Marta Bonati analizza come il Mediterraneo ridisegna le strategie di export delle PMI italiane

La trasformazione degli equilibri geopolitici e logistici sta riportando il Mediterraneo al centro del commercio internazionale, aprendo nuove prospettive per le PMI italiane impegnate nei mercati esteri. Secondo Marta Bonati, Country Manager di Ebury Italia, il riposizionamento delle rotte commerciali rappresenta un cambiamento strutturale destinato a influenzare le strategie di internazionalizzazione delle imprese, imponendo al tempo stesso una gestione più evoluta dei rischi finanziari e valutari.

Il Mediterraneo torna protagonista del commercio globale

Negli ultimi anni le tensioni geopolitiche che hanno interessato il Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e il Canale di Suez hanno modificato profondamente gli equilibri della logistica internazionale. Le compagnie di navigazione e gli operatori del settore stanno ridefinendo rotte e catene di approvvigionamento, riportando il Mediterraneo al centro dei flussi commerciali mondiali.

Secondo l’analisi, il Mediterraneo non rappresenta più soltanto un corridoio di collegamento tra l’Atlantico e l’Indo-Pacifico, ma una piattaforma nella quale commercio, produzione ed energia si integrano sempre di più. In questo contesto il Mezzogiorno italiano dispone di un vantaggio geografico che può favorire una crescita significativa del proprio ruolo logistico e produttivo.

Il Sud Italia può diventare un hub industriale

La crescente centralità dei porti del Sud rappresenta un’opportunità importante, ma la posizione geografica da sola non basta. Per trasformare il Mezzogiorno in un autentico polo dell’export sarà necessario rafforzare i collegamenti intermodali con i principali distretti produttivi italiani e migliorare l’efficienza della rete logistica nazionale.

Tra gli esempi più significativi viene evidenziato il Porto di Salerno, che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita nella movimentazione dei container ed è stato inserito nelle principali rotte internazionali da operatori globali, rafforzando il proprio ruolo a supporto delle filiere produttive italiane.

Per comparti come agroalimentare, moda, aerospazio, automotive e biofarmaceutico, poter contare su infrastrutture portuali sempre più efficienti significa ridurre le distanze commerciali con mercati in forte sviluppo come Nord Africa, Balcani e Medio Oriente, favorendo nuove opportunità di crescita per le imprese esportatrici.

Nuovi mercati, nuove sfide per le imprese

L’espansione verso economie come Marocco ed Egitto comporta però anche una maggiore complessità nella gestione delle attività internazionali. Le imprese devono confrontarsi con sistemi bancari differenti, modalità di pagamento più articolate e soprattutto con una crescente esposizione ai rischi valutari, che incidono sia sui ricavi delle esportazioni sia sui costi delle importazioni di materie prime e componenti.

Per molte PMI italiane, il rischio di cambio rappresentava in passato un elemento marginale, grazie alla forte concentrazione delle vendite nei mercati dell’Eurozona. Oggi, invece, la crescente diversificazione geografica rende la gestione valutaria una componente determinante della redditività delle commesse internazionali.

La gestione del rischio di cambio diventa una leva strategica

Secondo Marta Bonati, non è più sufficiente ricorrere occasionalmente a strumenti di copertura valutaria. Le imprese sono chiamate ad adottare un approccio più strutturato, basato su politiche dedicate, monitoraggio continuo delle esposizioni e pianificazione preventiva dei rischi finanziari.

Integrare la gestione del cambio all’interno della strategia di internazionalizzazione consente infatti di conoscere in anticipo il valore economico dei contratti, proteggere i margini operativi e affrontare con maggiore stabilità mercati caratterizzati da elevata volatilità. Al contrario, affrontare il rischio valutario soltanto al termine delle trattative può ridurre significativamente la redditività anche in presenza di un incremento delle esportazioni.