La filiera deve cogliere la spinta dei nuovi talenti nati sulle piattaforme

Riduttivo definire queste figure soltanto influencer. Dietro attività capaci di raggiungere centinaia di migliaia, talvolta milioni di persone, si sta infatti consolidando un nuovo segmento della filiera audiovisiva: autori, produttori, editori e distributori che vantano un rapporto diretto e proprietario con il pubblico, un patrimonio relazionale che il cinema, soprattutto quando mira alle generazioni più giovani, considera sempre più come strategico.

Il salto atteso è quello che porta dalla mera promozione all’ingresso in una filiera che pensa, produce e porta i film al pubblico. Carlo Rodomonti, presidente della Unione Editori e Creators Digitali di Anica, ha dichiarato:

“Si va assolutamente in questa direzione.”

Per la prima volta una manifestazione internazionale apre uno spazio editoriale ufficiale ai creator: la Biennale al Lido ospiterà dal 2 settembre il digital show Good Morning Venezia, realizzato dall’Unione Editori e Creators Digitali di Anica per raccontare attraverso i creator i titoli della sezione Orizzonti.

All’interno del Venice Production Bridge, il 7 settembre debutterà inoltre Creators Meet Cinema, il primo evento ufficiale della Mostra dedicato alla creator economy e al suo impatto sull’audiovisivo.

Carlo Rodomonti ha spiegato:

“Hanno il ruolo di raccontare il dietro le quinte del cinema: interviste, approfondimenti.”

Il materiale prodotto dai creator sarà veicolato su piattaforme video e audio e su altri canali digitali. Grazie al contatto quotidiano con le community, i creator possono diventare un ponte per avvicinare i giovani al linguaggio e alle uscite cinematografiche molto prima dell’arrivo in sala.

Carlo Rodomonti ha sottolineato:

“Pensare al creator soltanto quando il film è finito significa limitarne fortemente le potenzialità. Il creator conosce una community, ne interpreta linguaggi e interessi e può contribuire alla costruzione del rapporto fra un’opera e il suo pubblico sin dalle fasi iniziali.”

Questa evoluzione richiede che la filiera cinematografica italiana riveda ruoli e investimenti: i creator non sono solo canali promozionali, ma potenziali co-produttori, editori o distributori alternativi. Per le produzioni ciò significa ripensare i piani di marketing, prevedere contratti di collaborazione strutturati e misurare l’impatto in termini di coinvolgimento e conversione, oltre al tradizionale incasso in sala.

Dal punto di vista economico, la crescita della creator economy può favorire nuove forme di finanziamento e modelli ibridi di distribuzione che integrano pubblico in sala, audience digitale e prodotti editoriali a valore aggiunto. Parallelamente emerge la necessità di regole chiare su diritti, compensi e proprietà intellettuale per garantire sostenibilità e professionalizzazione del settore.

Per l’industria culturale italiana si apre dunque un terreno di opportunità e sfide: attrarre risorse private verso produzioni che integrano creator, adeguare le competenze professionali, e adattare festival e mercati perché riconoscano e valorizzino questi nuovi attori nella catena del valore audiovisiva.

In sintesi

  • La transizione dei creator da canali promozionali a partner produttivi può aumentare il valore commerciale delle produzioni italiane, suggerendo nuove opportunità di co-finanziamento e sponsorizzazione.
  • I piani di investimento nel settore audiovisivo dovranno integrare metriche digitali (engagement, retention) oltre al ritorno al botteghino per valutare la redditività dei progetti.
  • Regole contrattuali e sistemi di remunerazione trasparenti sono fondamentali per attrarre capitale e professionalizzare le collaborazioni tra case di produzione e creator.
  • L’adozione strategica dei creator nelle fasi iniziali di sviluppo può migliorare l’accesso delle nuove generazioni ai contenuti italiani, con impatti positivi sui ricavi a lungo termine e sulla diversificazione dell’offerta culturale.


Author: Tony
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