Street food protagonista della ristorazione italiana: quasi raddoppiate le imprese in dieci anni
- 31 Agosto 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
Lo street food conquista uno spazio sempre più rilevante nelle abitudini alimentari degli italiani e si consolida come vero e proprio modello imprenditoriale. Quello che fino a pochi anni fa era associato soprattutto a sagre, feste locali, grandi città e destinazioni turistiche è oggi un fenomeno stabile e diffuso anche nei piccoli centri, nelle località costiere e nei borghi dell’entroterra.
A fotografare questa trasformazione sono i dati del Registro delle Imprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere. Al 31 marzo 2026 sono 1.975 i Comuni italiani nei quali è registrata almeno un’impresa con un’attività riconducibile allo street food. Nel 2016 erano 1.258: nell’arco di dieci anni il settore ha quindi raggiunto 717 nuovi Comuni, ampliando del 57% il proprio perimetro territoriale.
Le imprese di street food sono quasi raddoppiate
Ancora più significativa è l’evoluzione del numero di attività. In dieci anni le imprese dello street food sono passate da 2.271 a 4.286, registrando un incremento dell’88,7%.
Oggi più di un Comune italiano su quattro ospita almeno un’attività del comparto, mentre dieci anni fa il fenomeno interessava poco più di un Comune su sei.
La crescita evidenzia un cambiamento nelle modalità di consumo e nell’organizzazione dell’offerta gastronomica. Lo street food non rappresenta più soltanto un’alternativa occasionale alla ristorazione tradizionale, ma una formula capace di intercettare la ricerca di pasti più veloci e informali, la crescita del turismo esperienziale e la domanda di soluzioni flessibili e di prossimità.
Lombardia in testa, ma il Mezzogiorno concentra quasi metà delle attività
La distribuzione territoriale mostra una presenza particolarmente significativa nel Mezzogiorno, dove si concentra quasi la metà delle imprese registrate. Un dato che mette in evidenza anche il rapporto tra street food, attrattività turistica e valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali.
La Lombardia guida la classifica regionale con 544 imprese, seguita da Sicilia con 514, Puglia con 510, Lazio con 371 e Campania con 361.
A livello provinciale è Milano a occupare il primo posto con 256 attività, davanti a Roma con 230, Lecce con 192, Torino con 170 e Napoli con 162.
La situazione cambia osservando i singoli Comuni: Roma diventa infatti la capitale italiana dello street food con 129 attività, superando di una sola unità Milano, ferma a 128. Seguono Torino con 78, Palermo con 48 e Bari con 44.
Crescono le società di capitale
La trasformazione non riguarda soltanto la diffusione geografica, ma anche la struttura delle imprese.
Le imprese individuali continuano a rappresentare la forma prevalente, con 3.157 attività e una quota del 73,7% del totale. Il dato conferma il peso delle iniziative di piccole dimensioni, spesso caratterizzate da una gestione familiare.
Parallelamente emerge però un progressivo processo di strutturazione. Le società di capitale sono aumentate da 105 a 620 nell’arco di dieci anni, con una crescita vicina al 500%. La loro incidenza sul totale è così passata dal 4,6% al 14,5%.
L’evoluzione indica un settore che, pur mantenendo una forte componente di piccola imprenditoria, sta assumendo caratteristiche organizzative più articolate.
La crescita dello street food nelle diverse aree italiane
Il fenomeno interessa tutte le macroaree del Paese. Nel Nordovest le attività sono arrivate a 882, con 384 nuove imprese rispetto al dato iniziale riportato e un incremento del 77,1%.
Il Nordest registra la crescita percentuale maggiore: dalle 372 imprese del 2016 si è passati a 683, con 311 nuove registrazioni e una variazione dell’83,6%.
Nel Centro Italia, le attività sono aumentate dalle 445 del 2016 alle attuali 747, con 302 imprese aggiuntive e una crescita del 67,9%.
Sud e Isole rappresentano invece l’area con il maggior numero complessivo di attività: dalle 956 imprese registrate nel 2016 si è arrivati a 1.974, con 1.018 attività in più.
Dalle sagre a un’attività stabile durante tutto l’anno
Anche il concetto stesso di street food si è evoluto. Queste attività propongono cibo pensato per essere consumato in strada e spesso valorizzano pietanze caratteristiche delle diverse tradizioni regionali.
Se in passato il fenomeno italiano era associato principalmente a sagre, feste di quartiere ed eventi locali, oggi lo street food è diventato un’attività stabile, esercitata durante tutto l’anno sia attraverso locali fissi sia tramite food truck.
La capacità di coniugare rapidità, informalità e tradizione gastronomica permette al comparto di adattarsi a contesti molto differenti, dalle grandi aree urbane alle località turistiche e ai centri di dimensioni più contenute.
Napoli e Palermo simboli della tradizione di strada
La crescita imprenditoriale dello street food trova terreno fertile in un Paese caratterizzato da numerose specialità gastronomiche nate proprio per essere consumate in maniera semplice e informale.
La classifica TasteAtlas 2025/2026 ha indicato l’Italia come nazione con il miglior cibo al mondo, davanti a Grecia e Perù, mettendo in particolare evidenza Napoli e Palermo.
Napoli rappresenta una delle città simbolo della cucina di strada grazie a specialità come pizza a portafoglio, pizza fritta e cuppetiello. Palermo è invece legata ad arancina, panelle, sfincione, pane con la milza e crocché.
La diffusione di queste tradizioni, insieme all’evoluzione delle preferenze dei consumatori e del turismo legato alla gastronomia, contribuisce a spiegare perché lo street food sia passato da fenomeno prevalentemente occasionale a componente stabile della ristorazione italiana.
Le prospettive per il comparto
I numeri mostrano un settore profondamente diverso rispetto a dieci anni fa. L’aumento delle imprese, l’espansione in centinaia di nuovi Comuni e il maggiore peso delle società di capitale evidenziano il progressivo consolidamento dello street food italiano.
Il comparto mantiene al tempo stesso alcuni dei suoi elementi distintivi: piccole attività, legame con il territorio, tradizioni gastronomiche e formule di consumo informali.
La capacità di combinare queste caratteristiche con le nuove abitudini dei consumatori, il turismo esperienziale e modelli di ristorazione più flessibili rappresenta uno degli elementi centrali della sua evoluzione.