Auto, il boom delle elettriche oltre l’8% grazie al bonus, ma il rischio è lo stallo

Se si valuta l’impatto degli incentivi per le motorizzazioni elettriche, emergono almeno due punti chiave: l’ecobonus introdotto a ottobre ha accelerato la crescita delle auto elettriche, portando la quota dei nuovi modelli oltre il 10% a giugno e a un 8,4% nel primo semestre; in più, gli incentivi hanno favorito in misura rilevante modelli prodotti da case cinesi, in particolare Leapmotor, distribuita da Stellantis, che a Torino realizza la Fiat 500 elettrica.

Effetti quantitativi degli incentivi

Gli incentivi autunnali del 2025, esauriti in un solo giorno, hanno prodotto un aumento significativo delle immatricolazioni: nel primo semestre si stimano circa 35.000 vetture in più rispetto all’anno precedente, che, sommate ai volumi aggiuntivi di novembre e dicembre, portano a una stima complessiva di circa 50.000 unità extra.

La quota di mercato delle elettriche nel periodo gennaio-giugno è salita all’8,4% rispetto al 5,2% dello stesso periodo dell’anno precedente, segnalando l’efficacia temporanea della misura nel catalizzare la domanda. Tuttavia, già i valori di luglio indicano un possibile ritorno a livelli più ordinari: le elettriche hanno rappresentato il 5,9% delle immatricolazioni, un punto in più rispetto al 4,9% di luglio 2025.

Rischi di sostenibilità della domanda

Il timore principale è che l’effetto degli incentivi sia concentrato nel breve periodo e che, senza misure strutturali, le quote e i volumi conquistati si disperdano nel tempo. La dinamica a “scatti” osservata finora suggerisce che il mercato reagisce soprattutto a segnali finanziari forti e immediati, ma fatica a consolidare comportamenti di acquisto orientati verso l’elettrico.

Per questo motivo la discussione si è spostata dal mero stanziamento di risorse alla necessità di strumenti prevedibili e duraturi, capaci di accompagnare la transizione e di ridurre il gap dell’Italia rispetto alla media europea.

Le posizioni delle associazioni di settore

Unrae ha dichiarato:

“Il problema centrale oggi è l’assenza di incentivi stabili all’acquisto di vetture elettriche da parte dei privati, soprattutto considerando il ritardo del nostro Paese rispetto al resto d’Europa. Servono interventi mirati: i 250 milioni di fondi originariamente destinati all’automotive potrebbero essere riprogrammati per sostenere la domanda, pur tenendo conto delle pressioni sui prezzi dei carburanti.”

Motus-E ha spiegato:

“Il ritardo sull’elettrico e la volatilità del mercato, evidenziati anche dalla corsa all’ecobonus per i veicoli commerciali, derivano dalla mancanza di strumenti incentivanti chiari e prevedibili. Per sostenere la transizione servono misure sistemiche, a partire dalla fiscalità.”

In particolare, Fabio Pressi, presidente di Motus-E, ritiene indispensabile una revisione profonda della tassazione sulle auto aziendali per rendere l’elettrico più conveniente per imprese e professionisti, intervenendo in modo coordinato su deducibilità, detraibilità dell’Iva e fringe benefit.

Proposte per una strategia di medio-lungo periodo

Oltre alle misure fiscali, la transizione richiede un approccio integrato che includa infrastrutture di ricarica, formazione della filiera e una politica industriale in grado di valorizzare la produzione nazionale. Coordinate territoriali e incentivi complementari (es. per l’installazione di colonnine nei contesti urbani e aziendali) possono aumentare la propensione all’acquisto.

Dal punto di vista istituzionale, è utile favorire un dialogo stabile tra Governo, Regioni, costruttori e associazioni di categoria per programmare stanziamenti pluriennali e criteri di accesso agli incentivi chiari, evitando misure occasionali che generano picchi di domanda ma scarsi effetti strutturali.

Impatto sui produttori e sulle catene di fornitura

La concentrazione delle vendite su modelli prodotti da marchi stranieri mette in evidenza rischi e opportunità per l’industria italiana: da un lato può indebolire la componente di valore aggiunto locale se la domanda favoreggia importazioni; dall’altro apre spazi per accordi di produzione e assemblaggio sul territorio, come dimostrano gli esempi di cooperazione tra costruttori internazionali e stabilimenti italiani.

Per gli investitori, la variabilità della domanda e l’incertezza politica sugli incentivi rendono rilevante valutare esposizioni a fornitori di infrastrutture di ricarica e servizi connessi, che potrebbero beneficiare di una transizione più stabile e di politiche di lungo termine.

In sintesi

  • La ripresa temporanea delle immatricolazioni elettriche dimostra che gli incentivi funzionano come catalizzatori di domanda, ma senza continuità rischiano di produrre effetti solo transitori sul mercato.
  • Una riforma fiscale mirata per le auto aziendali può rappresentare la leva più efficace per aumentare le vetture elettriche in flotta, con impatti positivi su domanda, emissioni e costi operativi delle imprese.
  • Per gli investimenti, i settori più interessanti sono infrastrutture di ricarica, servizi digitali per la mobilità e filiere locali in grado di integrare produzione e assemblaggio, riducendo la dipendenza dalle importazioni.


Author: Tony
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