Pnrr a più velocità, Trentino-Alto Adige/Südtirol davanti e Liguria in ritardo

L’attuazione del Pnrr procede a velocità differenti nei territori italiani. Dietro il quadro nazionale emergono infatti divari significativi tra Regioni e Province, con il Trentino-Alto Adige/Südtirol ai vertici per quota di finanziamenti associati a progetti conclusi e la Liguria in fondo alla graduatoria, anche per effetto del peso delle grandi opere infrastrutturali ancora in corso.

La fotografia arriva dal dossier di monitoraggio del Servizio studi di Camera e Senato, elaborato sulla base della banca dati ReGiS aggiornata al primo luglio. Il Piano comprende complessivamente 194,4 miliardi di euro, 224 misure e 575 traguardi da raggiungere.

Oltre 173 miliardi legati a progetti territoriali

Dei circa 194 miliardi di euro complessivamente riferiti al Pnrr, la quota territorializzata ammonta a 173,3 miliardi, distribuiti su 672.549 progetti censiti. Il numero raggiunge 677.398 considerando separatamente gli interventi che coinvolgono più Regioni.

A questi si aggiungono 17,3 miliardi di euro destinati a interventi di ambito nazionale e quindi non direttamente riconducibili a uno specifico territorio.

A livello nazionale, il 23,7% delle risorse risulta associato a progetti classificati come conclusi. La percentuale sale al 26,2% escludendo gli interventi non regionali.

Il dato non rappresenta però la semplice percentuale numerica dei progetti terminati: misura la quota dei finanziamenti associati agli interventi conclusi. Di conseguenza, un progetto di grandi dimensioni incide sulla graduatoria molto più di numerosi interventi caratterizzati da importi inferiori.

Trentino-Alto Adige/Südtirol e Lombardia ai vertici

Tra i territori con le percentuali più elevate emerge il Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove il 46,4% delle risorse considerate è associato a progetti conclusi, su un totale di 2,9 miliardi di euro.

Segue la Lombardia, con una quota del 40,4% su 21,9 miliardi di euro. La Regione presenta inoltre il volume di finanziamenti più elevato tra quelli analizzati.

Buoni risultati vengono registrati anche dal Friuli-Venezia Giulia, con il 37,2% su 2,9 miliardi, e dall’Emilia-Romagna, che raggiunge il 36% su 11,4 miliardi. Seguono Piemonte con il 29,4%, Toscana con il 29% e Marche con il 28,3%.

Liguria ultima, ma incidono le grandi infrastrutture

Sul versante opposto si trova la Liguria, con il 10,2% delle risorse associato a progetti conclusi su un totale di 5,8 miliardi di euro.

La posizione della Regione deve tuttavia essere interpretata considerando la natura degli interventi finanziati. La presenza di grandi opere infrastrutturali, caratterizzate da importi consistenti e tempi di realizzazione più lunghi, può infatti determinare un peso particolarmente elevato dei progetti ancora in corso.

Il metodo di calcolo rende quindi necessario distinguere tra il numero effettivo degli interventi terminati e il valore economico delle risorse attribuite a tali progetti.

Mezzogiorno, un quadro con forti differenze

Diverse Regioni meridionali si collocano nella parte bassa della graduatoria. La Calabria registra il 15,6% su 6,2 miliardi di euro, mentre il Molise raggiunge il 15,9% su 1,7 miliardi. La Campania si attesta al 16,8% su 15 miliardi e la Sicilia al 16,7% su 12,4 miliardi.

Tra le otto Regioni del Mezzogiorno, tuttavia, la situazione non è uniforme. La Sardegna raggiunge il 21,9% su 4,9 miliardi, la Basilicata il 21%, mentre l’Abruzzo, con il 27,6%, si posiziona più vicino alla media nazionale.

Le differenze mostrano quindi come l’avanzamento del Pnrr non possa essere interpretato esclusivamente attraverso una tradizionale contrapposizione tra Nord e Sud.

Differenze significative anche tra le Province

Il dossier evidenzia scostamenti rilevanti anche all’interno delle singole Regioni. In Calabria, Vibo Valentia raggiunge il 26%, facendo meglio di Cosenza e Catanzaro, entrambe intorno al 18%.

In Sicilia, Caltanissetta arriva al 36,8% e Ragusa al 29,3%, mentre Catania si ferma al 16%. In Puglia, Lecce raggiunge il 24,9%, contro il 18% di Taranto. Anche in Campania emergono differenze territoriali, con Caserta al 24,4% e risultati differenti rispetto al capoluogo regionale.

Questi scostamenti indicano come la capacità di portare avanti gli interventi sia collegata non soltanto alle caratteristiche delle singole Regioni, ma anche alla struttura amministrativa, alla tipologia dei soggetti attuatori e alla natura dei progetti finanziati.

La sfida dell’attuazione del Pnrr

La mappa territoriale restituisce dunque un Pnrr a più velocità, nel quale convivono territori con quote elevate di risorse associate a interventi conclusi e altri ancora fortemente condizionati da progetti complessi e di lunga durata.

La sfida sarà proseguire nell’attuazione delle misure e nel completamento degli interventi, tenendo conto delle differenti caratteristiche territoriali e della dimensione delle opere. Il monitoraggio attraverso ReGiS e l’analisi del Servizio studi di Camera e Senato consentono di osservare queste differenze e di valutare l’avanzamento del Piano oltre il solo dato nazionale.