La filiera deve cogliere la spinta dei nuovi talenti nati sulle piattaforme
- 1 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Riduttivo definire queste figure soltanto influencer. Dietro attività capaci di raggiungere centinaia di migliaia, talvolta milioni di persone, si sta infatti consolidando un nuovo segmento della filiera audiovisiva: autori, produttori, editori e distributori che vantano un rapporto diretto e proprietario con il pubblico, un patrimonio relazionale che il cinema, soprattutto quando mira alle generazioni più giovani, considera sempre più come strategico.
Il salto atteso è quello che porta dalla mera promozione all’ingresso in una filiera che pensa, produce e porta i film al pubblico. Carlo Rodomonti, presidente della Unione Editori e Creators Digitali di Anica, ha dichiarato:
“Si va assolutamente in questa direzione.”
Per la prima volta una manifestazione internazionale apre uno spazio editoriale ufficiale ai creator: la Biennale al Lido ospiterà dal 2 settembre il digital show Good Morning Venezia, realizzato dall’Unione Editori e Creators Digitali di Anica per raccontare attraverso i creator i titoli della sezione Orizzonti.
All’interno del Venice Production Bridge, il 7 settembre debutterà inoltre Creators Meet Cinema, il primo evento ufficiale della Mostra dedicato alla creator economy e al suo impatto sull’audiovisivo.
Carlo Rodomonti ha spiegato:
“Hanno il ruolo di raccontare il dietro le quinte del cinema: interviste, approfondimenti.”
Il materiale prodotto dai creator sarà veicolato su piattaforme video e audio e su altri canali digitali. Grazie al contatto quotidiano con le community, i creator possono diventare un ponte per avvicinare i giovani al linguaggio e alle uscite cinematografiche molto prima dell’arrivo in sala.
Carlo Rodomonti ha sottolineato:
“Pensare al creator soltanto quando il film è finito significa limitarne fortemente le potenzialità. Il creator conosce una community, ne interpreta linguaggi e interessi e può contribuire alla costruzione del rapporto fra un’opera e il suo pubblico sin dalle fasi iniziali.”
Questa evoluzione richiede che la filiera cinematografica italiana riveda ruoli e investimenti: i creator non sono solo canali promozionali, ma potenziali co-produttori, editori o distributori alternativi. Per le produzioni ciò significa ripensare i piani di marketing, prevedere contratti di collaborazione strutturati e misurare l’impatto in termini di coinvolgimento e conversione, oltre al tradizionale incasso in sala.
Dal punto di vista economico, la crescita della creator economy può favorire nuove forme di finanziamento e modelli ibridi di distribuzione che integrano pubblico in sala, audience digitale e prodotti editoriali a valore aggiunto. Parallelamente emerge la necessità di regole chiare su diritti, compensi e proprietà intellettuale per garantire sostenibilità e professionalizzazione del settore.
Per l’industria culturale italiana si apre dunque un terreno di opportunità e sfide: attrarre risorse private verso produzioni che integrano creator, adeguare le competenze professionali, e adattare festival e mercati perché riconoscano e valorizzino questi nuovi attori nella catena del valore audiovisiva.
In sintesi
- La transizione dei creator da canali promozionali a partner produttivi può aumentare il valore commerciale delle produzioni italiane, suggerendo nuove opportunità di co-finanziamento e sponsorizzazione.
- I piani di investimento nel settore audiovisivo dovranno integrare metriche digitali (engagement, retention) oltre al ritorno al botteghino per valutare la redditività dei progetti.
- Regole contrattuali e sistemi di remunerazione trasparenti sono fondamentali per attrarre capitale e professionalizzare le collaborazioni tra case di produzione e creator.
- L’adozione strategica dei creator nelle fasi iniziali di sviluppo può migliorare l’accesso delle nuove generazioni ai contenuti italiani, con impatti positivi sui ricavi a lungo termine e sulla diversificazione dell’offerta culturale.