si traduce, sul lungo periodo, in un costo per il sistema pubblico quattro-cinque volte superiore.”

Nel dettaglio, la proposta di legge prevede che aziende e pubbliche amministrazioni collaborino con il servizio pubblico di psicologia fornendo spazi adeguati per colloqui individuali e di gruppo, garantendo confidenzialità e accesso a interventi mirati per prevenire fenomeni come mobbing, burnout e altre patologie connesse allo stress lavorativo.

Il meccanismo proposto prevede l’attivazione del servizio di psicologia pubblica nei contesti aziendali in cui i tassi di dimissione o di astensione superino i valori medi, in modo da concentrare risorse dove si manifestano segnali di fragilità organizzativa e personale.

Implicazioni operative e di governance

L’attuazione di una rete psicologica nazionale richiederebbe coordinamento tra il Ministero della Salute, il Ministero del Lavoro e le istituzioni locali, oltre a una chiara definizione delle responsabilità tra servizi territoriali del Ssn e servizi aziendali di medicina del lavoro. La formazione e l’assunzione di professionisti qualificati, oltre all’adeguamento degli spazi, costituiscono elementi essenziali per garantire qualità e accessibilità degli interventi.

Dal punto di vista finanziario, l’integrazione del servizio può richiedere risorse iniziali per infrastrutture e personale, ma i sostenitori sottolineano che i risparmi derivanti dalla riduzione di assenteismo, turnover e perdita di produttività potrebbero ammortizzare gli investimenti nel medio termine.

La proposta solleva inoltre questioni di tutela della privacy e del consenso informato: l’erogazione di servizi psicologici in contesti lavorativi dovrà rispettare la normativa vigente sulla protezione dei dati, compreso il GDPR, e prevedere garanzie per evitare discriminazioni o ripercussioni occupazionali per chi accede al supporto.

Sul piano politico e legislativo, l’iniziativa popolare ora in Parlamento può diventare oggetto di dibattito tra forze politiche e stakeholder economici: occorrerà valutare l’impatto sui contratti collettivi, sulle responsabilità aziendali e sulla sostenibilità finanziaria del Ssn nel quadro delle priorità di bilancio.

Francesco Maesano ha spiegato:

“Il servizio di psicologia pubblica entrerebbe in azione dove i tassi di dimissione o di astensione dal lavoro in un’azienda dovessero superare quelli medi.”

In sintesi

  • L’implementazione di una rete psicologica integrata nel Ssn potrebbe ridurre l’assenteismo e il turnover, con effetti positivi sulla produttività delle imprese italiane e sulla competitività del tessuto produttivo nazionale.
  • Gli investimenti iniziali in personale e infrastrutture rappresentano un costo, ma la mitigazione delle perdite di produttività e la minore pressione sui servizi sanitari potrebbero rendere l’intervento economicamente vantaggioso nel medio periodo.
  • Per gli investitori e le aziende, misure che migliorano il benessere mentale possono tradursi in minori costi di assunzione e formazione, offrendo un incentivo a collaborare con politiche pubbliche mirate e strumenti di welfare aziendale.
  • L’attuazione richiederà modelli di governance chiari, integrazione con la normativa sulla privacy e coordinamento tra istituzioni sanitarie e del lavoro, elementi decisivi per garantirne efficacia e sostenibilità.


Author: Tony
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