Euro digitale: un modello di remunerazione per tutelare gli esercenti

Il modello di remunerazione dell’euro digitale basato sulla media delle commissioni a livello dell’area dell’euro emerge come la soluzione più adatta per raggiungere uno degli obiettivi principali di questo strumento: tutelare gli esercenti riducendo i costi e gli oneri sostenuti dai commercianti per un nuovo metodo di pagamento elettronico. Questo è il nucleo di un’analisi prodotta da tre economisti della Banca d’Italia in un recente paper.

Le commissioni di servizio per i commercianti

La determinazione del livello delle commissioni di servizio che gli esercenti dovranno corrispondere alle banche rappresenta una scelta politica centrale per l’ecosistema dell’euro digitale. Entro la fine dell’anno il trilogo composto dal Consiglio europeo, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea dovrà trovare un accordo sulle caratteristiche fondamentali dell’euro digitale e adottare il regolamento che consentirà alla Banca centrale europea di affiancare le banconote e le monete con il contante in formato elettronico.

Sul tavolo dei negoziati sono previste due principali proposte per il modello di remunerazione legato alla commissione di servizio: il primo propone un limite massimo uniforme a livello di mercato, calcolato come media ponderata delle commissioni applicate oggi a mezzi di pagamento digitali comparabili; il secondo propone limiti differenziati per ciascun esercente, basati sul prezzo più basso che un prestatore di servizi di pagamento (PSP) addebita a quel singolo commerciante per servizi analoghi.

Valutazione dei modelli proposti

Secondo gli autori del paper, Nicola Branzoli, Stefano Pietrosanti e Alessia Vita, i modelli fondati sulla media delle commissioni e sul tetto massimo a livello di mercato rispondono efficacemente ai criteri principali fissati dal Consiglio europeo: sono compatibili con le infrastrutture esistenti, riducono la possibilità di influenza diretta da parte dei fornitori di servizi e risultano gestibili e verificabili, permettendo ai commercianti un confronto trasparente delle condizioni senza costi aggiuntivi.

Nicola Branzoli, Stefano Pietrosanti e Alessia Vita hanno scritto:

“I modelli basati sulla media delle commissioni e sul limite massimo a livello di mercato soddisfano con buoni risultati i criteri principali indicati dal Consiglio europeo.”

Al contrario, il modello che fissa una regola distinta per ciascun esercente difficilmente conseguirebbe lo stesso livello di trasparenza e gestibilità, esponendo inoltre a rischi di arbitraggio e a costi amministrativi più elevati per la verifica delle condizioni prezzi a livello microeconomico.

Il quadro attuale dei pagamenti elettronici

Il paper esamina il mercato europeo dei pagamenti e mette in evidenza come i commercianti di minori dimensioni risultino penalizzati rispetto ai grandi operatori, i quali possono negoziare sconti sui prezzi dei servizi. I piccoli esercizi, infatti, spesso pagano commissioni significativamente più alte non perché il servizio sia intrinsecamente diverso, ma perché le loro alternative commerciali sono più limitate.

Secondo una stima citata nel documento, basata sui dati di mercato disponibili, gli esercenti europei pagano una commissione media ponderata di circa lo 0,50% per transazione per i circuiti di carte internazionali, mentre i commercianti più piccoli possono arrivare a sostenere costi tre-quattro volte superiori rispetto ai grandi volumi.

L’obiettivo dell’euro digitale è proprio quello di attenuare queste divergenze: essendo un bene pubblico e una moneta a corso legale, l’accettazione non può essere condizionata dall’importo della transazione, perciò le commissioni correlate dovranno rispettare il principio di proporzionalità verso gli esercenti.

Implicazioni per istituzioni finanziarie e operatori di mercato

La scelta del modello di remunerazione avrà implicazioni dirette sui ricavi dei PSP, sulle pratiche di pricing delle banche e sulle dinamiche competitive tra circuiti di pagamento. Un tetto unico basato su medie potrebbe comprimere margini per alcuni operatori ma favorire una diffusione più rapida del servizio, offrendo benefici di scala e riducendo i costi di conformità per gli esercenti.

Per l’ecosistema italiano, caratterizzato da una numerosa presenza di piccole e medie imprese, il modello proposto può ridurre gli oneri di accettazione dei pagamenti elettronici e migliorare l’inclusione digitale dei punti vendita. Tuttavia, sarà necessario prevedere misure transitorie per la riconversione dei terminali, la formazione e la gestione delle frodi, nonché un quadro regolamentare chiaro sul ruolo delle banche centrali e degli intermediari privati.

L’imposizione di un limite uniforme impone inoltre una supervisione attiva: autorità nazionali e sovranazionali dovranno definire metodologie di calcolo affidabili, fonti dati trasparenti e procedure di aggiornamento periodico della media per evitare distorsioni di mercato.

Tempi e nodi regolamentari

Il regolamento che disciplinerà l’euro digitale dovrà essere adottato a livello europeo per attribuire alla Banca centrale europea i poteri necessari all’emissione e alla gestione del contante elettronico. Il processo legislativo richiederà un bilanciamento tra obiettivi di tutela dei consumatori, efficienza di mercato e sostenibilità economica per gli operatori coinvolti.

Il confronto tra le istituzioni europee verterà anche su aspetti pratici, come le modalità di integrazione con i punti vendita, le norme antiriciclaggio applicabili e i meccanismi di governance per la revisione delle commissioni.

Considerazioni per il contesto italiano

Per le imprese italiane, in particolare per le PMI che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale, la definizione di commissioni proporzionate e trasparenti può tradursi in una riduzione dei costi operativi e in un’accelerazione della transizione digitale. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità delle autorità di assicurare che i benefici ricadano effettivamente sui commercianti più vulnerabili e non vengano neutralizzati da pratiche commerciali aggiranti.

Dal punto di vista degli investimenti, la diffusione di un contante in formato elettronico regolato può modificare i modelli di ricavo degli operatori tradizionali dei pagamenti, spostando valore verso chi offrirà servizi a valore aggiunto (analisi dei dati, sicurezza, integrazione dei sistemi) piuttosto che alla mera intermediazione delle transazioni.

Infine, un’impostazione regolatoria che privilegi la trasparenza e la prevedibilità delle tariffe favorirà la concorrenza e potrà attrarre investimenti nel settore delle infrastrutture di pagamento in Europa, con effetti potenzialmente positivi per l’innovazione nei servizi finanziari offerti alle imprese italiane.

In sintesi

  • Un tetto alle commissioni dell’euro digitale calcolato su medie ponderate favorisce la riduzione dei costi per le PMI italiane, migliorando la competitività dei piccoli esercizi rispetto ai grandi operatori.
  • La compressione dei margini per i PSP potrebbe riallocare investimenti verso servizi a valore aggiunto (sicurezza, integrazione, analisi), creando nuove opportunità per fornitori tecnologici europei.
  • Per evitare effetti distorsivi è cruciale un meccanismo di aggiornamento e verifica delle medie trasparente, che limiti pratiche di arbitraggio e protegga la concorrenza nel mercato dei pagamenti.
  • Dal punto di vista degli investitori, la transizione verso un sistema regolato e interoperabile può rendere il settore dei pagamenti più prevedibile e attraente per capitali dedicati a infrastrutture e soluzioni fintech orientate alle imprese.


Author: Tony
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