Acqua, 70 milioni per mettere in sicurezza otto dighe del Mezzogiorno
- 12 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
È ormai prossimo alla conclusione il Piano straordinario per l’acqua promosso dal Distretto idrico dell’Appennino meridionale: un intervento durato circa sei anni, finanziato per complessivi 68 milioni di euro e finalizzato ad aumentare la capacità di accumulo e la connettività tra bacini del Sud Italia.
Il progetto si concentra sull’efficienza di otto grandi dighe e sulla creazione di collegamenti tra sistemi idrici, con l’obiettivo di incrementare la capacità di invaso di circa 300 milioni di metri cubi all’anno e consentire trasferimenti d’acqua verso aree carenti nei periodi di bisogno.
In un contesto segnato da siccità ricorrenti, razionamenti e variazioni del clima, la questione idrica assume rilevanza sociale ed economica. Quando alla ridotta disponibilità di precipitazioni si sommano limiti strutturali — come invasi sottoutilizzati, scarsa capacità di accumulo e reti obsolete — il rischio per famiglie, imprese e agricoltura cresce sensibilmente.
Quali risultati attesi dalle opere realizzate?
Gli esperti hanno spiegato:
“Un aumento degli invasi rende i sistemi idrici più resilienti alle fasi di scarsa piovosità e riduce la probabilità di turnazioni e limitazioni. Per dare un’idea del beneficio pratico, un acquedotto potabile efficiente dispone mediamente di circa 200 litri al giorno per abitante: se si destinasse all’uso potabile l’intero volume aggiuntivo di 300 milioni di metri cubi, si potrebbero rifornire per un anno oltre 4 milioni di persone con un consumo di 200 litri giornalieri.”
Si tratta di un incremento sostanziale, sufficiente a coprire approssimativamente l’intera popolazione della Puglia, e capace di attenuare tensioni idriche stagionali che penalizzano soprattutto l’agricoltura intensiva e gli usi industriali.
Fino a pochi anni fa le regioni meridionali disponevano già di una rete di grandi opere idriche, in parte realizzate tra gli anni ’60 e ’70 dall’azione della Cassa per il Mezzogiorno. Tuttavia molte di queste opere sono rimaste incomplete o non pienamente operative: dighe non collaudate, strutture danneggiate o adduttori parziali (è il caso dell’adduttore Acerenza-Genzano in Basilicata), che hanno limitato la gestione e la distribuzione delle risorse.
Per affrontare queste criticità, la legge n. 145 del 2018 ha attribuito al segretario generale del Distretto dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, la funzione di Commissario straordinario con il mandato di rilanciare il sistema ex Eipli — l’ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria — trasformato successivamente nella società di gestione Acque del Sud Spa, incaricata della futura operatività delle infrastrutture.
La strategia del Commissario punta al recupero della capacità di invaso complessiva degli schemi idrici che riguardano i fiumi Ofanto, Basento-Bradano e Jonico-Sinni, collegando tra loro impianti e adduttori per rendere trasferibile l’acqua dove necessario. Il finanziamento iniziale di 25 milioni è stato attinto al Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, a cui si sono poi aggiunte altre risorse, inclusi 16,5 milioni dal PNRR; complessivamente il programma raggiunge circa 68 milioni, di cui l’80% già contrattualizzato.
Oltre alla realizzazione fisica delle opere, rimangono questioni operative e gestionali: la manutenzione degli invasi, l’ottimizzazione dei rilasci, la governance dei trasferimenti interregionali e la sostenibilità economica del gestore. La trasformazione in Acque del Sud Spa implica l’avvio di modelli organizzativi e finanziari in grado di garantire funzionamento e investimenti futuri.
Dal punto di vista agricolo, una maggiore affidabilità delle risorse idriche può sostenere colture ad alto valore aggiunto e ridurre i costi legati all’incertezza della fornitura. Per le comunità locali significa meno interruzioni e una base più solida per lo sviluppo industriale. Sul fronte finanziario, il completamento delle opere apre opportunità per contratti di servizio, partenariati pubblico-privati e strumenti di finanziamento mirati alla gestione a lungo termine delle risorse idriche.
Infine, l’intervento colloca il Sud Italia in una posizione più robusta per affrontare le sfide climatiche del Mediterraneo: aumentando le riserve e migliorando la connettività tra bacini si riduce la vulnerabilità complessiva del sistema idrico nazionale, con ricadute positive su sicurezza alimentare, occupazione e resilienza territoriale.
In sintesi
- L’incremento degli invasi e la loro interconnessione migliorano la resilienza delle reti idriche meridionali, riducendo il rischio di razionamenti che impattano produttività agricola e attività industriali.
- La gestione affidata a Acque del Sud Spa richiederà piani di investimento e tariffazione sostenibili: ciò può creare opportunità per strumenti finanziari dedicati e partnership pubblico-private.
- Per gli investitori, il settore idrico nel Mezzogiorno presenta un potenziale di crescita legato a opere di manutenzione, digitalizzazione delle reti e servizi di gestione, con orizzonte di ritorni a lungo termine.
- Politicamente, il progetto rappresenta un esempio di intervento pubblico-centrico per la sicurezza idrica, con possibili effetti positivi su mercato del lavoro locale e sulla stabilità delle filiere agroalimentari italiane.